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Matteo il duro – Matteo che si crede Mattarella – Dario il paravento – La Francia felix di Enrico Letta – Falso in bilancio. Il prosciutto si spera no – La Giunta creativa di Minerva

Fatti e misfatti di giugno 2016

Matteo il duro

“Se volete che io lasci – così Matteo Renzi duro, in Direzione, con le minoranze pd – convocate un Congresso e, se possibile, vincetelo. Se volete che scinda il ruolo di “premier” da quello di segretario del partito, proponete una modifica al regolamento e votiamola”.

Con tanti saluti, dunque, a chi si era illuso su un Matteo più conciliante e più malleabile. Roberto Speranza ha perso ogni speranza di farsi almeno sentire, Gianni Cuperlo è rimasto con in mano il suo invito a scoprire finalmente un po’ di modestia, Pierluigi Bersani si è visto snobbare la sua mucca nel corridoio del Nazareno, Massimo D’Alema è rimasto seduto e muto, Fabrizio Barca si è sentito in dovere di dimettersi da quella Commissione sulla riorganizzazione del partito che si era insediata due anni fa. Ancora una volta e ancora di più, perciò, nel Pd un uomo solo al comando. Sicuro di sé fino alla strafottenza e all’arroganza. Che ha mostrato di infischiarsene tranquillamente quando si è sentito dire “se continui così, vai a sbattere tu e mandi a sbattere anche il Pd”. Lui, infatti, continuerà così. Lo ha detto più che chiaro e tondo. E non sembra avere alcuna intenzione di cambiare idea, atteggiamento, comportamento. Come è stato per Silvio Berlusconi, forse, anche lui si sente “unto dal Signore”.

Matteo che si crede Mattarella

matteo renzi“Se vince il fronte del “no” – ha detto anche, in Direzione pd, Matteo Renzi – io confermo che lascerò, ma sappiate che sarà la fine della legislatura”.

Potrebbe essere così, ma anche no. Perché, a decretare la fine di una legislatura, è – come prescrive la Carta costituzionale – il Presidente della Repubblica. E non è detto che il Presidente della Repubblica riterrebbe di dover mandare a casa il Parlamento perché se ne andrebbe a casa, vittima eventuale del suo superego, uno sconfitto Matteo Renzi. Il quale, tra l’altro, dal Parlamento non è stato neppure eletto. O no?

Dario il paravento

“L’unico ad osare qualcosa – sempre durante la Direzione pd – è stato il Ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini. Il quale è arrivato a sostenere che, dopo il referendum sulle riforme costituzionali, occorrerà però un a riflessione sulla nuova legge elettorale”.

Un atto di coraggio? Più che un atto di coraggio – secondo molte interpretazioni – un riflusso di paraventismo ex dc. Dario Franceschini, insomma, se ne sarebbe uscito così ponendosi due obiettivi. Il primo: offrire un ramoscello di ulivo, lui, alle minoranze interne del partito, ma anche a tutti coloro i quali, fuori del partito, vorrebbero cambiare la legge elettorale. Il secondo: così rappresentatosi, proporsi, in caso di bocciatura delle riforme costituzionali, come il traghettatore pronto a mettere in cantiere una legge elettorale nuova e completare, lui, la legislatura. Da parte sua, indubbiamente, una carta giocata al buio, ma con qualche possibilità di illuminargli, alla fine, la strada futura. Sempre che la volpe Matteo, con un balzo, non arrivi a mangiarsi il suo grappolo di paraventismo ex dc. Riscrivendo la favola di Esopo.

La Francia felix di Enrico Letta

“Enrico Letta – “fatto fuori” da Matteo Renzi dopo il noto “stai sereno” – ha collezionato, in Francia, un altro prestigioso incarico: dopo la direzione dell’ “Istituto di studi politici” di una celebre Università parigina, la presidenza di quell’ “Istituto Jacques Delors” che è il più importante “tink tank” europeo di politica, economia e società”.

Ora che Letta, in Francia, è sulla cresta dell’onda e che Renzi, in Italia, rischia di trovarsi sulla cresta di uno tsunami, potrebbe spedirgli lui, questa volta, il noto “stai sereno”. Ma Enrico non lo farà: lui è un signore.

Falso in bilancio. Il prosciutto si spera no

“La Procura della Repubblica – a Parma – ha sequestrato 11 milioni di euro, al marchio “Parmacotto”, avendo appurato un suo falso in bilancio relativo al 2010″.

L’augurio dei consumatori di “Parmacotto” è che non si debba scoprire che il marchio avrebbe falsificato, anche, il suo prodotto più famoso: il prosciutto ottenuto – come pubblicizzato – dalle parti più nobili della coscia suina. Invece che dalle parti più nobili, insomma, da certe altre chissà quanto meno nobili.

La Giunta creativa di Minerva

“Il neosindaco pd di Gallipoli – Stefano Minerva – ha formato la nuova Giunta con gli assessorati alla bellezza, al futuro, alla felicità e alla creatività”.

Per lui, invece, ha tenuto la delega al sorriso. Meglio sarebbe stato, forse, la delega alla risata a crepapelle.

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