

Secca replica del presidente: piano di rientro da rivedere e sblocco immediato dei trasferimenti, altrimenti potrei lasciare
Piero Marrazzo è stato nominato il 4 luglio, in un incontro con il Governo, commissario straordinario alla Sanità della Regione Lazio, per affrontare il risanamento del deficit del settore sanitario attraverso l’attuazione del piano di rientro approvato nel 2007. Ma il presidente punta i piedi. «Parlo – ha precisato subito – pensando esclusivamente agli interessi di tutti i cittadini», per questo ha paventato anche l’ipotesi di rinunciare all’incarico conferitogli dal Governo se non dovessero configurarsi quelle «condizioni» necessarie.
Un incarico non facile da portare a termine, infatti, dati i vincoli stabiliti nel documento provvisorio: contenimento della spesa per il personale con il blocco del turn-over, riduzione della spesa farmaceutica territoriale e convenzionata, razionalizzazione della spesa per l’acquisto di beni e servizi e linea dura per gli ospedali a bassa performance.
Il Lazio, ha commentato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, deve «gestire la spesa sanitaria perché si uniformi alle Regioni più efficienti». E le indicazioni contenute in bozza, ha poi proseguito, non contengono tagli essenziali, ma solo «rispetto alle aspettative e ai sogni». E secondo il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, la nomina di Marrazzo a commissario è un «atto importante», perché sbloccherà i «flussi di cassa» che al nostro Comune, assicura, frutteranno quasi 1 miliardo e mezzo di euro.
Una bozza, però, che non tiene minimamente in considerazione le manovre prioritarie indicate e discusse negli incontri precedenti fra Regione e Governo. Marrazzo ha infatti sottolineato l’urgenza e la necessità di una “rimodulazione del piano di rientro” e, soprattutto, lo “sblocco immediato dei trasferimenti attesi dalla Regione”, che costituirebbero i passi decisivi di un’azione reale per il risanamento del disavanzo nel settore sanitario del Lazio.
Manovre, però, che non sembrano trovare spazio nella bozza di delibera, ma che Marrazzo considera fondamentali e vincolanti all’accettazione del commissariamento. “Ho sempre lavorato – ha sottolineato infine – perché il rapporto fra Regione e Governo rimanesse nel quadro delineato dalla Costituzione”, e non degenerasse in un “conflitto fra le istituzioni”.
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