

All'Artemisio di Velletri, domenica 22 Maggio è andata in scena per la terza volta la rappresentazione dell'Associazione che da oltre 25 anni favorisce l'integrazione delle persone disabili e famiglie nel V municipio
La necessità e l’importanza del silenzioso ascolto di noi stessi e della realtà che ci circonda: questo è il messaggio che manda l’ultima fatica teatrale della Primula, “La voce delle stelle”.
Nel bel teatro “Artemisio” di Velletri, domenica 22 Maggio è andata in scena per la terza volta la rappresentazione della Associazione, che da oltre 25 anni promuove e favorisce l’integrazione delle persone disabili e delle loro famiglie nel territorio del V Municipio; la “pièce” era stata rappresentata – con altrettanto successo, anche se con maggiore presenza di spettatori – a Maiori nel 2014 e nel Teatro Italia a Roma, nel 2015.
Le Autorità comunali sono state estremamente disponibili nell’accoglierci e nel darci uso del Teatro: ci dispiace non averle potute ringraziare di persona, a causa della loro assenza allo spettacolo.
La rappresentazione si svolge su una piazza immaginaria, non a caso chiamata “Belvedere Primula”: l’Associazione è un “bel vedere” per le sue molteplici attività, condotte da volontari – studenti, lavoratori, pensionati – tra molte difficoltà, non ultima le necessità del bilancio; ma non potrebbe essere un “bel vedere” se non avesse lei stessa una “bella visione” della realtà, anche nelle situazioni di disagio fisico, psichico, vissuto da persone portatrici di grande ricchezza e dalle loro famiglie.
La trama è originale e aderente alla realtà attuale: cinque amici, due ragazze e tre ragazzi, utilizzando i social network e la tecnologia “attirano” su una piazza una piccola folla, con l’annuncio di un sensazionale evento a mezzanotte; fanno travestire da “barboni” tre di loro e allestiscono una baracca che funzioni da catalizzatore della gente e completi il convincimento.
Così, una folla variegata di tipi sociali, pian piano si raccoglie e di ferma ad attendere “un evento sensazionale”: un gruppo di turisti che perdono continuamente la guida, sofferente di “problemi di pancia”; due venditrici di fiori, reduci da una giornata assolutamente sfortunata; una sportiva convinta e la sua amica stanca di corse e di diete; uno strampalato poeta con un amico dallo spirito pratico, ma inaspettatamente fantasioso e poetico; due ubriachi che annegano nell’alcool i dispiaceri d’amore; una smaniosa aspirante attrice in cerca di notorietà, con il suo paziente e innamorato uomo; un gruppetto di spazzini, con nessuna voglia di lavorare; il sindaco – arrabbiatissimo con i barboni e il degrado della piazza– con due assessori; un sfiduciato cantante rock, costretto per vivere a suonare melodie tradizionali nelle pizzerie e nei ristoranti.
Lo scherzo iniziale, si trasforma – senza che i cinque bontemponi potessero prevederlo – in un’esperienza unica, magica, ma “reale”: osservare le stelle, in assoluto silenzio e ritrovare emozioni e sensazioni che ognuno dei “tipi umani” ricerca nel fare, nel progettare, nell’alcool o nella frenetica attività sportiva; nel successo o in un’ispirazione nascosta nelle pieghe della società “sorda e cieca”.
Le stelle hanno voce, se sappiamo usare o ri-usare quei “canali” oscurati e frastornati dall’inquinamento tecnologico ed economico; ma soprattutto se siamo capaci di trovare una diversa dimensione sociale, che possa favorire un dialogo ed una comunicazione non solo di parole, ma di esperienze più profonde; se sappiamo ritrovare fiducia negli altri e in noi stessi.
Gli attori dimostrano presenza scenica e capacità di recitazione non comune trai dilettanti; la regista, anche autrice della commedia, sa ben orchestrare l’azione tra le diverse scene e “cuce” perfettamente i personaggi sui singoli attori: risultati di una lunga frequentazione e di un lungo lavoro insieme.
Non sono mancate le difficoltà, nonostante il lavoro teatrale fosse noto: gli inevitabili “abbandoni” da parte di volontari, i nuovi graditi ingressi, le assenze non volute: tutto ciò ha richiesto una revisione del copione, che non ha tolto, ma aggiunto stimoli e inventiva alla recitazione. Ed il successo – come detto da Stefania nel backstage, prima di andare in scena – è arrivato ancor prima che si aprisse il sipario: lo stare lì, insieme in cerchio, mano nella mano ricordando il cammino fatto, guardandoci negli occhi.
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