

L'intervento è stato coordinato dal Comandante Generale della Polizia Locale Mario De Sclavis
Un blitz partito da un’indagine sui combattimenti clandestini tra cani ha portato alla scoperta di uno dei più ingenti depositi di droga sequestrati negli ultimi mesi nella Capitale.
È quanto emerso dall’operazione condotta dalla Polizia Locale di Roma Capitale, che nella giornata di ieri ha posto sotto sequestro quasi due quintali di sostanze stupefacenti tra hashish e cocaina purissima, pronte per essere immesse nelle principali piazze di spaccio della città.
L’intervento, scattato nel quadrante sud della Capitale – tra Eur, Dragona, Spinaceto e Ostia – è stato coordinato dal Comandante Generale del Corpo, Mario De Sclavis, e rappresenta il culmine di un’attività investigativa iniziata per tutt’altro motivo: presunti maltrattamenti e traffico di cani destinati ai combattimenti illegali.
Durante i controlli su una presunta base di allevamento di cuccioli e cani di grossa taglia, gli agenti sono stati insospettiti dal comportamento agitato dell’uomo presente nello stabile e dal forte odore acre proveniente dai locali.
Una perquisizione più approfondita ha portato alla scoperta di un sacco di plastica pieno di panetti di droga.
A quel punto, la verifica è stata estesa a tutto l’immobile e alle sue pertinenze: all’interno, i caschi bianchi hanno trovato un vero e proprio deposito di stupefacenti, con circa 170 chili di hashish confezionati in panetti di varie dimensioni e 5 chili di cocaina purissima, oltre a bilancini di precisione e materiale per il confezionamento. Tutto è stato immediatamente sequestrato.
Il responsabile, un cittadino italiano di 49 anni, è stato arrestato con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio e condotto nel carcere di Rebibbia su disposizione dell’autorità giudiziaria.
Secondo le prime stime, il valore complessivo dello stupefacente sequestrato potrebbe superare diversi milioni di euro.
Le indagini proseguono per accertare i canali di approvvigionamento e la destinazione finale della droga, che, secondo gli investigatori, era destinata ad alimentare le piazze di spaccio di Roma sud e del litorale.
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