Lasciatemi Morire. Amo troppo la Vita

Il libro di Piergiorgio Welby trasformato in spettacolo teatrale da Ugo De Vita
di Letizia Palmisano - 22 Dicembre 2007

Nel poetico scenario della Biblioteca Sant’Angelica a largo Sant’Agostino il 20 e il 21 dicembre ha preso forma e voce il libro di Piergiorgio Welby: “Lasciatemi Morire. Amo troppo la Vita”. La prima si è tenuta il 18 a Bruxelles innanzi al Parlamento Europeo.
L’evento teatrale è stato organizzato dall’Associazione Luca Coscioni, in commemorazione di Piero ad un anno dalla sua scomparsa. “L’idea della rappresentazione – come ci spiega Mina, moglie di Piergiorgio – è venuta qualche mese fa a Ugo De Vita”, regista dello spettacolo, il quale consultandosi con Mina e Carla, la sorella di Piero, ha selezionato le parti del libro ed ideato l’evento.
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"Questa commemorazione – ha commentato Marco Cappato – e’ per noi occasione non solo per ricordare Piergiorgio ma anche per festeggiare una battaglia vinta, quella combattuta proprio da Piergiorgio. Inoltre vuole essere l’occasione per continuare a parlare di questa vicenda e perché l’opinione pubblica non dimentichi i temi dell’accanimento terapeutico, dell’eutanasia e del testamento biologico". Per gli stessi motivi Mina ha accettato di interpretare se stessa, e nelle date romane, si è avuta anche la partecipazione di Gianfranco Funari nei panni del padre di Piero.

La rappresentazione, sottolineata dalle musiche dal vivo di J. S. Bach e da passi di danza, si basa sui racconti di Piero stesso, in cui racconta la scoperta della malattia, la sua vita, i suoi pensieri. Particolarmente toccanti le parole di Piero specie nel racconto di quando la propria voce venne sostituita da quella del computer. “Io rivoglio la mia voce (…) sono un uomo metallico. Quando tutto finirà finirò in rottamazione con tutte le mie macchine e tutti i miei tubi”. O di quando sognò che il Parlamento avesse approvato la legge sull’Eutanasia. E il suo urlo – da cui il titolo del libro e dello spettacolo: “Lasciatemi morire! Amo troppo la vita”.

Tra il pubblico un rispettoso silenzio fino al termine della pièce, conclusasi con un caldo applauso.

"Non avevo mai pensato – ha spiegato la moglie Mina – di trarre una sceneggiatura dal libro di Piergiorgio, ma quando ho sentito il progetto di Ugo De Vita ho avuto l’impressione che fosse stato mio marito ad ispirarlo. Perché lui amava il teatro, l’opera lirica, la musica, soprattutto classica, insomma il bello. Quest’anno l’ho passato portando avanti il messaggio di mio marito, sono stata cercata da tante persone che chiedevano di parlare con me e spero si facciano loro stessi promotori di questo messaggio. Spero che questo spettacolo possa contribuire a muovere gli animi della pubblica opinione ma soprattutto della nostra politica" disattenta riguardo a questi temi. In questi mesi infatti, arranca in Senato, tra ben dodici proposte di legge, la discussione sul Testamento Biologico.

Per rivedere la pièce: http://www.radioradicale.it/scheda/243343


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