Le indagini sulla bomba sotto casa di Ranucci, ordigno attivato da una miccia. “Visto fuggire un uomo incappucciato”

Sul posto, oltre ai carabinieri della compagnia di Frascati, anche gli artificieri e gli investigatori della Digos

Roma non resta in silenzio. Nel pomeriggio di oggi venerdì 17 ottobre, centinaia di persone si sono radunate in via Teulada, davanti agli studi Rai, per dire no alla violenza e difendere la libertà di stampa.

Un presidio spontaneo e carico di emozione, dopo la bomba esplosa nella serata di ieri davanti alla casa di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report.

L’ordigno artigianale è deflagrato intorno alle 22, in località Campo Ascolano, a Pomezia, distruggendo la Opel Adam del giornalista e danneggiando la facciata della palazzina.

“Avrebbe potuto uccidere” — scrivono gli autori della trasmissione —. Secondo i primi rilievi, la bomba, caricata con polvere da sparo compressa, non sarebbe stata azionata a distanza, ma piazzata e accesa manualmente, con una miccia.

“Ho pensato fosse una bombola del gas. Poi ho capito che era una bomba”

Ranucci ha raccontato quei minuti di terrore in un video diffuso dalla pagina Facebook di Report: “All’inizio ho pensato a una bombola del gas. Poi ho visto il cancello distrutto e l’auto in fiamme. È la prova che viviamo in un Paese malato, dove la violenza contro l’informazione rischia di diventare normalità”.

Il giornalista è stato ascoltato per oltre due ore dal procuratore capo Francesco Lo Voi e dal pm Carlo Villani della Dda di Roma. L’inchiesta procede con l’ipotesi di danneggiamento aggravato dal metodo mafioso e violazione della legge sulle armi.

Vicino alla casa è stata trovata anche un’auto rubata, una Fiat 500, che potrebbe essere collegata all’attentato.

“È stato visto fuggire un soggetto incappucciato”, ha rivelato Giorgio Mottola, inviato di Report, durante la trasmissione Un Giorno da Pecora su Radio1.

Lo Voi: “Un atto gravissimo, non torniamo ai tempi bui”

“È un atto gravissimo su cui indagheremo a fondo insieme alle forze dell’ordine”, ha dichiarato il procuratore capo Lo Voi. “Spero si tratti di un episodio isolato, che non ci faccia tornare ai tempi bui degli attacchi ai giornalisti”.

Sul posto, oltre ai carabinieri della compagnia di Frascati, anche gli artificieri e gli investigatori della Digos.

Gli inquirenti cercano immagini utili da una telecamera posizionata su un semaforo pedonale a circa cinquanta metri dall’abitazione.

La città in piazza: “Chi colpisce un giornalista, colpisce la democrazia”

Al presidio di via Teulada si sono uniti cittadini, colleghi, associazioni e rappresentanti politici di ogni schieramento. Presenti anche Giuseppe Conte (M5s), Elisabetta Piccolotti (Avs) e numerosi esponenti del Pd.

Duro il commento di Stampa Romana: “Questo attentato dovrebbe far riflettere chi, nelle istituzioni, ha attaccato Ranucci e Report con parole calunniose”.

Il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Bartoli, ha usato toni ancora più netti: “Siamo stufi di sentire lezioni di giornalismo da chi non può farne nemmeno al proprio gatto. Tacciano”.

Il cdr Rai ha proclamato lo stato di agitazione, mentre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha annunciato un rafforzamento delle misure di sicurezza per il giornalista e la sua famiglia.

Le reazioni: da Mattarella a Meloni, solidarietà bipartisan

La solidarietà istituzionale è arrivata subito.

Il presidente Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno espresso pieno sostegno e ferma condanna per l’atto intimidatorio.

“La libertà e l’indipendenza dell’informazione sono valori irrinunciabili”, ha dichiarato Meloni. 

Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha aggiunto: “Chi colpisce un giornalista colpisce la democrazia”.

Anche il presidente della Regione Francesco Rocca ha definito l’attentato “un attacco diretto alla libertà di stampa e ai valori democratici”.

“Ho 240 querele, ma non mi fermeranno”

Ranucci, visibilmente scosso ma determinato, ha lanciato un messaggio forte: “Ricevo solidarietà dal Capo dello Stato e dal premier, ma anche nuove citazioni in tribunale. Ho 240 querele. Serve una legge contro le liti temerarie. La politica deve imparare ad accettare le critiche”. E ha concluso: “Io ho alle spalle un’azienda come la Rai, ma penso ai giornalisti locali, che non hanno nessuno a difenderli. È per loro che dobbiamo combattere”.


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