Manlio Guberti Helfrich. Viaggio nella Memoria

Personale nel centenario della nascita del pittore a cura di Medina Roma in via Angelo Poliziano, 32-34-36 nel quartiere Esquilino. Vernissage: venerdì 8 dicembre alle ore 18.00
Redazione - 7 Dicembre 2017

Per celebrare il centenario della nascita del pittore Manlio Guberti Helfrich (1917-2003)  Medina Roma in via Angelo Poliziano, 32-34-36 nel quartiere Esquilino ospita la personale dal titolo: Manlio. Viaggio nella Memoria. La mostra è realizzata in collaborazione con la famiglia del pittore e il patrocinio del Comune di Roma.

Il vernissage: venerdì 8 dicembre alle ore 18.00

Serata- Evento: sabato 16 Dicembre ore 18.00

Apertura al pubblico: 8-14 e 16-27 Dicembre 2017 | Lun- Ven 10-13 e 15-19.

 

 

MANLIO. Viaggio nella Memoria

Manlio Guberti Helfrich, nel suo nome la sua vita, le sue origini, il suo talento. Avvocato, pianista, appassionato di fisica e, soprattutto, pittore. Nacque a Ravenna nel 1917 e morì nelle campagne romane nel 2003; in questa sua personale ne celebriamo il centenario della nascita. Una vita intensa, emozionante, avventurosa, talvolta piena di ostacoli e tormenti, talvolta fatta di meraviglie e onori. Per decisione dell’illustre padre, diventa avvocato; alla morte del capofamiglia, per non arrecargli dolore, segue la sua vera natura, quella di pittore. La nuova vita lo porta a Roma, dove diventa allievo del Bartoli. Non sarà una vita facile, ma la sua caparbietà e la convinzione di essere nel giusto lo porterà sempre più avanti. (…)

Il resto di un ampio e dettagliato articolo sull’artista e sulla sua opera

 

MANLIO, L’ ARTISTA CHE VISSE NELLA TORRE DI MONTEPUCCI (PESCHICI)

Negli anni Cinquanta, la Torre di Montepucci divenne, per qualche anno, la residenza di Manlio Guberti (Ravenna, 1917 – Monte d’Arca, 2003) che vi aprì un ospitale “Club della Tavolozza”. Pittore, incisore e poeta era un uomo coltissimo, curioso di tutto, che amava molto la solitudine del selvaggio Gargano, e di Montepucci in particolare. Manlio era capace di contemplare un’onda, intuendo l’ordine nell’apparente disordine e leggendovi armonie “frattali”. Scrive nel suo epistolario dal Monte Orcius: «In questi giorni ho fatto diversi studi di onde, specialmente vedendole dall’alto capisco perché gli antichi aggiogarono al carro di Poséidon i cavalli, che sono forse gli animali più belli della terra…».

Leggi dal web il testo di Teresa Maria Rauzino. Manlio l’artista che visse a Montepucci

 


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