Le carte giapponesi di Anna Onesti, vie dell’anima

Una conferenza insolita e stimolante dell'artista di Rocca di Papa al Museo d'Arte Orientale di Torino il 5 dicembre 2013

Se la carta occidentale sembra respingere la luce, quella cinese, o giapponese la beve lentamente, e la sua morbida superficie è simile al manto della prima neve. E’ una carta cedevole al tatto, e che si lascia piegare senza rumore. E’ placida, delicata, leggermente umida. Somiglia alle foglie degli alberi”. Jun’ichiro Tanizaki, Libro d’ ombra.

“ Si dice che la carta venga realizzata dalle persone, ma sarebbe meglio dire che è la benedizione della natura a produrre carta…chi studia la carta giapponese studia allo stesso tempo la profondità della natura”. Yanagi Soetsu, The Unknow Craftsman.

A. Onesti, aquilone a losanga, foto F. M. Fioravanti,Roma p.zza S. Giovanni (2)Le riflessioni di questi due grandi scrittori giapponesi ci aprono con leggerezza pensosa una piccola porta per entrare nel mondo delle carte giapponesi di Anna Onesti.

Anna ne aveva una profonda conoscenza già prima dei suoi due viaggi in Giappone, lavorando come Restauratrice e Conservatrice all’ Istituto Nazionale della Grafica di Roma; ancor prima del 1994, anno in cui vinse una borsa di studio della Japan Fondation e rimase due mesi in Giappone, esattamente ad Yoshino, dove ha potuto osservare e sperimentare di persona i procedimenti tradizionali per la fabbricazione della carta nella cartiera della famiglia Fukunishi ( il capofamiglia, il signor Hiroyuki è indicato dal governo giapponese come“ tesoro nazionale vivente”). Mentre a Kioto, l’ antica artistica capitale del Giappone, ha appreso le tradizionali tecniche di tintura della stoffa e ha conosciuto polveri, succhi e inchiostri di antica bellezza.

Ho scritto carte al plurale, e non carta, perché le più importanti tradizionali carte giapponesi sono varie e Anna ha imparato a conoscere con grande partecipazione emotiva il carattere preciso di ciascuna, tutte in ogni modo ottenute, con antichissimi procedimenti artigianali, dalla lavorazione di fibre vegetali, estratte dalle piante di Kozo, gampi o mitsumata.

Chi non ha visto Anna Onesti di persona lavorare nel suo studio di Rocca di Papa– restare lì un’ ora è per me ogni volta una sorta di avventura emotiva e intellettuale – potrebbe dire riguardo alle carte che “ se ne serve” per i suoi lavori: trittici, rotoli, aquiloni, lanterne, ma non è così. A sentirla parlare – ne esalta la morbidezza, la setosità, la lucentezza, la robustezza – e osservandone i gesti che le toccano, le piegano si ha idea che ci sia una sorta di comunicazione fisica, sensuale fra l’artista e l’oggetto. Un oggetto vivo che viene dalla natura e che della natura conserva una vita remota. C’è fra Anna e le carte che colora un legame, una sorta di complicità: forse per questo si resta affascinati dai suoi gesti calmi, attenti, precisi dai quali emana un profondo senso di rispetto per l’oggetto prezioso che ha tra le mani. Anna non può violentarle colorandole con sfacciati colori industriali, “piatti, privi di spessore e mancanti al proprio interno di qualsiasi oscurità”, (rubo gli aggettivi dal libro Di tutti i colori di Alberto Boatto). Ma ha scelto di usare solo colori naturali: l’indaco, il guado, la reseda, la cocciniglia, la robbia, e anche i fiori dei nostri castagni, e ogni carta risponde colorandosi in totale armonia.

Guardando Anna lavorare nel suo studio, dove spesso alle pareti ci sono le carte dipinte di fresco, e dove subito si respira una aria di bellezza e di creatività laboriosa, non ho potuto fare a meno di pensare alla botteghe fiorentine dei grandi artisti del Rinascimento. Anche lì si pestavano i colori, e gli apprendisti pittori rubavano con gli occhi le tecniche dei maestri, ma non per amore delle tecniche in se stesse – se pur necessarie – , ma solo come passaggi necessari, vie dell’anima.

aquiloniAnche per Anna le varie tecniche di tintura della carta – ricordo l’Itajimezome dove la carta è piegata e colorata solo sulle zone di piegatura (tecnica usata da Anna per le 150 lanterne Di tre colori per i Centocinquanta anni dell’ Unità d’Italia), lo Shiborizome dove la carta è immersa nei bagni tintori dopo averne legato alcune aree, il katazome, dove la colorazione avviene attraverso mascherine rese idrorepellenti grazie al trattamento della superficie con succo di cachi, o il Suminagashi, procedimento di marmorizzazione, nel quale la carta, adagiata nell’acqua, assorbe l’inchiostro su di essa fluttuante – tecniche precise che non sono fine a se stesse, ma solo uno dei tanti modi con cui Anna trasfonde con preciso amore la poesia dei colori e delle forme sulla carta che li restituisce morbidi, carezzevoli, mutevoli.

Tutto questo – e molto altro – farà comprendere Anna Onesti a chi andrà ad ascoltare la sua conferenza su “Il Giappone e gli aquiloni” al Museo d’Arte Orientale al MAO di Torino il prossimo 5 dicembre alle ore 18.

Una conferenze insolita, un viaggio stimolante per incontrare le carte giapponesi di un’artista che riesce, attraverso gli strumenti di un’antica cultura, a creare un ponte tra il passato del mondo orientale e il nostro presente. Con una lunga mano – aquilone verso il futuro.


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