

Il 23 maggio a Roma. Violante: “Una vicenda veramente esemplare per ricostruire i ponti del dialogo. Un libro molto interessante al di fuori degli schemi ideologici”
Si è tenuta martedì 23 maggio 2017 a Roma, presso l’Istituto di Santa Maria d’Aquiro – Senato della Repubblica -, la presentazione del libro del professor Giovanni Stelli (presidente della Società di Studi Fiumani) “Storia di Fiume”, edizioni Biblioteca dell’Immagine. Il titolo dell’incontro “Fiume: una storia esemplare per l’Europa del futuro” sottolinea come, nella loro unicità, le vicende che hanno coinvolto nel corso dei secoli la città quarnerina debbano essere più che mai analizzate e studiate per la costruzione di una nuova Europa in cui il dialogo culturale prevalga sulle logiche divisioniste.
La presentazione di “Storia di Fiume”, con la presenza dell’autore, ha visto come relatori l’On. Luciano Violante, magistrato già Presidente della Camera, il Prof. Giuseppe Parlato dell’Università degli studi internazionali di Roma e il giornalista e scrittore dr. Paolo Scandaletti. L’incontro, promosso dall’Associazione per la Cultura Fiumana Istriana e Dalmata nel Lazio e dall’Archivio Museo Storico di Fiume, con il sostegno del Senatore Aldo Di Biagio è stato moderato dal dr. Marino Micich. Tra i presenti in sala il Senatore Aldo Di Biagio, l’ex presidente della Società di Studi Fiumani Amleto Ballarini, il vice Presidente della Società di Studi Fiumani dr. Roberto Serdoz, la presidente del comitato provinciale di Roma dell’ANVGD Donatella Schurzel, l’ambasciatore di Croaziai Damir Grubiša e il direttore della rivista Minoranze/Manjine Silvije Tomašević e altre personalità del mondo diplomatico quali gli ambasciatori Massimo Spinetti, Egone Ratzenberger e Daniele Verga.
In apertura Marino Micich ha ricordato la figura del Sen. Lucio Toth, esule da Zara di recente scomparso, che per anni ha diretto la più importante Associazione dell’esodo e ha contribuito con i suoi scritti e libri a diffondere tante verità per lunghi anni taciute.
Il Prof. Giuseppe Parlato, in apertura ha sottolineato come il Professor Stelli sia riuscito, compito non facile data la complessità della materia trattata, a fornire una storia globale che tratta di storia antica, moderna e contemporanea e che esamina le vicende di Fiume dal punto di vista economico, politico e sociale. Il tutto tenuto insieme da una rigorosa costruzione storica. Infine Parlato ha ricordato come le vicissitudini della città quarnerina nascano dalla contraddizione tra la posizione geopolitica di sbocco di un entroterra croato e l’identità culturale italiana prevalente in città da secoli.
L’on Violante ha sottolineato come la scarsa conoscenza che hanno gli italiani della storia di Fiume rischia di creare una storia dell’Italia dimezzata e come per evitare una tale eventualità occorra riconnettere la storia di Fiume a quella dell’Italia e dell’Europa. Un libro che installa Fiume al centro della storia e non oggetto di interpretazioni di parte. L’ex Presidente della Camera ha poi affermato che alcune pagine del libro di Stelli andrebbero lette e studiate anche nelle scuole perché sono un documento di vicende che riguardano tutti gli italiani e che aiuterebbero a comprendere meglio la storia globale del bel paese. Soprattutto si deve evitare che queste vicende vengano confinate nella storia locale o settaria cercando di collocarle invece in quella più generale. Violante ha poi evidenziato come dalla lettura del libro di Stelli emergano tanto la capacità di Fiume di formare continuamente una classe dirigente quanto il senso di appartenenza che faceva si che i fiumani mettessero il bene della comunità davanti a tutto come anche l’attaccamento alla lingua italiana.
Il dottor Paolo Scandaletti ha ricordato come la collana “Storie delle città” da lui diretta intenda con testi come quello di Stelli, quello da lui stesso scritto “Storia dell’Istria e della Dalmazia” e un libro di prossima uscita sulla storia di Pola dare risalto alla storia del confine orientale, che è al momento poco conosciuta. La memoria di questi eventi è stata tenuta viva dalle varie associazioni di esuli. Scandaletti ha sottolineato, poi, come esista una domanda da parte degli italiani di poter conoscere gli avvenimenti che hanno riguardato Fiume e la Dalmazia ma come questo desiderio venga tacitato per questioni politiche.
Il Prof. Giovanni Stelli ha sostenuto la necessità di ridare centralità alla città dell’esodo, sempre messe in disparte, poiché la storia va continuamente riproposta, studiata e approfondita. Stelli ha poi sottolineato come dal crollo del muro di Berlino si sia creato tra Italia e Croazia un dialogo che è sempre stato improntato alla reciproca comprensione e i fiumani ne sono stati gli artefici primi con Amleto Ballarini, Vasco Lucci , Oscarre Fabiettti e altri ancora. Inoltre, ha aggiunto come si sia spesso erroneamente intesa la vicenda fiumana esclusivamente sotto l’egida del nazionalismo, di una identificazione di appartenenza nazionale con appartenenza politica, che invece non aveva alcuno spazio veramente concreto nella mente dei fiumani. Nel secondo decennio del Novecento, però, quando il processo di formazione degli stati nazionali era giunto al suo culmine mettendo in crisi definitiva l’Impero austroungarico che uscì sconfitto dalla prima guerra mondiale, i fiumani si proclamarono inclini all’annessione al Regno d’Italia con a capo Antonio Grossich. Stelli aggiunge anche il peso non indifferente degli ideali autonomisti portati avanti dal fiumano Riccardo Zanella e che ancora oggi hanno bisogno di un serio approfondimento storico. Tuttavia il ruolo dei nazionalismi nel Novecento è stato alla fine deleterio per le realtà come Fiume o come la Dalmazia o quantomeno per le loro popolazione autoctone. Veramente molto belli e significativi tutti gli interventi.
Il libro “Storia di Fiume” inizia il proprio racconto partendo dai primi insediamenti umani nella zona in cui sarebbe in seguito sorta Fiume con i villaggi, definiti “castellieri”, dell’Età del Bronzo e del Ferro per arrivare ai giorni nostri. I romani conquistarono la zona e costruirono un vallo (129 a.c.) e intorno al 33 a.C. fondarono la città di Tarsatica dalla quale deriverà nell’ Alto Medieovo Fiume. In seguito la storia di Fiume si complica: dal 1467-68 finisce sotto il dominio dell’Austria dell’imperatore Federico III d’Asburgo, nel 1509 viene distrutta dalle truppe veneziane, nel 1776 viene incorporata nel regno Ungherese divenendo nel 1779 “corpo separato” annesso all’Ungheria. Anni difficili sono quelli del “periodo croato” (1848 – 1869) a seguito dell’occupazione da parte delle truppe croate guidate da Bunjevac e connotato dai rapporti tesi tra il governo e la popolazione fiumana che difendeva l’uso della lingua italiana. Il periodo che va dal 1869 al 1896 è, invece, di eccezionale serenità e sviluppo economico: Fiume torna all’Ungheria e con il governo magiaro si rafforzarono i vincoli economici, sociali e politici al punto che in seguito ci si riferirà a questi anni come “all’idillio ungherese”. Molto importante la figura del podestà di allora Giovanni de Ciotta.
Nel 1905 nacque la “Giovine Fiume” con valori patriottici mazziniani e non nazionalisti. Dopo la prima guerra mondiale la situazione della città quarnerina si complicò ulteriormente con la nascita di due amministrazioni antagoniste (Consiglio Nazionale Italiano e quello croato), l’una a favore dell’unione all’Italia e l’altra alla Jugoslavia tramite la Croazia.
Si arriva così al settembre 1919 anno in cui D’Annunzio con i suoi legionari entra a Fiume e prese il potere innalzando il tricolore e rivendicando la città all’Italia in quanto le potenze estere non erano di quell’avviso, forte anche del proclama del 30 ottobre 1918 del Consiglio Nazionale Italiano di Fiume. Dichiaratosi Comandante della città il Vate intese sollevare il popolo italiano contro le risoluzioni della conferenza di Parigi e far si che Fiume diventasse politicamente italiana. Sono i mesi della Reggenza del Carnaro e della contrapposizione con il governo italiano retto da Nitti. Il 12 novembre 1920 l’Italia firmò a Rapallo con il Regno degli Slavi del Sud un accordo di sistemazione delle frontiere e accetta la formazione di uno Stato Libero a cui capo salirà Riccardo Zanella. Contro questa decisione si oppose D’Annunzio, il quale nel gennaio 1921 fu costretto ad abbandonare Fiume dopo i violenti scontri del “Natale di Sangue”. Lo Stato Libero venne travolto il 3 marzo 1922 da un colpo di mano fascista e dopo un altro periodo di commissariamento il 27 gennaio del 1924 con la firma del trattato di Roma si stabilì sotto il governo di Mussolini la definitiva sovranità italiana sulla città.
Il Ventennio fascista non portò grandi cambiamenti in città anche se furono imposte delle serie limitazioni all’etnia croata e slovena. Dopo l’esito negativo per l’Italia nella Seconda guerra mondiale, anche Fiume come Zara e l’Istria furono sottoposte all’occupazione da parte delle truppe partigiane di Tito. La liberazione dal nazifascismo portò tuttavia nuove violenze e pesanti limitazioni delle libertà democratiche. La popolazione italiana di Fiume, pur maggioritaria, subì una dura repressione. Seguì il periodo degli infoibamenti, delle deportazioni e delle nazionalizzazioni forzate delle attività produttive, dell’abolizione delle libertà e il tutto portò al conseguente esodo di oltre 38.000 fiumani.
I vuoti lasciati da chi era stato costretto a fuggire vennero riempiti da una imponente immigrazione di popolazioni dall’interno balcanico e il nome stesso della città divenne Rijeka con l’inglobamento della vicina Sussak. Gli esuli fiumani si riorganizzarono in Italia, passando attraverso le tristi sistemazioni nei campi profughi, ma molti andarono poi nelle Americhe e in Australia. A Fiume sotto la Jugoslavia fu permessa la costituzione dei Circoli di cultura italiana, ma la sorte di chi rimase sotto il regime di Tito non fu delle migliori.
Oggi Fiume esiste una bella Comunità italiana con oltre 8.000 iscritti. Il libro di Stelli si conclude con un bel riferimento al dialogo culturale intrapreso dalla Società di Studi Fiumani con la città di origine dopo il crollo del Muro di Berlino nel 1989 a cui fece seguito il drammatico e graduale sfaldamento della Federativa Repubblica Socialista di Jugoslavia. Un ultimo accenno vi è per la Targa d’Oro attribuita dal Consiglio Comunale di Fiume-Rijeka al dr. Amleto Ballarini, primo esule ad essere insignito per la sua attività culturale spesa per Fiume. Un cammino esemplare da conoscere e da diffondere.
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