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L’incubo dei contratti “pirata”. Lucarelli: “Una piaga per Roma, servono controlli e contratti veri”

Dietro quella che sembra una formula tecnica si nasconde una realtà pesante: stipendi più bassi di migliaia di euro l’anno e contributi previdenziali mancanti

Un fenomeno silenzioso ma devastante, che sottrae dignità ai lavoratori e mina la competitività delle imprese oneste.

Sono i cosiddetti “contratti pirata”, accordi firmati da organizzazioni sindacali e datoriali scarsamente rappresentative che, a Roma, secondo Confcommercio, riguarderebbero circa il 20% dei lavoratori del terziario.

Dietro quella che sembra una formula tecnica si nasconde una realtà pesante: stipendi più bassi di migliaia di euro l’anno e contributi previdenziali mancanti.

Per un macellaio specializzato la perdita media stimata è di 5.800 euro annui, per un salumiere circa 5mila, mentre per un magazziniere si può arrivare addirittura a 8mila euro in meno. A ciò si aggiunge un danno previdenziale che in alcuni casi supera i 1.500 euro annui.

Lucarelli: “Una piaga per Roma, servono controlli e contratti veri”

Sulla questione è intervenuta anche Monica Lucarelli, assessora alle Attività produttive del Comune di Roma, che non usa mezzi termini:

“Questa piaga mina i diritti dei lavoratori, compromette la qualità della ristorazione e genera concorrenza sleale tra imprese. Non possiamo accettare che professionisti esperti vengano sottoinquadrati e privati di una retribuzione equa e delle tutele fondamentali”.

Per Lucarelli serve un intervento coordinato, che chiami in causa governo e parti sociali: più controlli, più informazione ai lavoratori e applicazione esclusiva dei contratti nazionali, come quello della ristorazione.

Un danno economico e culturale

Oltre al danno economico diretto, i contratti pirata alterano il mercato: chi rispetta le regole paga stipendi e contributi più alti e si trova a competere con chi risparmia sulla pelle dei dipendenti. Un meccanismo che, secondo l’assessora, “soffoca le attività oneste e indebolisce l’intero tessuto economico e culturale della città”.

“Difendere il lavoro equo nella ristorazione aggiunge Lucarelli significa garantire dignità a chi lavora, trasparenza a chi investe e qualità a chi consuma”.

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