

La Festa de Noantri è in corso dal 22 luglio e terminerà il 30 luglio 2017.
Secondo una leggenda nel 1535 alcuni pescatori trovarono una scultura in legno di cedro raffigurante una Madonna, alle foci del Tevere e risalendo il fiume ne fecero dono alla Chiesa di San Crisogono, per venerarla come Madonna Fiumarola. Essendo però la Chiesa di San Crisogono gestita dalla Confraternita dei Frati Carmelitani seguaci dei monaci dell’Ordine della Beata Vergine del Monte Carmelo che costruirono il primo Tempio alla Vergine in Palestina, si ritenne opportuno riconoscere la statua come Madonna del Carmine. Il termine infatti deriva dall’aramaico “Karmal” che indica “giardino, paradiso di Dio”. La cappella della suddetta chiesa, che accolse la scultura, fu abbattuta per creare il tratto finale dell’attuale Viale Trastevere, in ottemperanza alle direttive del Piano Regolatore di Roma del 1873. Di conseguenza la statua fu spostata provvisoriamente nella Chiesa di San Giovanni dei Genovesi in Via Anicia e dal 1909 esposta nella seconda cappella di destra della Chiesa di Sant’Agata in Largo San Giovanni de Matha. La Madonna del Carmine si venera dal 1251 il 16 luglio, giorno in cui avvenne l’apparizione della Vergine al priore generale inglese dell’Ordine, San Simon Stock.
La Festa de noantri prende il nome dal termine dialettale romanesco che significa “di noi altri”, ma convenzionalmente si vuole leggere la specifica appartenenza al quartiere trasteverino in contrapposizione a voialtri di provenienza da altri quartieri. L’origine di questa demarcazione forse può trovare un riscontro nell’antica urbanistica di Roma quando la città fu suddivisa in quattordici regioni dall’imperatore Augusto a partire dal cuore dell’Urbe per cui l’ultima di questa ripartizione fu proprio la Regio Transtiberim, cioè quella che si estendeva nell’attuale quartiere di Trastevere. La definizione “de noantri” può sembrare dunque una forma di rivalsa da parte degli stessi abitanti considerati ultimi nella ripartizione della città e non per un motivo storico poiché il quartiere è più antico di quanto non si pensi. Giova ricordare infatti che già nel II secolo d. C. il colle del Gianicolo, alle spalle del Tevere, fu un piccolo polo industriale per la presenza dell’acquedotto traianeo che forniva acqua non solo per l’occorrenza agricola e alimentare, ma anche per azionare macine da grano qui installate, che rifornivano gran parte della città del bene primario cioè di pane.
La Festa de noantri è una sagra che dura otto giorni ed è incentrata sulla processione che si svolge percorrendo numerose vie e piazze del rione Trastevere, trasportando il venerato simulacro della Madonna del Carmine sopra una struttura lignea condotta dai portantini. Nel corteo vengono prima le confraternite con i loro crocifissi, i tronchi e gli stendardi, poi il primicerio con la reliquia e dopo i gonfaloni rionali retti dai fedeli di Vitorchiano, quindi il sindaco e le autorità comunali, ed infine il popolo. La cerimonia inizia in genere la sera del sabato successivo al 16 luglio con una messa nella chiesa di Sant’Agata, a cui segue il trasporto verso la chiesa di San Crisogono seguendo un determinato percorso. La processione poi, preceduta da un’altra messa, riprende la mattina presto del lunedì successivo per attraversare un’altra parte più ampia del quartiere che abbraccia la chiesa di Santa Maria in Trastevere e la chiesa di Sant’Agata. La statua, secondo quanto scrive Pietro Belloni nel 1953 per il periodico Capitolium, fu scolpita in legno nell’800 dai fratelli della Confraternita di San Crisogono in veste di terziaria carmelitana. Rispetto all’iconologia della Madonna del Carmine, quale fu dipinta nel ‘600 da Ventura Salimbeni detto Cavalier Bevilacqua nella Chiesa dei Ss. Pietro e Paolo di Petrioio (Siena) con il Bambino in braccio, differisce per le braccia protese verso il basso. La statua viene vestita dalle Oblate agostiniane di San Pasquale con manti di seta o di raso, di cui uno celeste donato dalla principessa Branca Caracciolo di Fiorino, due bianchi donati dalla signora Maria Berardi, e alcuni ricamati in oro dalle Suore Benedettine di Santa Cecilia. Inoltre, porta in testa tre corone di cui due d’argento e una d’oro, alle dita diciassette anelli e sugli abiti i gioielli donati dai fedeli durante l’anno. La macchina, invece, secondo il Catalogo dei Beni Culturali, risale al 1923 ed è opera di Morigi, ricca di dipinti e intagli, sia nel basamento quadrangolare in cui sono raffigurati demoni alati e putti che sorreggono spartiti musicali, sia nel ciborio con motivi floreali e con teste di cherubini, ed infine nella sommità della struttura in cui dominano la corona e le figure di angioletti. Questa macchina sostituisce quella più antica realizzata da Domenico Gregorini, oggi conservata presso il Palazzo Braschi nel Museo di Roma. Inoltre dal Belloni si evince che la Società dei portatori di Tronchi e Stendardi vissuta per pochi decenni aprì una osteria in Via dei Fienaroli al fine di rifocillare i propri soci dalle fatiche consumate nel trasporto della macchina della Madonna. Forse è da attribuire a questa tradizione che il quartiere di Trastevere si è arricchito poi di osterie e ristoranti, divenendo famoso per la “movida” romana.
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