

Un piccolo Manuale Pedagogico in dieci punti, anzi Principi
“Anarchia non vuol dire bombe / ma giustizia nella libertà”//. (Pino Masi, Joe Fallisi, Claudio Lolli, “La Ballata di Pinelli”, 1969)
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«L’ora delle sane allegrie, della felicità e della pace è in arrivo per voi. L’Anarchia avvicina quest’ora, quest’allegria, questa felicità, questa pace che ancora non avete». (Josè Antonio Emmanuel, “L’Anarchia spiegata ai bambini”, 1931).
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Un Volumetto smilzo, meno di cinquantina di pagine. Un Volumetto che – lo dice il Titolo – è diretto ai bambini, per spiegare loro cos’è l’Anarchia.
Ma dopo averlo letto, meglio già dalle prime pagine, si capisce che i destinatari sono, invece, i grandi: genitori, educatori, insegnanti e aspiranti libertari.
Pubblicato nel 1931, sull’orlo dell’abisso della Guerra civile spagnola (1936-1939), si tratta di un Decalogo, non di Comandamenti (parola sommamente anti-anarchica) bensì di “Princìpi Fondamentali”, che invocano, ma forse è meglio scrivere sognano – un’’Umanità Nuova’ e che possiamo leggere alla luce delle tragedie che l’intolleranza (e non solo quella) ha generato dal suo Secolo, il ‘900, al nostro.
Si tratta di “Anarchia esplicata a los Ninos”, in italiano “L’Anarchia spiegata ai Bambini”, scritto da Josè Antonio Emmanuel (pseudonimo usato da José Ruíz Rodríguez, anarchico, filantropo, pedagogo e anima della B.A.I., la Biblioteca Anarquista Internacional, storica Casa Editrice barcellonese dei tempi della dittatura di Primo de Rivera) ben 94 anni fa e ora pubblicato in Italia, il 1° Aprile 2025, nella Collana Gli Elfi dalla Editrice Occam, nella traduzione di Alberto Bile Spadaccini.
Enumero, di seguito, i dieci “Principi Fondamentali” di cui sopra (con qualche aggiunta personale). Ma prima una Premessa dell’Autore:
“Questo Opuscolo è stato concepito per rispondere alla domanda che ci hanno rivolto diversi compagni: “Come educherò i miei figli?”.
La lettura del Volumetto chiarisce però che più che al “come”, esso risponde alla domanda “cosa”, “a cosa” educare i propri figli. La risposta si può così riassumere: educare per “liberare i piccoli dal timore di essere condannati, dalla paura di essere castigati e al piacere di essere premiati”.
“Aiuta” (perché siamo tutti fratelli, ma anche deboli e vulnerabili);
“Sostieni” (infondere animo a chi si dispera)
“Copia le cose buone” (scaccia mi mali che sono ancora l’eredità delle imperfezioni umane a cui siamo incatenati e alza lo sguardo sulla bellezza della vita). [Qui la Memoria corre a Don Lorenzo Milani, quando sosteneva che non bisogna accontentarsi di diventare Medici o Ingegneri, perché la conoscenza deve essere uno strumento per “farsi sentire” e per difendere i propri diritti, non solo un mezzo di profitto individuale];
“Fatica” perché nella natura tutto è fatica e dunque sin tratta di renderla degna e bella);
“Studia” (che il Libro, sia il tuo migliore amico, il tuo consigliere, la tua guida. Chi apporta Scienza, apporta Anarchia. Indaga e chiarisci i misteri che ti circondano, Istruisciti, educati. Questa è l’unica eredità che devi lasciare alla vita). [E qui la memoria va al Gramsci dei “Tre Compiti”: “Istruirsi”, “Agitarsi” e “Organizzarsi”.];
“Ama” (perché ogni essere è nostro amato);
“Proteggi” (perchè chi ama molto, molto aiuta);
“Coltiva” (perché la terra è tua madre. Nel mondo ideale spargi pensieri, semina idee, scrivi e agisci, Nel Mondo reale, che il seme cada su tutta la terra ed essa – ben concimata e lavorata – feconderà il seme e lo trasformerà in un fiore e in un frutto);
“Non avere schiavi” (né uccelli, né umani).
E l’ultimo della serie “Lavora”, concetto che per gli anarchici spagnoli si è storicamente legato all’Organizzazione sindacale con la Confederación Nacional del Trabajo (CNT) e alla lotta per l’autonomia dei lavoratori
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Nel 1931 in Spagna viene proclamata la Seconda Repubblica, destinata a sopravvivere fino al 1939. Governata da una coalizione progressista, è influenzata dal pensiero anarchico, soprattutto in ambito educativo. Pensiamo allo sforzo per l’alfabetizzazione delle classi più povere, all’educazione alla parità di genere, all’anticlericalismo e alla nascita di Biblioteche e Centri culturali popolari.
Questo Pamphlet di José Ruíz Rodríguez si inserisce nella letteratura pedagogica di ispirazione razionalista del catalano Francisco Ferrer y Guardia (1859-1909), libero pensatore e pedagogista anarchico, e della Escuela Moderna da lui fondata nel 1901, per insegnare i valori sociali radicali ai ragazzi della borghesia spagnola. II testo non ha solo una valenza storica, ma è ancora attuale – come i valori che propone.
Come ci ricorda Marino Sinibaldi in un podcast della sua Serie trisettimanale intitolata “Timbuctu”, in cui racconta del Volumetto di Josè Antonio Emmanuel e del fatto che il Lavoro dello sconosciuto anarchico spagnolo, gli abbia fatto tornare alla mente, per le molte similitudini che si possono enumerare, il Volume di Racconti scritto da Natalia Ginzburg, e intitolato “Le Piccole Virtù”, Einaudi, 1962; virtù che poi non sono “piccole”, ma in verità sono “grandi”, Un lavoro prezioso di Natalia Ginzburg che – come è noto – è stata un’importante scrittrice del ‘900, senza nessuna propensione per l’Anarchia.
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