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L’amore impossibile di Cyrano De Bergerac al Teatro Parioli

Un classico magistralmente interpretato da Antonio Zavatteri

Dal 3 all’8 novembre è andato in scena al Teatro Parioli Peppino De Filippo di Roma il Cyrano De Bergerac di Edmond Rostand, per la regia di Carlo Sciaccaluga e Matteo Alonso. Un grande classico portato in scena con abilità magistrale, in rima come vuole una bellissima traduzione dal testo originale.

La storia di Cyrano è molto molto conosciuta, se ne sono visti negli anni adattamenti cinematografici e teatrali dei più diversi. Cyrano è uno spadaccino eccellente colto e brillante che vive nella Parigi della metà del ‘600 con la sua lama da tutti temuta ed il suo naso da tutti NAScostamente deriso. Ama una donna colta e affascinante che è anche sua cugina, la bella Maddalena Robin detta Roxane. Non osa neppure corteggiarla ma uno strano incrocio del destino gli concede l’ebbrezza di poterla anche solo platonicamente amare scrivendole.

cyranoForse non tutti però sanno che Rostand, nel creare Cyrano de Bergerac come personaggio fantastico, prese spunto dalla vita di un uomo singolare, realmente esistito, appunto nel Seicento. Si trattava di Hector-Savinien Cyrano de Bergerac, uomo geniale, irrequieto, scrittore interessante e allo stesso tempo spadaccino abilissimo che si misurò in numerosissimi duelli e battaglie. Morì anche lui dopo essere stato colpito da una trave. Tra le sue opere ve n’era una fantastica e originale, L’altro mondo, ovvero Stati e imperi della Luna (1657), tradotto anche come Viaggio comico nella Luna che Rostand cita in un dialogo tra il suo Cyrano e il generale De Guice.

Tra la vita del personaggio fantastico creato da Rostand e quella dell’uomo realmente vissuto vi sono certamentedifferenze profonde. Ma l’indole irrequieta e la stravaganza degli scritti di Hector-Savinien furono riprese da Rostand quando creò la splendida figura di Cyrano, eroe dai grandi ideali e dai profondi sentimenti. Un personaggio senza dubbio difficile da rappresentare. Ho chiesto ad Antonio Zavatteri come è stato interpretarlo.

Il suo Cyrano è stato veramente appassionante, qual è il suo rapporto con questo personaggio?

Cyrano è uno dei ‘viaggi’ più entusiasmanti che io abbia fatto in teatro. È un personaggio gigantesco, che racchiude tutti gli elementi per cui uno desidera fare l’attore: è un guerriero imbattibile, con poteri praticamente sovrumani, è un creatore di bellezza poetica, di immagini incantatrici di parole impareggiabili, un simbolo del coraggio e del pensiero libero. Non per niente è l’eroe romantico per eccellenza, ma ha un elemento che rende tutto questo incredibilmente affascinante da affrontare, la fragilità e l’incapacità totale di fronte alla persona che ama e che amerà per tutta la sua esistenza. Questa debolezza ne fa un personaggio estremamente divertente da esplorare. Essere un grande eroe e sentirsi respinto a causa della propria inadeguatezza estetica.

Personalmente crede che i temi affrontati dall’opera di Rostand (conflitto fra fascinazione estetica e amore, comunicazione che avviene quasi esclusivamente per iscritto ecc.) possano essere ancora attuali?

Ci sono molti elementi sempre attuali in questa commedia che viene, a torto considerata vecchia. innanzitutto in un epoca in cui la codardia e l’interesse sono preponderanti vedere in azione un grande esponente e un icona del comportamento opposto credo sia in qualche modo catartico. Come lo sono l’innamoramento senza condizioni, e appunto il tema del conflitto fra fascinazione estetica e amore.

Lei viene dal teatro destreggiandosi abilmente anche al cinema e nelle produzioni televisive. Come e quando è avvenuto questo passaggio?

Sono più o meno quattro anni che ho una passione particolare per il lavoro davanti alla macchina da presa. Per molto tempo ho quasi esclusivamente pensato alla mia attività e allo studio del mio lavoro da attore indirizzato verso il teatro, che tutt’ora rimane il luogo dove io più mi sento ‘comodo’. Da qualche tempo però ho scoperto le difficoltà di recitare in cinema o tv, del trovare relax sul set e nell’istante preciso in cui viene data l”azione’, e questa difficoltà mi affascina notevolmente.

Forse questo è avvenuto con Gomorra, l’esperienza più grossa, in termini di quantità di giornate di lavoro che abbia avuto, e questa esperienza relativamente lunga mi ha fatto innamorare profondamente del mezzo.

Ha partecipato a Pecore in erba opera prima di Alberto Caviglia, recentemente presentato al Festival del cinema di Venezia dove ha ricevuto molti consensi. Ho letto che si tratta di un mockumentary. Cosa significa di preciso questo termine e qual è il suo ruolo nell’opera?

Il Mockumentary è una forma di fiction credo inedita in Italia, ma utilizzata già da tempo altrove. Si tratta di un documentario finto,  gli esempi più celebri sono quelli di Woddy Allen (Prendi  i soldi e scappa, Zelig) e di Sacha Baron Cohen (Bruno, Borat). In Pecore in Erba sono un sociologo che commenta nell’arco del film le gesta e i comportamenti del suo protagonista, Leonardo Ziliani, un antisemita considerato eroico in una società in cui è considerato norma l’antisemitismo.

A breve dirigerà Le Prénom a Genova. Può parlarci di questo e degli altri progetti in cantiere per i prossimi mesi? 

Le Prénom è un testo francese da cui è stato tratto il film distribuito in Italia con il titolo (Cena tra Amici). È una commedia perfetta, scritta meravigliosamente che racconta appunto di una serata fra amici, parenti che si incontrano per festeggiare e mangiare ma che dopo poco cominciano discutere e i rapporti si incrinano rapidamente. È prodotto dal Teatro Stabile di Genova e rimarrà per tre settimane al Duse di Genova.

Dopo Le Prénom (Cena tra Amici) riprenderò per una breve tournée il Cyrano, e da Gennaio partiremo in tournée con Otello, uno spettacolo che ha debuttato al Festival della Versiliana la scorsa estate. Io interpreto Jago e Filippo Dini Otello, con la regia di Carlo Sciaccaluga. Ma ora sono molto concentrato sulle prove della commedia francese.

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