

O.G.L: "pensare alla prevenzione per evitare emergenze". Il convegno del 7 ottobre 2014 a Roma, Palazzo Marini
L’Ordine Geologi del Lazio prendono e pretendono la parola davanti al dissesto idrogeologico, ad eventi meteorologici straordinari che diventano ordinari, ad una gestione del territorio spesso carente e lacunosa, al pericolo costante di frane e alluvioni.
“Italia Dissestata” è il convegno che si è tenuto nel pomeriggio dello scorso martedì 7 ottobre 2014 a Palazzo Marini a Roma. Oltre a scienziati, tecnici, rappresentanti istituzionali, giornalisti e politici, era presente anche l’Ordine dei Geologi del Lazio per delineare un punto chiaro a tutti sul rischio idrogeologico in Italia.
Il problema poteva essere posto in secondo piano, se non addirittura ignorato fino a qualche decina di anni fa; ad oggi gli eventi catastrofici e le circostanze di emergenza che affiorano prepotentemente nei titoli di cronaca e che toccano le più diverse zone dello stivale, per i più diversi motivi, non posso più essere celati.
Lo scopo principale dell’incontro è stato quello del dialogo tra ambienti e attori anche molto diversi tra loro, unica strada per comprendere davvero le proporzioni e le cause dei disagi, suggerendo anche possibili misure urgenti di riparazione e soprattutto prevenzione.
Si è parlato del trasferimento ai presidenti delle regioni, delle funzioni precedentemente competenti ai Commissari straordinari delegati alla realizzazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico. Una manovra che, come spiega lo stesso Ordine dei Geologi del Lazio, “era stata avviata per velocizzare la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza del territorio che procedevano a rilento”. Una manovra di questa estate, che però, conclude l’Ordine, ha ottenuto nel Lazio solo un blocco dei cantieri e dell’attuazione degli interventi. Intoppo causato dal fatto che tale passaggio di consegne nella regione, sta avvenendo solo in questi giorni.
Ancora una volta la burocrazia con le sue infinite procedure e rinvii, fa da padrona, anche davanti a temi di vitale importanza. L’intervento dei ricercatori al convegno infatti, ha lasciato ben pochi margini alla negligenza: il clima nell’Italia centrale di sta tropicalizzando così da doversi aspettare sempre più frequentemente, eventi estremi.
A prendere la parola è anche Tiziana Guida, segretario dell’Ordine Geologi Lazio, che basandosi sui dati forniti dall’Unità di missione nazionale per il contrasto al dissesto idrogeologico, afferma senza indugio: “la nostra regione non prevede di aprire nessun cantiere di opere contro il rischio idrogeologico né in questi ultimi mesi del 2014, né nel 2015.
Il rischio è quello di perdere i fondi assegnati ad interventi ritenuti prioritari fino a pochi anni fa. Infatti la legge di stabilità 2014 prevede che i fondi non utilizzati entro il 2014 verranno destinati ad altri interventi contro il dissesto idrogeologico”. L’Italia centrale cui si riferiscono i ricercatori comprende anche i nostri territori laziali, zone molto vulnerabili dallo stesso punto di vista idrogeologico ma dove, insiste il presidente Troncarelli, “non si pensa ad un’adeguata programmazione e prevenzione del rischio che dovrebbe partire da una conoscenza approfondita delle trasformazioni geomorfologiche in atto”.
Quello che più sconvolge l’Ordine è la palese contraddizione dei termini: da una parte la nostra regione con 372 comuni situati in aree a rischio frana o esondazione e la messa a repentaglio di più di 350mila vite umane, dall’altro la completa “mancanza di cultura geologica” della politica e dell’amministrazione. Una mancanza non più trascurabile e rinviabile.
L’appello dei Geologi Lazio è chiaro, si tratta di richiamare alla prevenzione e alla gestione concreta di quei fondi originariamente stanziati per tali cause, evitando così di trovarsi costretti a gestire emergenze che vanno a minare la vita, nel senso vero del termine, degli indifesi: i cittadini.ulia
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