Le Periferie romane non si fermano

Il 31 gennaio 2017 i rappresentanti di alcuni comitati di quartiere della periferia romana hanno incontrato i parlamentari della Commissione di inchiesta su sicurezza e degrado delle città
di Giulia Forestiere - 1 Febbraio 2017

Ieri mattina, 31 gennaio 2017, i rappresentanti di alcuni comitati di quartiere della periferia di Roma, sono stati invitati a Palazzo San Macuto dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie. All’incontro erano presenti Paolo Aquilanti ti segretario generale della presidenza del Consiglio dei Ministri e il Deputato Andrea Causin presidente della commissione.

Il tema centrale, categoricamente, la sicurezza.
I comitati di quartiere, si sono presentati  stanchi di non esser mai stati ascoltati in questi anni, nonostante i numerosi solleciti le numerose manifestazioni.
Nel corso dell’ultimo anno il numero di reati a Roma è diminuito del 15%, ma allora perché i cittadini non si sentono sicuri? Perché si ha paura? E perché ancora sentiamo di fatti gravi come la morte della ragazza cinese, avvenuta mesi fa nella Stazione FR2 di Tor Sapienza?

Ci sono enormi quartieri dormitorio dove vengono riversati immigrati e creati campi nomadi, palazzi occupati (basti pensare all’enorme palazzo occupato di via Collatina 358 – nella foto – prima sede dell’INPDAP e poi passato a privati, che dal 2004 è occupato da migranti eritrei ed etiopi, per la maggior parte rifugiati politici o richiedenti asilo).
Tutto questo contornato dal disagio proveniente dalla scarsità di mezzi pubblici di trasporto, illuminazione a giorni alterni, parchi nel degrado e le sedi di commissariati di carabinieri e polizia che non danno apporto.

Dar Ciriola asporto

I rappresentanti dei Comitati parlando di Roma Est hanno detto:  “Noi non è che ci sentiamo, noi siamo abbandonati dallo Stato”.

Pur non mancando di parlare di tutte le positività, le bellezze naturali, dai parchi alle aree archeologiche (nella foto l’acquedotto Alessandrino a Tor Tre Teste), le scuole e le iniziative di solidarietà, il grande numero di giovani, i cittadini che si muovono e non rimangono seduti sul divano ad aspettare: “Ci siamo opposti all’ecomostro di Rocca Cencia, perché siamo già primi nei dati sulla diffusione del cancro da parte del dipartimento epidemiologico”

Matteo Gasbarri, dell’associazione Tor Più Bella ha detto nel suo intervento: “Il municipio VI ha il dato di speranza di vita più basso di Roma, è una piazza di spaccio chiusa dove la droga si vende nei pianerottoli, nei palazzi, un caso unico. Solo tra febbraio e luglio 2016 sono state arrestate 200 persone nel raggio di 500 metri e i clan godono di consenso sociale, sostituendosi al welfare statale tramite la ‘retta’ per le persone meno abbienti”.

Amedeo Del Vecchio, rappresentante dei consorzi di Valle Borghesiana: “non siamo solo abbandonati, ma dobbiamo combattere in prima linea incontrandoci con persone che, durante le riunioni, mettono la pistola sul tavolo”.

Gli interventi dei rappresentanti dei comitati sono continuati con Luciano Di Vico, dell’associazione volontari del Parco degli Acquedotti: “nel parco – come in tutti i parchi periferici – ci sono occupazioni abusive, spaccio, meretricio, furti e scippi, grazie a barriere naturali incolte come arbusti, fusti che diventano facile covo per criminali e disagiati”.

L’incontro si è concluso con la proposta di Salvatore Codispoti, presidente dell’Unione borgate: “Proponiamo alla Commissione un’assemblea in periferia dove siate voi a venire da noi per raccogliere le testimonianze dirette dei cittadini e rendervi conto con i vostri occhi della situazione che viviamo ogni giorno”.

Andrea Causin ha dichiarato che durante l’incontro “è emerso che ci sono interi quartieri in cui non sono state completate le opere di urbanizzazione, mancano i sottoservizi, le fognature e ci sono problemi enormi di viabilità per strade non completate, veramente è stata dipinta una situazione gravissima dove lo Stato non c’è, non esiste ed è arretrato ed è comprensibile che chi abita lì abbia rabbia, che poi sfocia nell’antipolitica.
Assolutamente al più presto coinvolgeremo la sindaca Raggi e il presidente Zingaretti”.

Il problema è troppo grande per affrontarlo da soli, c’è troppa illegalità, degrado ambientale, e i cittadini non hanno gli strumenti, né abbastanza forze per contrastarle.
Su circa 4 milioni di abitanti a Roma, solo poco più di 120 mila abitano nel centro storico. Quindi quella che è la periferia è la zona in cui vive la gran maggioranza delle persone, di conseguenza è proprio in quest’area, spesso considerata marginale, che si deve e bisogna intervenire con più forza se si vogliono veramente miglioramenti.


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