

Presentato il 7 ottobre 2015 presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma il romanzo di Giuseppe Aziz Spadaro
Presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma il 7 ottobre 2015 si è tenuta la presentazione del romanzo Fuga da Venezia. Muoia l’empio Giannone! (Edizioni Mimesis, 2014, euro 18) di Giuseppe Aziz Spadaro.
Ha introdotto l’incontro Matteo Villani drettore della Sala umanistica della Biblioteca il quale dopo aver presentato l’autore ha ricordato i suoi precedenti saggi e romanzi, tra cui Il caso Borromini (1992), sulla vita del grande e infelice architetto, Rogatoria Finale(1996), romanzo-documento della tragica fine del libertino Ferrante Pallavicino, il divertissement In pruritu carnis – l’equivoco cristiano (2005), e L’albero del Bene – San Francesco teologo cataro (2009), una tesi coraggiosa e sottilmente documentata. Venendo al romanzo, Villani ha evidenziato come lo sfondo storico nel quale si articola la vicenda dei tre personaggi in fuga (oltre al Giannone, “sfrattato” da Venezia, sono tre esponenti illustri della vita veneziana: un avvocato, un cavaliere ed un abate) è quello del secolo delle guerre dinastiche e dei prodromi della grande stagione dei Lumi.

Il critico letterario Emerico Giachery ha esaltato l’eccezionale conoscenza filosofica e teologica di Giuseppe Spadaro (testimoniata quest’ultima dal suo L’albero del Bene – San Francesco teologo cataro), al tempo stesso pittore, poeta e romanziere di rilievo, con vocazione storica. Il romanzo Fuga da Venezia, è “un’efficace evocazione, viva, articolata di uno scorcio del ’700 veneziano e al tempo stesso una vicenda esemplare del ’700 europeo”, attraverso personaggi presenti e dialoganti. Spadaro, secondo Giachery eccelle nei dialoghi, come dimostrato ad esempio in quelli con il Muratori e in quelli che vedono protagonista uno spumeggiante Goldoni che anticipa ai tre viaggiatori in fuga la trama della sua “Locandiera”.
Nunzio Campagna ha evidenziato l’antefatto del romanzo nella pubblicazione dell’Istoria Civile del Regno di Napoli del Giannone (simbolo dell’autonomia dei Regni dal Papato) e delle tristi vicissitudini del grande storico (Ischitella 1676-1748) esiliato e in fuga da Napoli a seguito della persecutoria azione della Chiesa e dei gesuiti che l’accusarono di essere addiritttura l’incarnazione del demonio e la causa del mancato scioglimento del sangue di S. Gennaro). Persecuzione proseguita successivamente da Vienna (dove il famoso storico e giureconsulto trovò ospitalità alla corte dell’imperatore Carlo VI che gli permise di proseguire indisturbato i suoi studi filosofici e storici). Il tentativo di Giannone di rientrare Napoli fu ostacolato dalla Chiesa perché a Venezia non gli fu concesso il lascippassare ed egli fu costretto a rimanere a Venezia, ospite del senatore Pisani, e apprezzatissimo dall’ambiente culturale della città, rifiutò sia la cattedra alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Padova, sia un posto di consulente giuridico presso la Serenissima.
Nel 1735 il governo della Repubblica lo espulse da Venezia, dopo averlo sottoposto a stretti controlli spionistici, per questioni inerenti alle sue idee sul diritto marittimo e nonostante la sua autodifesa con il trattato Lettera intorno al dominio del Mare Adriatico.
Ed è proprio da qui che prende le mosse il romanzo di Spadaro, nel quale la fuga del Giannone viene descritta soprattutto attraverso le lettere del Giannone al Pisani e che descrivono il suo girovagare attraverso l’Italia cercando un approdo verso Ginevra e verso la libertà “ma non per cambiare religione”. Campagna si è soffermato sulla fuga che poi si trasforma in viaggio dei tre personaggi veneziani l’abate Conti (sul quale pendeva un procedimento per ateismo), il cavalier Grazzini (depositario del testamento dell’abate Michel Angelo Fardella), e l’avvocato Terzi (nella cui casa si riunivano i più noti miscredenti di Venezia). Costoro sono protagonisti di numerosi dialoghi e scambi culturali sui temi più caldi della stagione illuministica europea. Un particolare rilievo assume la figura dell’abate Conti, ad avviso di Campagna, “un vero intellettuale europeo che intrattiene contatti diretti con Malebranche, Newton, Leibnitz. Nella carrozza dei tre veneziani infatti viaggia la nuova Europa”. Molto significativo anche l’incontro e i dialogo tra il Conti e lo storico abate Ludovico Muratori, molto vicino al pensiero del Giannone nell’analisi storica e nella critica nei confronti dello strapotere del clero. Nel romanzo vengono passati in rassegna questioni che concernono la transustanziazione, la filosofia di Cartesio, il dibattito su preesistenza dell’anima e suo rapporto col corpo, sulla monade e l’armonia prestabilita. Trova spazio addirittura un spietato “processo a Calvino”. Il romanzo si snoda piacevolmente, nonostante l’ardua materia, in un conte philosophique, e all’autore si deve “una profonda riflessione sul senso della grande Storia e sull’epoca dei Lumi, con domande serrate “su zone d’ombra al limite tra eresia e cospirazione”.
Al termine l’autore ha ringraziato commosso gli illustri presentatori del suo romanzo.
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