Matisse e i suoi Arabesque alle Scuderie del Quirinale

Dal 5 marzo al 22 giugno 2015 è possibile visitare la mostra e partecipare agli appuntamenti ad essa associati
di Cristina Colaninno - 11 Marzo 2015

Oltre cento opere di Matisse con alcuni capolavori assoluti per la prima volta in Italia dai maggiori musei del mondo: Tate, MET, MoMa, Puškin, Ermitage, Pompidou, Orangerie, Philadelphia, Washington solo per citarne alcuni.

Matisse. Arabesque” è un’esposizione curata da Ester Coen, con un comitato scientifico composto da John Elderfield, Remi Labrusse e Olivier Berggruen, che vuole restituire un’idea delle influenze che l’Oriente ebbe nella pittura di Matisse: un Oriente che, con i suoi artifici, i suoi arabeschi, i suoi colori, suggerisce uno spazio più vasto, un vero spazio plastico e offre un nuovo respiro alle sue composizioni, liberandolo dalle costrizioni formali, dalla necessità della prospettiva e della “somiglianza” per aprire a uno spazio fatto di colori vibranti, a una nuova idea di arte decorativa fondata sull’idea di superficie pura. Una rivelazione che non fu uno shock improvviso ma – come testimoniano i suoi quadri e disegni -viene piuttosto da una crescente frequentazione dell’Oriente e si sviluppa nell’arco di viaggi, incontri e visite a mostre ed esposizioni

Dal 5 marzo al 22 giugno 2015 è possibile visitare questa mostra presso le Scuderie del Quirinale, promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura, Creatività, Promozione Artistica e Turismo, la mostra è organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in coproduzione con MondoMostre e catalogo a cura di Skira editore.

Un percorso espositivo che intende valorizzare e raccontare l’esperienza del pittore francese e dell’impatto che ebbe su di lui l’arte orientale. Da quando nel 1895 si iscrive ufficialmente all’École des Beaux Arts dove insegnano molti Orientalisti Matisse vede molto Oriente: visita la vasta collezione islamica del Louvre in esposizione permanente e le diverse mostre che, nel 1893-1894 e soprattutto nel 1903, vennero dedicate all’arte islamica al Musée des Arts Decoratifs di Parigi. All’Esposizione mondiale del 1900, scopre i paesi musulmani nei padiglioni dedicati a Turchia, Persia, Marocco, Tunisia, Algeria ed Egitto. Matisse frequenta anche le gallerie dell’avanguardia, come quella di Ambroise Vollard, dal quale acquista nel 1899 un disegno di Van Gogh, un busto in gesso di Rodin, un quadro di Gauguin e uno di Cézanne, che influenzerà moltissimo l’opera di Matisse.

Viaggia in Algeria (1906), ne riporta ceramiche e tappeti da preghiera che nel disegno e nei colori riempiranno le sue tele da li in poi, in Italia (1907) visita Firenze, Arezzo, Siena e Padova. La visita alla grande “Esposizione di arte maomettana” a Monaco di Baviera nel 1910 – la prima mostra di arte mussulmana che influenzerà una generazione di artisti, da Kandinsky a Le Corbusier – sarà il vero spunto per un tipo di decorazione di  impianto compositivo assai lontano dalle sue tradizioni occidentali. E’ a Mosca nell’autunno 1911 per curare l’installazione in casa Schukin di La danza e La musica. Nel 1912 torna in Africa, stavolta la meta è il Marocco, Tangeri la bianca. Ecco che il tailleur de lumiere, come lo battezza non a caso il genero Georges Duthuit, è sorpreso da una luce dolce e da una natura lussureggiante che andranno ad accentuare la sua cadenza armonica, musicale: “un tono non è che un colore, due toni sono un accordo” 

Matisse si lascia alle spalle le destrutturazioni e le deformazioni proprie dell’avanguardia, più interessato ad associazioni con modelli di arte barbarica. Il motivo della decorazione diventa per l’artista la ragione prima di una radicale indagine sulla pittura. E’ dai motivi intrecciati delle civiltà antiche che Matisse coglie i principi di rappresentazione di uno spazio diverso che gli consente di “uscire dalla pittura intimistica” di tradizione ottocentesca.

Nella prima sala ci accoglie la monumentale natura morta Gigli, Iris e Mimose del 1913 (Museo Puškin, Mosca) anticipatoria della magia cromatica dei toni dell’azzurro e del verde, colori che Matisse riprende dal mondo della decorazione orientale, in particolare dalla ceramica ottomana e nord-africana del XV e XVI secolo, ove la natura è rappresentata in modo simbolico.

YvonneLandsbergGià dalla sala successiva il percorso della mostra propone suggestioni diverse: il primitivismo, di cui è nota la passione di Matisse e il suo amore collezionistico per le maschere e i tessuti africani. I colori si scuriscono e i segni diventano semplici, geometrici, come nel Ritratto di Yvonne Landsberg del 1914, capolavoro del Philadelphia Museum of Art e vicino, come potenza visiva, alle Demoiselles d’Avignon del 1907, icona rivoluzionaria dei linguaggi artistici del Novecento. Accanto, una serie di eccezionali ritratti che raccontano la trasformazione sempre più essenziale del tratto dell’artista: dall’Italiana del 1916 (Solomon R. Guggenheim Museum, New York), alla Ragazza con copricapo persiano del 1915 – 16 (The Israel Museum, Gerusalemme), alle Tre sorelle del 1916-17 (Musée de l’Orangerie, Parigi): atmosfere primitivistiche per spingere lo sguardo a individuare i rapporti di fascinazione di Matisse con oggetti, maschere e tessuti africani.

La Sposa di Maria Pia

In occasione della mostra “Matisse. Arabesque”, alle Scuderie del Quirinale torna “Spot!”  l’appuntamento all’ora dell’aperitivo per la lettura guidata di un’opera. Un percorso in tre tappe tra fascinazioni orientali, suggestioni africane, arabeschi e orditi per conoscere ibridazioni e commistioni di generi e stili che influenzarono l’opera di Matisse. L’evento, a cura del Laboratorio d’arte, avrà luogo a partire da giovedì 19 marzo e sarà condotto dal Curatore Senior del Palazzo delle Esposizioni, Daniela Lancioni.

giovedì 19 marzo, ore 18.30
Henri Matisse, Zorah sulla terrazza, 1912-1913
Dipinto a Tangeri durante uno dei prolungati soggiorni di Matisse in Marocco tra il 1911 e il 1913, Zorah sur la terrasse è un felice tentativo di fondere ornamento e immagine figurativa. Connubio che l’autore aveva a lungo cercato e che d’ora in poi sarà conquista permanente del suo lavoro ricevuta in dono, anche, dalla cultura e dalla natura del Maghreb.

ParaventoMorescogiovedì 16 aprile, ore 18.30
Henri Matisse, Il paravento moresco, 1921
L’Occidente, emerso di recente dal sanguinoso conflitto della Prima guerra mondiale, viene investito, in questo dipinto, dei colori e dei motivi della cultura orientale. Paravento, tappeti, stoffe trasformano l’ambiente borghese abitato dalle due giovani donne con la magia di intrecci che hanno il potere di svelare il senso profondo della meraviglia.

giovedì 14 maggio, ore 18.30
Henri Matisse, I pesci rossi, 1911
I pesci rossi, insieme alle finestre e all’atelier, sono i soggetti che più ricorrono nella pittura di Matisse. Tema diffuso in Estremo Oriente e introdotto in Europa a partire dal XVII secolo, l’acquario, con la sua massa d’acqua e i pesci raddoppiati dal loro riflesso, è anche, in termini metaforici, la lente attraverso la quale Matisse ha elaborato la sua visionaria percezione del mondo.
La mostra dedicata a Henri Matisse, protagonista tra i maggiori dell’arte moderna, sarà accompagnata dalle riflessioni di alcuni studiosi che ne leggeranno l’opera, alla ricerca delle costanti figurative e della vocazione spirituale che le sottende, definendo influenze e lasciti nella cultura a seguire, non solo nelle arti visive, ma anche nella musica e nella danza. Di seguito il programma.

18 marzo, ore 18.30

Éric de Chassey Matisse, pittore religioso?

Evocare la dimensione spirituale nell’opera di Matisse fa venire subito in mente la sua ultima produzione modulata su temi esplicitamente religiosi e cristiani. Ma se si estende questa nozione all’insieme della sua opera artistica ne emerge un’altra visione, più ricca e più contraddittoria.

25 marzo, ore 18.30

Micol Forti “La mia seconda vita”. La Cappella del Rosario a Vence e l’ultimo Matisse

La realizzazione della celebre Cappella del Rosario a Vence coinvolse in modo esclusivo il pensiero creativo di Henri Matisse dal 1948 al 1951. In questo periodo, l’artista mise a punto nuove tecniche di ideazione e lavorazione, realizzando un’opera monumentale concepita in ogni dettaglio: dall’architettura alle vetrate, dai pannelli figurativi in ceramica agli arredi e ai paramenti liturgici.

 8 aprile, ore 18.30

Claudio Zambianchi “Matisse non mi è mai sembrato così giovane”: Henri Matisse e l’Espressionismo Astratto

Guardando i dipinti realizzati dagli Espressionisti Astratti fra la prima e la seconda metà degli anni Quaranta, si nota un mutamento: dall’influsso della pittura di Picasso a un nuovo valore attribuito alla stesura pittorica piatta e all’espansione del colore sulla superficie. La novità è riconducibile all’interesse dei giovani americani nei confronti dell’arte di Henri Matisse sancito, fra l’altro, dalla grande e fondamentale mostra dedicata all’artista dal MoMA di New York nel 1951.

15 aprile, ore 18.30

Dominique Szymusiak “Luce pura, aria pura, colore puro”. 1930. Il viaggio di Matisse in Polinesia

Nel 1930 Matisse parte da Nizza per un viaggio di tre mesi a Tahiti. Soggiornerà a Papeete, sulle orme di Gauguin, e scoprirà il fascino dei paesaggi delle isole Tuamotu. Non realizzerà alcuna opera compiuta ma riporterà con sé le impressioni di un viaggio denso di scoperte sull’universo delle forme, della luce e dei colori che torneranno a galla in chiave di nuova ispirazione parecchi anni più avanti quando iniziò ad esplorare la tecnica dei papiers découpés.

22 aprile, ore 18.30

Francesco Antonioni Arabeschi selvaggi: la Sagra della Primavera e le sue conseguenze

Attraverso la contrapposizione fra struttura e arabesco è possibile leggere la musica d’arte occidentale dalle origini gregoriane agli sviluppi più recenti.

29 aprile, ore 18.30

Sergio Trombetta Matisse e la danza

Dal celeberrimo capolavoro giovanile La Danse (1909) fino alla produzione degli ultimi anni, come il volume-raccolta Jazz (1947), passando per la cruciale esperienza in seno ai Ballets Russes per Le Chant du Rossignol di Stravinskij-Massine (1920), Matisse è l’artista che più di ogni altro nel Novecento ha saputo catturare e rendere la magia del corpo in movimento, trasformandola in immagini che rimangono tra le icone assolute del XX secolo.

13 maggio, ore 18.30

Daniela Lancioni Arabesque: da ornamento a struttura. Riflessione semi-lecita sull’arte contemporanea

Non è lecito imparentare alla categoria di arabesco un Wall Drawing di Sol LeWitt, un ambiente di Gianni Colombo, un lavoro in situ di Daniel Buren, una serie fotografica di Bernd e Hilla Becher. Eppure tutte queste opere, insieme a molte altre, si basano sulla ripetizione di elementi simili, proprio come accade in un ornamento. E’ lecito, allora, ipotizzare che nell’arte contemporanea occidentale la categoria tradizionale di ornamento, investita di nuovi valori, abbia subito una metamorfosi?


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