

Davanti a Villa Pamphili, nello scenario incantevole di una parte unica di Roma, si può apprezzare una delle Basiliche minori consacrata a Pancrazio, martire cristiano di origine orientale (dalla Frigia, una regione dell’odierna Turchia), ucciso, ancora quattordicenne, per non aver voluto sacrificare agli dei pagani e divenuto così il santo custode dei giuramenti.
La chiesa fu edificata da papa Simmaco (498-514) e contribuì alla diffusione del culto del martire, culto provato anche dal nome della porta sull’Aurelia che venne chiamata porta San Pancrazio, nome ancora oggi mantenuto.
La leggenda narra che condotto davanti all’imperatore Diocleziano rifiutò di onorare gli dei pagani e fu condotto al martirio (maggio 304). Il suo corpo fu recuperato da una matrona romana, Ottavilla, che gli diede sepoltura nel cimitero sul quale poi sorse la Basilica. Ancora oggi nella toponomastica del quartiere esiste una piazza Ottavilla per ricordare la generosità del gesto.
Sotto alla Basilica si estendono le catacombe che testimoniano delle sepolture cristiane, mentre della costruzione originale voluta da papa Simmaco non resta niente se non la planimetria che doveva essere pressappoco la stessa che apprezziamo oggi.
Fu papa Onorio I (625-638) a realizzare nuovi interventi che determinarono l’aspetto della chiesa così come è giunta a noi. Il pontefice fece dunque costruire una nuova basilica sul posto dell’antica, che fu sicuramente dotata di transetto e di una innovazione sperimentata fino ad allora solamente in S. Pietro, per favorire la venerazione dei fedeli al Principe degli Apostoli: la cripta semianulare.
E’ indirettamente a causa di questi lavori che veniamo a conoscere un particolare interessante: per la prima volta dai tempi della sua sepoltura nel lontano IV secolo, il corpo del martire venne spostato, per collocarlo nella sede più degna, cioè sotto l’altare, all’interno della cripta. In precedenza nella chiesa di Simmaco, esso giaceva in posizione anomala, posto in obliquo nel mezzo dell’aula.

Fu affidata ai padri Benedettini che però inspiegabilmente nel 1257 la abbandonarono. Nel 1517 Leone X ne fece sede cardinalizia, trovando una struttura molto danneggiata che venne ampiamente risistemata secondo il gusto barocco che si sovrappose alla primitiva struttura paleocristiana.
Dal 1662 la chiesa venne affidata ai carmelitani scalzi che ancora oggi la gestiscono.
L’ultima offesa fu portata durante la repubblica romana quando negli scontri tra francesi e garibaldini, le reliquie di S. Pancrazio, conservate in un’urna di porfido e peperino vennero disperse. Le attuali reliquie provengono dal Laterano.
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