La Fontana del Prigione a Monteverde

Realizzata da un valente artista  per una, oggi scomparsa, villa pontificia ubicata in un'altra zona di Roma, arreda e impreziosisce le strade monteverdine
Makaa Jade - 9 Ottobre 2018

Se si vuole raggiungere il colle del Gianicolo da Viale Trastevere, si può attraversare Via Morosini e salire per Via Mameli lungo il percorso asfaltato, oppure praticare la Scalea del Monte d’Oro, che si inerpica in mezzo alla selvaggia vegetazione del fianco del colle. Pochi metri avanti alla Scalea si scorge, però, una struttura architettonica marmorea che si sviluppa lungo le mura di confine del colle gianicolense. Si tratta della Fontana del Prigione, commissionata all’architetto ticinese Domenico Fontana tra il 1587 e il 1590 dal futuro papa Sisto IV, per la propria villa Peretti-Montalto sita al Viminale.

La Villa, che si estendeva lungo un perimetro di 6 km, fu demolita nel 1880 per creare la Stazione Termini e il Viminale di chiaro stampo sabaudo, mentre la fontana fu acquistata dal Comune di Roma per essere trasferita nel 1895 in Via Genova e poi, in occasione della costruzione dei locali delle Centrali Telefoniche, nel 1923 fu definitivamente trasferita a circa metà di Via Goffredo Mameli, alle pendici del Gianicolo.

L’attuale disposizione non rende al massimo la sua originaria funzione di sfondo prospettico ad uno dei viali dell’immenso parco della Villa Peretti poiché è posta alle pendici del colle gianicolense e, sul lato opposto della strada, quasi frontalmente ha i prospetti dei palazzi, ma è stata valorizzata da una pavimentazione semicircolare a due livelli, che la racchiude, opera del restauro della ditta De Feo, terminato nella primavera del 2017.

Il nome dato alla fontana proveniva da “una mezza figura più grande del naturale rappresentante un prigioniero”, da interpretare forse come come colui che si vuole divincolare dalla materia alla stregua dell'”arte del togliere” michelangiolesca. La statua era affiancata da Apollo e Venere, ed era posta al centro della nicchia sopra un piedistallo ornato da un mascherone che riversava acqua in un sarcofago. Nel 1836, secondo le notizie storiche della villa Peretti compilate da Vittorio Massimo, nuovo acquirente, le statue risultano tutte scomparse, mentre il sarcofago sostituito con una scultura raffigurante una scogliera reggente una vasca.

In seguito ai suoi ripetuti spostamenti dal luogo originario, la Fontana del Prigione subì ulteriori danni o perdite soprattutto nella sua costituzione materiale perdendo molto della sua originalità.

Ricostruita nel 1895 in travertino per le parti mancanti della nicchia, della scogliera e della vasca, e in stucco nel 2017 per le volute laterali e le decorazioni interne. conserva originali sicuramente i pilastri e la statuetta sull’attico della fontana, identificata storicamente come Giove, ma che in realtà rappresenta il dio della medicina Esculapio.

Raggiungendo quindi il colle del Gianicolo secondo questo percorso, si può ammirare una storica fontana seicentesca, che, pur essendo stata realizzata da un valente artista  per una, oggi scomparsa, villa pontificia ubicata in un’altra zona dell’Urbe, arreda e impreziosisce le strade monteverdine.

Makaa Jade


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