La situazione dei campi nomadi nel Decimo municipio

Alemanno: “Nomadi non solo a Roma, ma un campo in ogni provincia”
di Vittorio Di Guilmi - 24 Luglio 2009

Periferia sud-est della capitale, Decimo municipio: uno scenario di nuovi e nuovissimi insediamenti residenziali accanto ai grandi centri commerciali, aree di recente costruzione che gravitano attorno alla seconda Università e all’efficiente Policlinico di Tor Vergata, quartieri per lo più giovani lontani dal trambusto metropolitano. A completare lo sfondo, come in ogni periferia che sorge alle spalle di una grande città, i soliti problemi di tutti i giorni, episodi legati al degrado e alla microcriminalità. Tra questi, la presenza non sempre gradita di campi nomadi. Si segnalano, tra gli altri, quello di via Schiavonetti, insediato nell’ottobre scorso in via “provvisoria” e quello storico della “Barbuta”, anch’esso dislocato con medesimi intenti provvisori nel lontano 1995. Non distante da queste parti, pesa inoltre anche quello adiacente al quartiere Don Bosco “Casilino 900”, di cui da tempo i comitati di tutti i quartieri limitrofi chiedono la delocalizzazione per permettere di completare finalmente il parco di Centocelle. Senza dimenticare i vari insediamenti minori irregolari sparsi sul territorio, su tutti quelli nei pressi del terminal Anagnina. È noto che in questi campi, lontano da forme di integrazione sociale, le condizioni igienico-sanitarie sono al limite della vivibilità e della sicurezza.

Trasferita nella sfera politica, l’attuale situazione ha più volte dato vita ad intensi dibattiti e scambi di vedute nelle aule municipali, senza tuttavia incontrare soluzioni condivise. C’è chi chiede la delocalizzazione di questi campi, chi invece chiede che si ascoltino gli abitanti delle periferie e non si sottovalutino le loro ragioni, qualcuno più audace strizza l’occhio all’integrazione.
Più in generale, i vari comitati di quartiere e le associazioni territoriali del municipio chiedono da tempo che si faccia chiarezza e si affronti la questione con la necessaria trasparenza.

In questo clima di insicurezza e confusione nei cittadini, il sindaco Giovanni Alemanno, il 15 luglio in visita al campo nomadi di via Schiavonetti a Tor Vergata ha avanzato la proposta di realizzare un campo nomadi in ciascuna delle altre province del Lazio, spostando una parte di quelli che vivono nella capitale.
“La maggior parte dei campi devono stare su Roma – ha precisato il sindaco – ma abbiamo chiesto al prefetto che anche le altre province del Lazio si facciano carico almeno in parte di questa emergenza, perché non è possibile che i nomadi presenti nella Regione siano tutti a Roma”. Assicurando tra gli applausi dei cittadini che l’insediamento sito in via Schiavonetti “sarà rimosso”, Alemanno ha inoltre parlato di soluzioni e nuove aree già individuate, specificando che il quadro sarà definitivo tra settembre e ottobre. Particolarmente delicata appare anche la situazione del campo nomadi sito in località “La Barbuta”, al confine con il comune di Ciampino. Qui la necessità di chiudere il campo in questo caso è strettamente connessa, tra le altre, alla geografia della zona in cui sorge: un’area soggetta a vari vincoli, sovrastante una falda acquifera e sottostante la traiettoria di decollo ed atterraggio dei voli del confinante aeroporto. Sembrano dunque finalmente individuate le prime importanti soluzioni di delocalizzazione. Si aspettano ora misure sociali volte all’integrazione.


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