La nascita di Tor Sapienza, 20 maggio 1923

Il 20 maggio 1923 Michele Testa con questo discorso inaugurava la nascita di Tor Sapienza.

In occasione del 94° dalla fondazione ricordiamo le nostre origini attraverso i sani principi che ne sono alla base.

Una luce nelle nostre problematiche attuali, un invito a migliorare la situazione del nostro quartiere con una programmazione che sappia valorizzare il nuovo, nel segno di Michele Testa: oltre l’abbandono e il degrado a cui ci hanno portato le nostre nuove classi dirigenti.

Rita Mattei

Inaugurazione della borgata di Tor Sapienza-(20 maggio 1923)

“Poche parole: per porgere, sovrattutto, il nostro devoto saluto a gli eccellentissimi signori che si sono benignati di presenziare a questa lieta sagra campestre; la quale dall’agreste fragranza delle antiche Feste Falibie, trae le segrete speranze dell’eterna Roma che ritorna.

Perché ritorna anche la più alta ascetica Magistratura dei tempi eroici dei re e della Repubblica – nuovi Fratelli Arvali: il primo cittadino di Roma – rappresentato dall’assessore per l’agro romano, prof. Crisostomi-Marini; il primo vicario della cattolicità rappresentato da sua Eminenza mons. Palica; gli alti funzionari del governo, per l’agricoltura: i quali – tutti -riconoscono come problema unico, inscindibile: quello dell’Urbe e del suo agro.

In realtà, colui che, soltanto qualche anno addietro, abbia visitato questa contrada, allora pressoché deserta, stupirà, ora, della trasformazione in così breve tempo compiuta.

E se pensa che questo minuscolo organismo, ch’è la nostra Cooperativa, seguendo l’esempio del Ministero dell’Agricoltura, il quale, pur con gli esigui mezzi su cui può contare, seppe essere uno dei più efficaci (e silenziosi) strumenti della resistenza in guerra della Vittoria; come ora è il più valido (ed altrettanto silenzioso) artefici della pace costruttrice, la nostra cooperativa, dico, fatta breccia in due latifondi vicini, dimostrati i suoi onesti propositi ai ministeri di agricoltura, all’impareggiabile direttore generale per l’agro romano-prof. Rocco-ed ai loro preziosi collaboratori qui presenti: ottenne subito (17 gennaio dell’anno scorso) un modesto mutuo di lire 800.000, per sovvenzionare la costruzione di 25 fabbricati del costo complessivo di 1.200.000 lire, e

ch’essa, invece, ne costruisce ben 35, e alcuni anche sontuosi, del valore di 2 milioni e mezzo, che ospiteranno oltre 50 famiglie; e, nel contempo, lo stesso Ministero va già integrando questa piccola-grande iniziativa con la formazione di 29 lotti poderali di terreno, che già, con le loro case coloniche e padronali, fanno corona alla conca di Cervara, capaci anch’essi di qualche centinaio di famiglie; e la “cooperativa Campi ed orti Familiari”, padrona della vicina tenuta “La Rustica” si accinge, a sua volta, a fabbricare ed appoderare; e, infine, “L’Agricola Romana” muove i primi passi dal lato di “Tre Teste”: sì a tutto ciò, dunque, pensa il vecchio-nuovo visitatore, la sua meraviglia è pienamente giustificata.

Ora, se la benevolenza del Governo continuerà ad assisterci; e se il primo cittadino dell’Urbe ci aiuta; se, per la parte di sua competenza e del suo alto Magistero, l’Autorità religiosa concorrerà con il suo patrocinio; se, con un piano regolatore unico, di questi incolti e disorganizzati latifondi noi riusciremo a costruire un’immensa sequela di piccoli e crossi poderi, per ortaggi, frutta, vigne, biade e prati intensivi che colleghi vari centri di colonizzazione – Città Giardino, Settecamini, Tor Sapienza, Centocelle, Acilia, La Storta ecc. – noi, in cinque anni, con i piccoli mutui di favore e co’ risparmi dei cooperatori d’ogni ceto, avremo risolto veramente il problema di redenzione di tutto l’Agro Romano, preconizzato dai grandi figli della patria: Garibaldi, Crispi, Baccelli, noi veramente daremo quella comune di verde, e quella copia di frumenti e di latte, e di frutti, di cui l’Agro Romano fu capace, quando persino i dittatori mi facevano il loro riposante e pingue rifugio.

E, poi che poca magnificenza, ormai si può aggiungere al cuore dell’Urbe, la nostra grandiosa opera esterna, saprà eternare il vaticinio di Orazio: “che il sole non possa mai luminare cosa più grande di Roma!”

Grazie, dunque, dal profondo del cuore, a tutti gl’intervenuti ed auguri per le nuove fortune di Roma e d’Italia.”

Michele testa”

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