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L’Agenda del Parco 2021: 16-31 maggio. La via Prenestina nei primi secoli: l’antica Gabii

Olga Di Cagno - 16 Maggio 2021
10. «Si dice che i gemelli venissero condotti a Gabii per imparare l’uso della scrittura e tutto ciò che solitamente devono apprendere i fanciulli di nobili origini. […].» (Plutarco, Vita di Romolo, 6, 1-3)

Gabii, secondo la tradizione romana fu fondata dai Latini di Alba Longa, mentre per una tradizione minore sarebbe stata fondata da due fratelli Siculi: Galatus e Bins, da cui il nome Gabii.

L’antica città, al XII miglio della Praenestina, si trovava a metà strada tra la nascente Roma (siamo nei primissimi periodi della monarchia, agli albori della storia romana) e la potente Praeneste (Palestrina).

La leggenda di Romolo e Remo affonda le sue radici anche nell’importanza attribuita a questa città. Qui, infatti, secondo lo storico Plutarco, furono inviati i gemelli, per essere educati come si conveniva a due nobili. Gabii, quindi, Roma prima di Roma, era un centro di potere e di conoscenza.

Un nodo di scambio commerciale e politico che permetteva il collegamento tra l’Etruria a Nord e la Campania a Sud, con un itinerario alternativo, e in alcuni tratti parallelo, all’Appia.

Tempio di Giunone GabinaDell’antica città, oggi restano visibili, esposti o già scavati, pochi frammenti monumentali. Tra tutti il più imponente e meglio conservato è il tempio di Giunone Gabina, il più antico santuario del Lazio pervenutoci.

Iscrizioni e frammenti architettonici provenienti dal santuario si possono oggi vedere a ornamento di piazze e case di Zagarolo.

A Gabii è collegata la necropoli protostorica di Osteria dell’Osa. Qui furono ritrovate 600 tombe (IX e VII sec. a.C.) e le più antiche iscrizioni in lingua latina (VIII sec. a.C.) e greca (VII sec. a.C.).

Nel 382 a.C. Gabii si schierò con Roma nella guerra contro Preaneste, ottenendo in cambio la cittadinanza romana.

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Successivamente, però, sbagliando le politiche delle alleanze, si schierò a favore dei nemici di Roma e ripetutamente venne sconfitta e umiliata politicamente.

Nel I secolo a.C. Augusto, seguendo la sua politica di restaurazione dei culti tradizionali, volle riparare il tempio di Giunone e lo decorò con lastre “Campana”, ma ormai la decadenza di Gabii era irreversibile.

A poco servirono, qualche secolo più tardi, gli abbellimenti e le statue di marmo di Adriano.

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