L’Agenda del Parco 2021: 1-15 ottobre. La Via Prenestina nell’Età moderna: nascono fabbriche e borgate

16. Nel 1922, in località Acqua Bullicante, iniziò la costruzione, terminata l’anno successivo, della Viscosa. Uno dei più grandi opifici italiani per la produzione della seta artificiale.

Crescita e declino della Snia-Viscosa

La grande fabbrica Viscosa nei primi anni darà lavoro a 2.500 operai. Nel 1932, però, in seguito alla grande depressione del 1929 gli operai erano scesi a 1300 circa. L’attività ebbe un incremento con la produzione di uniformi e forniture militari per la guerra d’Etiopia e la II guerra mondiale. Bombardata nel 1944, la fabbrica iniziò un interminabile declino: nel 1953 gli operai erano appena 120 e nel 1954 chiuse definitivamente, lasciando lo stabilimento nel­lo stato di abbandono in cui è ancora oggi.

Sull’area (falsificandone la planimetria) nel 1992 è anche stata tentata una speculazione edilizia, scoperta e bloccata anche grazie alle proteste dei residenti e del WWF. I lavori di sbancamento, già iniziati, causarono lo sfondamento della falda acquifera del fosso della Marranella che riempì lo scavo e formò un piccolo laghetto, ora conosciuto come lago ex Snia-Viscosa.

Nel 2004, in base a un accordo con l’Università La Sapienza, fu avanzato (senza successo) un progetto di restauro dell’ex Snia per farla diventare sede della facoltà di Architettura dell’Ateneo.

Nasce il Quarticciolo

Durante gli ultimi anni del periodo fascista, l’Istituto Case Popolari fu incaricato dal regime di realizzare un insediamento urbano distante dalla città, facilmente raggiungibile e ben controllabile.

La collocazione del “Campo Quarto”, distante quattro miglia dalle mura e raggiungibile attraverso la Prenestina, assolveva a tutte queste esigenze: nasce, così, il Quarticcolo.

Il progetto riproponeva l’idea di città dell’antica Roma: via Manfredonia avrebbe rappresentato il Cardo e via Ostuni il Decumano, al centro la piazza con il pretorio ovvero la casa del Fascio (poi diventata Commissariato di PS e oggi gestita dai centri sociali).

Le abitazioni, suddivise in lotti, erano destinate a diversi tipi di famiglie, da quelle con almeno 7 figli, a quelle di vedove o di invalidi di guerra. Le prime assegnazioni (1942) fu­rono riservate alle famiglie che avevano visto demolite le loro abitazioni in funzione dell’idea di una nuova Roma “imperiale”, voluta dal Duce.

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