

I tre sono stati arrestati al termine di una indagine dei carabinieri coordinata dalla procura di Roma. Due erano già ricercati in Belgio dal 2021
Roma scopre il volto digitale del furto: si chiama “jackpotting” o “cashout”, ed è il trucco con cui gli sportelli bancomat vengono infettati da un malware che — collegato da remoto — ordina all’ATM di erogare denaro a getto continuo, consentendo ai complici sul posto di raccogliere le banconote e darsi alla fuga.
I carabinieri del Gruppo di Frascati, coordinati dal pool di magistrati guidato dall’aggiunto Giovanni Conzo del dipartimento «Criminalità diffusa e grave», hanno arrestato tre cittadini rumeni mentre tentavano di manomettere due sportelli in via Casilina.
Secondo gli investigatori, i tre operavano in collegamento con un complice che li seguiva da casa: via cavi di rete hanno collegato gli ATM a un computer remoto, da cui l’hacker ha attivato il malware e provato a far erogare il denaro.
I tre sono ora indagati per associazione a delinquere finalizzata all’accesso abusivo a sistema informatico e furto aggravato.
Le verifiche hanno inoltre ricostruito un raggio d’azione molto più ampio: i sospetti, infatti, non avrebbero colpito solo nella Capitale ma in mezza Italia.
Due di loro risultavano già ricercati dalle autorità belghe dal 2021 per episodi analoghi commessi a Sint-Niklaas e Dessel, e su di loro pendevano mandati d’arresto europei.
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