L’Arte denuncia e ci ricorda le nostre responsabilità

Personale di Antonio Maria Catalani, in arte Holaf, alla Tibaldi Arte Contemporanea, fino al 18 giugno 2019
Carla Guidi - 24 Maggio 2019

Appena inaugurata alla Tibaldi Arte Contemporanea in via Panfilo Castaldi, 18 – a Roma, l’interessante mostra di Antonio Maria Catalani, visitabile fino al 18 giugno 2019 – dal martedì al venerdì dalle 17.00 alle 20.00. Lo presentano i testi autorevoli di Alberto Di Fabio, Erri De Luca e Livia Turco Liveri.

Antonio Maria Catalani nasce a Roma il 20 giugno del 1988 ed è figlio d’arte. Sua madre, suo nonno materno e il padre di suo nonno hanno lasciato in Antonio l’impronta della loro passione, ma anche la grammatica di un linguaggio visivo che denuncia e ricorda, anche se in maniera diversa dal linguaggio vocale, le emozioni e le stratificazioni del sociale nella nostra storia italiana, poiché il nostro paese è stato sempre il centro complesso di movimenti artistici importanti e, fin dai tempi dell’antico popolo romano, crocevia di etnie, rappresentazioni visive e stili simbolici.

Queste sono opere sorprendenti, poiché vi si mescolano (quasi casualmente) soggetti e tecniche usate in quelle contaminazioni violente che ricordano Jean-Michel Basquiat (New York, 22 dicembre 1960 – New York, 12 agosto 1988) un writer e pittore statunitense, dei più importanti esponenti del graffitismo americano, che riuscì a portare, insieme a Keith Haring, questo movimento dalle strade metropolitane alle gallerie d’arte.

Antonio come Basquiat è autodidatta o meglio, ribelle alle definizioni scolastiche (forse perché oggi da noi ormai quasi scomparse) recupera i colori e le proteste grafiche delle strade per lanciare un suo personale grido d’allarme, che è anche ormai un sentire collettivo.

Come scrive di lui Alberto Di Fabio – La Pittura graffiante di Antonio Maria CatalaniQuello di Antonio è un percorso di ricerca figurativa che si muove tra il caos visivo tipico dello spazio urbano. L’artista dipinge, su uno sfondo ipercolorato, animali e figure antropomorfe con uno stile potente. Una personale forma di espressionismo urbano, in cui lo spirito delle Street Art viene evocato, come ricordo di un passato che non c’è più. Un passato nel quale la libera espressione urbana aveva un valore sociale coincidente con la condivisione artistica. Una condivisione sempre più rara. La forza del giovane artista è una forza senza pace, che è generatrice di moderni dogmi esistenziali e nello stesso tempo universali, che trovano pace solo nella creazione dell’opera stessa. L’opera come rigeneratrice, di una nuova filosofia, la ricreazione di un mondo perduto, distratto, nevrotico e in continua contraddizione con se stesso. Il piacere assoluto si prova nell’insieme ritmico della serie di opere qui presentate. Come l’insieme degli atomi creano l’Universo, le note, gli accordi, i graffi della pittura di Antonio inducono lo spettatore a percorrere vari livelli di coscienza della propria esistenza pronti per l’elevazione del proprio spirito. –

Oppure come scrive di lui Erri De LucaNelle opere di Antonio c’è una rissa irrisolta, attraverso la raffigurazione. La esprime, ma non se ne libera, perché sente di non consistere in quelle opere. È un punto di vista esigente verso se stesso, non si compiace, non si da per promosso. E malgrado la sua insoddisfazione in quei quadrati al muro si vede la mano sicura di chi possiede un mezzo e lo piega al suo pensiero e istinto. Ribolle eppure governa la materia che gli dà alla testa, ha volontà di conoscere i suoi limiti, ma i propri si esplorano solo a rischio di sbandare. –

La sua pittura risulta frammentaria, ma non per questo incoerente, forse si riferisce a quel tipo di creatività che Livia Turco Liveri descrive – La pittura di questo giovane, in molti suoi esempi, è un continuo rispecchiamento in parallelo dei diversi macro componenti del quadro; perfino quando cita esplicitamente la declinazione pop e iconica dei soggetti scelti, rimanda comunque la visione ad un meccanismo di frammentazione, quasi il frangersi di uno specchio, che gli consente di ricreare la propria figurazione, la propria intima ricostruzione dei fatti. –

Mentre il web esplode di immagini di ogni tipo, che si raccolgono e formano veri e propri canali tematici e tempeste virtuali, molti artisti cercano di ritrovare un nuovo contatto con la materia e con la creatività. Antonio cerca di descrivere e di segnalare o addirittura di segnare anche quei luoghi cittadini che Marc Augé, antropologo, etnologo, scrittore e filosofo francese, ha identificato come non luoghi, spazi che hanno la prerogativa di non essere identitari, relazionali, storici, mentre ci introduce al riconoscimento di una antropologia della surmodernità ed una etnologia della solitudine.

Ma le persone alle quali l’artista si rivolge, sono quelle che vogliono tornare attive nei confronti della propria mente e del proprio corpo ed anche relazionarsi con gli altri (non solo attraverso i social elettronici) per contrastare e combattere ansia e sfiducia, queste sì alimentate giornalmente da notizie contrastanti e non controllabili, in una società liquida, come definita da Zygmunt Bauman.

Mostra personale di Antonio Maria Catalani “Holaf” alla Tibaldi Arte Contemporanea

Via Panfilo Castaldi, 18 – Roma. Fino al 18 giugno 2019 dal martedì al venerdì dalle 17.00 alle 20.00 – https://tibaldiartecontemporanea.comwww.melaseccapressoffice.it

 

 


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