Madonna “confessa” il pubblico dell’Olimpico

Tra il pubblico del 6 agosto anche Kravitz e Almodovar
di Antonello Dionisi - 7 Agosto 2006

Erano, o forse dovrei lasciare per una volta l’n.d.r. nell’armadio e dire “eravamo” più di ottantamila il 6 agosto 2006: seminati nei parterre, attorcigliati negli stretti corrodoi delle tribune, infilati tra i seggiolini, arrampicati nella grande stiva di cemento chiamata Olimpico, tutti ad assistere alla Queen dell’effimero, della trasgressione che non conosce (mezza) età, che sbalordisce con i suoni nonostante sia una musicante non eccelsa. Eccola, di colpo sul palco, come piace a lei, in una marea di luci stroboscopiche e casse caterpillar arrampicate su torri di ferro nero. Madonna era lì, e tutti aspettavano la donna che non sa deludere, quella che nonostante i 4… anni indossa senza sbavature gerontologhe stivali da cow girl, corpetti elisabettiani e pantaloni aderenti, senza per questo nascondere una muscolatura da teen ager.
La moda delle pin up Madonna l’ha saltata esaltandola, creando una scuola di cloni mal riuscite: frutto di una intellighenzia artistica che dopo quasi trent’anni di dominio incontrastato ha ancora dalla sua una mirabolante macchina tecnologica, che impallidisce l’occhio e fa calare le mascelle, decerebrando qualsiasi giudizio in merito alla qualità delle interpretazioni, ed ecco allora che in un concerto di Madonna non si ricordano nemmeno tanto i motivetti, come spesso succede per le normo esibizioni, ma si ricordano le luci, le gabbie che sul palco si alternano a croci, palle di cristallo che si aprono a spicchi, giostre che spuntano dalle quinte e una serie impressionante di ballerini, skater, danzatrici e mille altre facce scure che animano, di soppiatto e con la dovuta modestia, il palco della Madonna di nostra epoca.


 


Da sottolineare la bravura della regia, che oltre ad avvalersi di tecnologie fantascientifiche, ha messo in risalto qualsiasi movimento della Ciccone: qualsiasi passo, dito puntato in aria, smorfia di simil coito, è stato sistematicamente ripreso e proiettato nei due maxi schermi laterali. Tutto sembrava accadere per caso, ma quando si tratta di Madonna la casualità diventa un ordine estinto, lasciato in pasto ai dilettanti, quelli che magari sì riempiono uno stadio, ma con la sola canzonetta del giorno da lasciare nella testa della gente.


 


Abbiamo chiesto a Katia una dei volontari della Provincia di Roma al servizio per i disabili cosa gli è piaciuto di più e cosa di meno. “Mi ha colpito che, come al solito, la guardi mentre si esibisce e immediatamente pensi: ma come fa a essere così ‘figa’, come gli è venuto in mente di fare quel movimento li, oppure ma che vestito da sballo, ma guarda che fisico, vabbéh potrei continuare così per un’ora. Purtroppo non capisco l’inglese e non ho compreso quasi nulla di quello che il ‘mito’ ci ha detto quando durante lo show ci ha parlato”.
Mentre Enzo, un altro dei volontari, è rimasto piacevolmente colpito del “balletto” con due ballerini, uno con dipinto sul ventre il simbolo ebraico e l’altro con quello islamico. Ma è rimasto dispiaciuto che nel finale mentre era tutto preso dal raccogliere la miriade di palloncini dorati del “Confession tour” che cadevano dall’alto non ci sia stato un vero e proprio saluto o un bis… “ma forse – conlude Enzo – non sono cose da Madonna, però, probabilmente chi ha pagato così tanto dei biglietti per un concerto e magari fatto lunghi viaggi e/o attese, avrebbe apprezzato lo stesso”.


 


Da segnalare la presenza, scortattissima, tra il pubblico di Lenny Kravitz e il regista Pedro Almodovar.


 

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Madonna, egoveneratrice del suo verbo, continua a lasciare negli occhi degli spettatori ricordi magnifici, simili a piccoli viaggi nel mondo che verrà, e alla fine chi se ne frega se la voce era un po’ torbida e che a malapena ha strimpellato due accordi di chitarra.


 


Madonna è sempre Madonna.


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