La ri-scoperta di Montesacro attraverso la sua storia

La recensione al libro presentato con successo venerdì 1° marzo 2019 a Roma ad Arte Sempione
Alberto Raffaelli - 5 Marzo 2019

Dal numero di marzo del  bollettino “Segnalazioni letterarie”, Lettera non periodica a cura di Alberto Raffaelli riportiamo qui di seguito la sua recensione alla La storia di Montesacro. Dalla preistoria ai giorni nostri, presentata con grande successo venerdì 1° marzo 2019 a Roma ad Arte Sempione

Nato da un’idea di Luigi Carletti, Edoardo Fedele; a cura di Sara Fabrizi, Simona Dolce, Chiara Campioni, Giada Patrizi), La storia di Montesacro. Dalla preistoria ai giorni nostri, Roma, Typimedia Editore, 2018, facente parte della collana “Communitybook” destinata a ricostruire la storia dei vari quartieri di Roma, offre un tassello indicativo di un  interessante percorso di (ri)scoperta del territorio urbano capitolino.
Appare significativo infatti, in un frangente in cui la fiducia nelle istituzioni – certo non solo ma anche – dell’Urbe è pressoché ai minimi storici, il palesarsi di un’attenzione per le realtà “locali” dell’insieme cittadino: come a trovarvi compensazione del vuoto lasciato da entità centrali viste come lontane e disinteressate, cercando in contesti più abbordabili nuove occasioni.
Di tale tendenza è sintomo anche il successo dell’iniziativa editoriale, che annovera ormai numerose tappe.
Dedicati alla vasta zona del quadrante nord-est della capitale, i dieci capitoli del libro schizzano le tappe della plurimillenaria parabola di quella che – anche rispetto ad altri nuclei della galassia metropolitana – “dà quasi l’idea di un’altra città […] in cui zone
fortemente disomogenee nell’architettura e nell’organizzazione urbanistica restituiscono un fragoroso, affascinante contrasto”: frutto certo di un dissesto progettuale recente, ma almeno in parte anche retaggio di un percorso variegato e soggetto ai colpi della Storia.
Se non altro per il fatto che fin dalla notte dei tempi questo lembo nordorientale capitolino – ancor oggi meno privilegiato dalle attenzioni turistiche rispetto ad altre zone periferiche (Ostia, l’Appia, l’Eur) – ha rappresentato il fianco dell’Urbe
“esposto a chi arrivava da nord”.
Perciò più di altri luoghi Montesacro si configura come scenario ricco di eventi e personaggi memorabili, e tra i meriti del testo c’è proprio quello di affiancare a fatti e protagonisti universalmente conosciuti altri meno noti, ma comunque degni di rilievo.
Sul suolo dell’attuale Terzo Municipio della città vivono tracce del passato più antico, come quelle dei due crani di Sacco Pastore (forse la più antica testimonianza dell’uomo di Neanderthal nel continente europeo), o di pietre miliari della storia romana quali la
secessione della plebe ricomposta da Menenio Agrippa e il suicidio di Nerone.
Punto d’approdo per i conquistatori barbari provenienti da settentrione, attraverso il lungo Medioevo e gli inizi dell’èra Moderna il territorio di Montesacro come un po’ tutto l’Agro romano si popola di mandrie e greggi al pascolo, torri, briganti, casali e tenute di
cui resta il segno nella toponomastica odierna (Bufalotta, Cecchina, Pazzi), vedendo inoltre scontri sanguinosi.

Più tardi, il giorno di Ferragosto 1805 Simón Bolívar, futuro eroe dell’indipendenza di
molti paesi sudamericani, giura proprio vicino in questi paraggi per la causa cui
dedicherà la propria esistenza; ed è qui che si svolgono le schermaglie che precedono la Breccia di Porta Pia.
La Montesacro odierna nasce con i villini che attorno al 1920 iniziano a configurare Città Giardino, incentrata attorno a piazza Sempione e concepita come sintesi di comodità urbana e salubrità rurale, e con gli alloggi popolari per gli sfollati che il fascismo allontana dal centro (o richiama dall’estero), sorti subito dopo a Val Melaina e al Tufello.

Gli anni drammatici della Seconda guerra mondiale sono teatro di episodi tragici, con protagonisti celebri e meno celebri in ruoli vari (vittime come Ferdinando Agnini e il
giovanissimo Ugo Forno, testimoni quali Beppe Fenoglio).
Nell’immediato dopoguerra il quartiere – gratificato dal cinema (“Ladri di biciclette” di Vittorio De Sica, “L’onorevole Angelina” di Luigi Zampa) e dalla letteratura (“Una vita violenta” di Pier Paolo Pasolini) – subisce lo sventramento almeno parziale di Città
Giardino, in nome di nuove esigenze abitative, nel contesto di una difficile dialettica tra villini preesistenti e nuovi quartieri che crescono a partire dagli anni ’50 come funghi.
Estesasi in pochi lustri fin quasi alle dimensioni attuali, la zona in decenni recenti non è stata risparmiata da avvenimenti rilevanti di cronaca anche nera, legati alle perverse dinamiche degli anni di piombo ma pure ad episodi non politicamente connotati (le morti di Valerio Verbano, Angelo Mancia, Rino Gaetano, Mario Amato).
Oggi Montesacro è una realtà vivace e multiforme, che esibisce certo con fatica ma forse anche con orgoglio i tasselli di un passato prestigioso, protendendosi con fiducia verso l’esterno, in una scommessa strategica sul cui assetto si gioca di sicuro parte del riscatto che tutti auspicano per la Città Eterna.

Alberto Raffaelli


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