La Galleria Borghese ospita 50 opere di Canova provenienti da diversi musei del mondo

Dal 18 ottobre 2007 al 3 febbraio 2008, piazzale del Museo Borghese
di Cristina Colaninno - 23 Novembre 2007

Paolina Bonaparte quando viene ritratta da Antonio Canova nelle sembianze di Venere Vincitrice ha venticinque anni. Era nata ad Ajaccio, come ricordano le fonti biografiche, il 20 ottobre 1780, nel giorno di Venere, la dea della bellezza. E’ proprio l’ideale della bellezza neoclassico che viene celebrato nell’esposizione Canova e la Venere Vincitrice, curata da Anna Coliva e Fernando Mazzocca. La seconda rassegna del programma espositivo “Dieci grandi mostre”, messo a punto dal Soprintendente Speciale per il Polo Museale Romano Claudio Strinati e dalla direttrice della Galleria Borghese Anna Coliva è dedicata infatti all’arte sublime di Antonio Canova messa in mostra nella “villa più bella del mondo”, come egli stesso amava definire la Galleria Borghese.
Le opere sembrano scolpite appositamente per essere esposte in questa location tanto cara allo scultore nel 250° anniversario della sua nascita e nel bicentenario della Paolina Borghese Bonaparte come Venere Vincitrice. Questo è infatti anche il titolo della mostra inaugurata il 18 ottobre 2007 e che resterà allestita fino al 3 febbraio 2008.

La mostra intende illustrare da una parte le complesse relazioni tra Canova, il principe Camillo Borghese e la famiglia Bonaparte, per la quale egli elaborò la particolare tipologia del ritratto divinizzato in scultura, presentando anche altri esempi da confrontare con quello di Paolina come Venere Vincitrice. Dall’altra si vuole ripercorrerne la carriera dell’artista seguendo, attraverso oltre cinquanta opere provenienti dai più grandi musei del mondo, la continua rielaborazione, dalla fine degli anni Ottanta del Settecento, del tema di Venere: oltre ai grandi marmi, disegni, tempere, monocromi, dipinti, bozzetti in creta e terracotta per un esempio eloquente del metodo di lavoro dell’artista che ha trasformato il marmo in “vera carne”.

La figura della dea della bellezza, associata ad Adone, ad Amore, alle Grazie, ad Apollo, a Paride, a Elena, o elaborata in modo autonomo, consente un itinerario molto puntuale all’interno della poetica del Canova interprete del fascino dell’antico e dei valori dela mitologia pagana. La stessa Paolina Borghese Bonaparte come Venere Vincitrice si colloca come lo straordinario esito di un lungo percorso creativo.

Tra le cinquanta opere in mostra sono presenti sedici dei suoi grandi marmi: le Tre Grazie dall’Ermitage di San Pietroburgo che accolgonoi visitatori all’ingresso, la Naiade dal Metropolitan Museum di New York, la Ninfa dormiente dal Victoria & Albert Museum di Londra, la Venere dal Leeds City Art Gallery, la Venere Italica dalla Galleria Palatina di Firenze, Amore e Psiche stanti dal Louvre di Parigi, il Ritratto di Principessa Leopoldina Esterhazy Liechtenstein dal Castello Esterhazy di Eisenstadt in Austria e la Tersicore dlla Fondazione Magnani Rocca di Parma.

Per la prima volta in Italia la serie completa degli Amorini: Amorino Lubomirski (1786‐88) dal Castello Lancut in Polonia, Amorino Campbell (1787‐89) dall’Anglesey Abbey di Cambridge, Amorino Latouche (1789) dalla National Gallery of Ireland di Dublino e Amorino Yussupov (1793‐97), l’unico alato, dall’Ermitage di San Pietroburgo. L’unica scultura cristiana dell’esposizione è la Maddalena Penitente, simbolo della bellezza non pagana in mezzo a tante opere dello stesso genere, il dettaglio della lacrima che le si appoggia sul volto è, nelle intenzioni degli allestitori, un rimando a quella della Proserpina del Bernini in esposizione permanente nella Galleria Borghese.

Questa mostra è la prima che Roma dedica a Canova ma sarà anche l’unica in cui accanto agli altri capolavori possa essere presente la Paolina, una delle sculture più celebrate di tutti i tempi, icona inamovibile della Galleria Borghese che Canova scolpì dopo la vendita da parte di Camillo Borghese a Napoleone della famosa collezione di antichità, oggi nucleo delle collezioni greco romane del Louvre. La Paolina si trova nella stanza il cui soffitto è decorato da un affresco di Domenico De Angelis: Il Giudizio di Paride del quale la Venere Borghese esibisce fiera il pomo simbolo della vittoria. Il materasso sul quale è distesa Paolina è un omaggio di Canova a Bernini che scolpì, su richiesta del Cardinale Borghese, un cuscino ed un letto trapuntato sul quale adagiare un ermafrodito (di epoca ellenistica) oggi al Louvre ma all’epoca presente nella Galleria.

Il privilegio che questa mostra offre al visitatore è di poter confrontare i lavori del Canova con i pezzi cui l’artista si è ispirato. La mostra, si propone infatti di ricreare, nel dialogo tra le statue di Canova, i capolavori di Bernini e i marmi antichi, un’atmosfera simile a quella che si doveva respirare nel 1808. Canova non traeva solo spunto dalla scultura antica ma anche dalla pittura. La Paolina, per prima, gareggia in bellezza e in sensualità con le Veneri di Tiziano o con la Danae di Correggio. La Galleria Borghese fu il primo luogo che l’artista visitò giunto da Venezia a Roma, la vide in corso di restauro e si innamorò dell’intera struttura e dello stile neoclassico che la permea.

Identificato come il “classico moderno”, Canova aveva eguagliato, e per alcuni superato, la perfezione degli antichi al punto che le sculture canoviane esposte senza cartellini al Musée Napoleon, come allora veniva chiamato il Louvre, in occasione del Salon del 1808, vennero confuse con le statue antiche presenti nelle sale vicine.

Tuttavia lo scultore fu anche un personaggio di grande importanza per la Collezione Borghese: comprendendone l’importanza, Canova tentò di osteggiare la vendita della famosa collezione di antichità da parte di Camillo Borghese a Napoleone, forse anche alla luce del ruolo che quella raccolta aveva avuto per la sua arte (basti pensare al materasso dell’Ermafrodito come modello di quello della Paolina). Lo stesso Canova dopo il Congresso di Vienna viene incaricato del recupero delle opere italiane trafugate in veste di Ispettor alle Antichità e Belle Arti dello Stato della Chiesa. “Fu proprio questo artista, infatti – ha ricordato il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Francesco Rutelli, in occasione dell’inaugurazione – che mise appunto le prime legislazioni in materia di conservazione dei beni culturali, un settore che, allora come oggi, deve essere valorizzato anche attraverso le mostre. Esse devono consertirci di comprendere e di creare qualcosa di nuovo. Il dovere dell’Italia è quello di valorizzare al massimo l’immenso patrimonio artistico di cui dispone per alimentare l’afflusso turistico.”

Piazzale del Museo Borghese 5. Orari: tutti i giorni, escluso il lunedi – dalle 9.00 alle 19.00
Ingresso: interi € 10,5 per mostra e Galleria Borghese, più diritto di prevendita per un totale di € 12.
la prenotazione è obbligatoria
Prenotazioni: tel. 06 32810 – www.ticketeria.it
Servizio didattico: tel. 06 8413979 – fax 06 8840756 – serveducpoloroma@virgilio.it
Informazioni: www.mondomostre.it, www.canovaelavenerevincitrice.it


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