La Rustica, autista del bus 447 pestato per un colpo di clacson

Preso a calci e pugni dal branco per aver chiesto ad un automobilista in doppia fila di spostare la macchina
di Valerio Di Marco - 27 Settembre 2015

Periferia est di Roma, ma sembra il Bronx. Giovedì scorso a La Rustica un autista di Roma TPL in servizio sulla linea 447 è stato aggredito a calci e pugni per aver chiesto al conducente di un auto in doppia fila di spostare la macchina perché ostruiva il passaggio dell’autobus.

Giovanni-ArdoviniAdesso, è vero che i conducenti di bus a Roma sono talvolta“fumantini” e poco propensi ad un  dialogo che non comprenda improperi e turpiloquio, però prenderli a botte e ridurli ad un cumulo di bende e cerotti su un letto d’ospedale è da condannare e da perseguire.

Roma TPL è il secondo gestore della mobilità pubblica a Roma, dopo ATAC, e rappresenta circa il 20% del trasporto locale, con 440 vetture a copertura di 28 milioni di km all’anno. Le linee che gestisce – 83 – sono principalmente periferiche, quindi chi lavora per quell’azienda è maggiormente esposto al rischio di episodi come quello accaduto giovedì a Giovanni Ardovini, conducente di bus da 15 anni. Lui ormai ci ha fatto il callo: “Una volta è un ubriaco, un’altra un tossico. Ma alla fine succede sempre la stessa cosa: i passeggeri ci chiedono di aprire le porte e poi scappano. Non ci aiuta mai nessuno”. Insomma, in caso di pericolo bisogna sbrigarsela da soli.

Come un anno fa a Corcolle, quando un bus fu preso d’assalto a colpi di sassi e bottiglie da 40 immigrati forse stanchi di attendere alla fermata, e l’autista – una giovane donna – riuscì per un pelo a scappare all’aggressione. Ardovini invece no, le botte se l’è prese tutte. Il suo racconto è lucido.

“Stavo fermo al piazzale di La Rustica con il 447 ma non riuscivo a passare perché c’erano due macchine ferme una destra e una sinistra. Ho suonato perché volevo che le macchine si spostassero – ha spiegato l’autista – Una ragazza che si trovava all’interno della macchina ferma a sinistra si è affacciata e mi ha fatto un gesto come a voler dire ‘non mi sposto posso fare come mi pare’. Ho insistito, la macchina si è spostata e sono riuscito a passare. Fatti pochi metri però mi sono dovuto rifermare allo stop. A questo punto l’altro occupante della macchina, non la ragazza, è sceso, è venuto sotto al mio finestrino, e con un pugno ha rotto il vetro che si è sbriciolato”.

“I frammenti sono finiti sul mio volto – ha continuato a ricordare l’uomo – e a quel punto ho dovuto chiamare l’ambulanza, visto che perdevo sangue, e l’auto di assistenza della mia azienda. Mi sono chiuso dentro l’autobus con l’aggressore che mi invitava ad andare via dicendo che non era successo niente. Come è arrivata la macchina di Roma Tpl ci sono salito sopra e ho aspettato i soccorsi”. Ma all’arrivo dell’ambulanza accade l’inimmaginabile: “Sono sceso dalla macchina per farmi medicare e a quel punto mi hanno aggredito alle spalle un numero imprecisato di persone ‘gonfiandomi’ di botte. Non mi sono reso conto di quanti fossero perché sono arrivati da dietro massacrandomi con calci e pugni. Sono finito in ospedale con tumefazioni al volto e un’infrazione alla spalla sinistra. Nelle prossime ore deciderò se sporgere denuncia”.

Già ma contro chi ? “Purtroppo non so chi siano quelle bestie. Mi hanno aggredito alle spalle e io sono andato quasi subito al tappeto. Erano in quattro, forse cinque. Non ho capito bene cosa sia successo. Sentivo la gente urlare in strada. Poi mi sono ritrovato in ospedale conciato così”.

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