“Leggo e poi disegno”: nell’Antico Caffè Greco l’arte è sulle prime pagine dei giornali

Patrizia Artemisio - 26 Ottobre 2021

Entrare al Caffè Greco è un’ouverture: allegro – adagio – movimento di danza veloce. Alcuni tavolini fuori, sotto quel sole d’ottobre che a Roma non delude mai. Oltre il portone e l’insegna, le sale sfilano adagio una nell’altra a mostrare antichi dipinti, angoli in cui presero il tè, il caffè, scrissero, dipinsero, pensarono, trovarono posto, per periodi più o meno lunghi, personaggi storici, celebri artisti, illustri intellettuali, persone che il mondo non dimentica, Lord Byron, Lady Diana, Sandro Pertini, gente così.  Sulla parete, in un piccolo andito sulla sinistra, la litografia di Guttuso conferma tutto quanto appena visto e immaginato fin qui. Pochi passi ancora alla Sala Rossa dove, inopinatamente, con un passo che sembra di danza veloce, finiamo col prendere parte ad un gioco. È necessario accomodare la prima immagine che colpisce la cornea, non è tanto un vedere, non è propriamente un luogo da registrare ma, allarme spoiler, trattasi di un tempo. È grazie ad una particolare curvatura del cristallino che riusciamo a mettere a fuoco ciò che accade laddove culmina l’ouverture e si apre oggi il sipario. “Leggo e poi disegno” è il nome dell’evento organizzato da Michele Savaiano, Brand Manager dell’Antico Caffè Greco, che spiega: ‘si tratta di una rappresentazione, sulla prima pagina di un giornale, di una scena del Settecento che sarà allestita in questa sala.

La notizia sul giornale scelto oggi riguarda l’amore, è stata selezionata dall’artista Juanni Wang. Magari si innamora di una lettera o di una foto, non della notizia in sé ma di qualcosa che caratterizza quella pagina. Lì sopra farà il ritratto ad una ragazza che indosserà un abito del ‘700. Periodo storico scelto proprio per ricordare la data di nascita del Caffè, il 1760. A dire il vero, il Caffè Greco è indicato ne ‘La storia della mia vita’ di Casanova che fu pubblicato nel 1740, quindi presumiamo che sia molto più antico di quanto pensiamo!’

 

Come è nata l’idea di questo evento?

‘L’idea è nata quando abbiamo festeggiato con un evento l’8 marzo, – risponde Michele – Juanni ha disegnato una delle modelle presenti quel giorno, sulla prima pagina di un giornale. Lì mi sono innamorato. Le ho detto, dobbiamo fare un evento così: la data del giornale che specifica un determinato periodo temmporale dentro al Caffè Greco con i suoi 300 anni di storia’.

 

Juanni Wang, proveniente da Shanghai, diplomata all’Accademia delle belle Arti di Roma, sistema i colori e sorride.

Freqenti il Caffè Greco? – chiediamo.

La Sposa di Maria Pia

‘Si, vengo spesso! – dice Juanni –  Si passa proprio da Piazza di Spagna per andare all’Accademia, perciò tante volte mi fermavo a guardare dentro il portone della Sala Rossa e pensavo fosse un museo.  Poi ho scoperto che corrispondeva su via Condotti al Caffè Greco e così sono venuta a prendere il caffè… Un giorno ho chiesto se potevo fermarmi a disegnare, a dipingere dal vivo. La Sala Rossa è la mia preferita, mi piace guardare le sculture e le opere che ci sono’.

 

Anche tu sei vestita a tema – osserviamo.

‘E’ un abito di una giovane artista del 1700’.

 

‘Lo ha realizzato Emanuela Romiti, – spiega Michele Savaiano –  la professoressa dell’Istituto d’arte. Doveva esserci anche un uomo per creare una scena in coppia, avevamo qui l’abito pronto, purtroppo ha dato forfait, servirebbe un uomo alto 1,85 per poterlo indossare, è un abito stupendo fatto da Esther, un’artista che viene da Berlino’.

 

Michele, il Caffè è un punto di riferimento storico per la comunità degli artisti, la pandemia ne ha colpito la vita sociale, qual è la situazione attuale?

‘Siamo sopravvissuti proprio grazie allo spirito del Caffè Greco, uno spirito fuori dagli schemi. La pandemia ci ha portato via anche gli artisti, per questo quando abbiamo conosciuto Juanni è stato con gioia che l’abbiamo invitata a disegnare e ad organizzare eventi nelle nostre sale. Avevamo bisogno di una artista giovane e speriamo attragga altri artisti qui al Caffè’.

 

Una volta le immagini che oggi sono fotografie sui giornali, erano dipinti a mano, Norman Rockwell fu ad esempio un famoso illustratore del The Saturday Evening Post. Tu riproponi qui una sovrapposizione del passato al presente. Credi che la carta stampata, così come l’unicità dell’opera d’arte, stia passando in secondo piano con l’affermarsi di internet e delle nuove tecnologie?

‘La tecnologia se viene utilizzata per avvicinare i giovani all’arte, ben venga. Il prodotto di cui parli però ha un profumo, è il profumo della carta stampata, del colore.. La tecnologia non ha profumo’.

 

Quante persone attendi?

‘Spero tante’.

 

La mostra resta aperta?

‘Si, resta aperta per tutta la settimana, speriamo di avvicinare all’arte tante persone. Oggi abbiamo tutti bisogno di arte’.

 

Va a sedersi Michele, neanche fosse quel romanticone del soldatino di piombo, su un divano che è lì da un paio di secoli, viene dal piano di sopra, era del vicino di casa per intenderci. Che poi, ad esser precisi, non ci rimettiamo mica nulla in questa redazione: era di Hans Christian Andersen.


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti