

Sul posto agenti della Polizia di Stato, uomini della Digos e reparti mobili in assetto antisommossa. Gli antagonisti convocano un presidio nel pomeriggio di martedì
Lampeggianti accesi e cordoni di sicurezza in via Domenico Giuliotti, al Laurentino 38, dove da questa mattina alle 07:00 sono iniziate le operazioni di sgombero nei confronti del centro sociale “L38 Squat” al sesto ponte.
Sul posto agenti della Polizia di Stato, uomini della Digos e reparti mobili in assetto antisommossa presidiano l’area.
La tensione è rimasta alta per alcune ore, ma — fortunatamente — non si sono registrati scontri: gli occupanti hanno scelto la linea della resistenza passiva.
Circa una quarantina di persone, si sono asserragliati nella mattinata nei punti più alti della struttura, trasformando così tetti e passerelle in avamposti simbolici.
Da lì il messaggio lanciato sui social dai collettivi: una rivendicazione identitaria e politica, che difende trent’anni di occupazione come esperienza di autogestione e presidio sociale.
“Non regaliamo nulla”, scrivono, denunciando quella che considerano una cancellazione di un tessuto costruito nel tempo.
Nel racconto degli attivisti emerge anche un confronto diretto con il vicino cantiere del Quinto Ponte: case nate — sostengono — da battaglie territoriali ma ancora inutilizzate. Un contrasto che alimenta la polemica contro la gestione dell’edilizia pubblica nel quartiere.
Per gli occupanti, lo sgombero non rappresenta una riqualificazione, ma la perdita di uno spazio vissuto e mantenuto negli anni.
Il momento più delicato è atteso nel pomeriggio. Alle 16 è stato convocato un presidio di solidarietà che potrebbe richiamare attivisti da tutta la città.
L’obiettivo è aumentare la pressione sulle istituzioni proprio mentre le operazioni entrano nella fase decisiva.
Le forze dell’ordine mantengono un dispositivo imponente, anche per prevenire possibili tensioni durante l’afflusso dei manifestanti.
Per ATER Roma e Regione Lazio, lo sgombero è un passaggio obbligato per avviare il progetto di trasformazione dell’area. Il piano prevede la demolizione delle strutture esistenti e la realizzazione di nuovi alloggi popolari, studentati e servizi per il quartiere.
Un intervento che, nelle intenzioni, dovrebbe restituire spazi regolari e funzionali alla comunità.
Sul Sesto Ponte si scontrano così due narrazioni inconciliabili. Da un lato quella istituzionale, che parla di legalità e rigenerazione urbana; dall’altro quella degli occupanti, che rivendicano un’esperienza sociale radicata e temono la perdita di un punto di riferimento.
Nel mezzo, un quartiere che osserva e attende di capire se la promessa di riqualificazione si tradurrà davvero in un miglioramento concreto o resterà, ancora una volta, solo sulla carta.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.