

La disputa sull'uso dell'elisoccorso per il ritorno dall'Ariston. Il ministro dell'Interno: 'Ha scritto l'inno dei pompieri'
Un “monumento nazionale” o un passeggero privilegiato a spese dei cittadini? Il dibattito infiamma il post-Sanremo dopo che Giulio Rapetti, in arte Mogol, è atterrato a Roma a bordo di un mezzo destinato alle emergenze.
Il paroliere, reduce dall’ovazione al Festival, era atteso al Teatro Argentina per la prima festa commemorativa del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, dove ha ricevuto la nomina di vigile del fuoco ad honorem e ha presentato l’inno da lui scritto e donato al Corpo.
Le critiche più aspre arrivano dalla Liguria. Il consigliere regionale dem Simone D’Angelo ha definito il fatto “sconcertante“:
«L’elisoccorso è indispensabile per le emergenze dei cittadini. Sapere che è stato usato come taxi speciale lascia senza parole».
D’Angelo ha chiamato in causa anche il governatore Bucci, chiedendo se fosse a conoscenza del volo e se questo abbia comportato una sospensione del servizio di soccorso sul territorio genovese.
Duro anche il sindacato USB Vigili del Fuoco: «Un elicottero non è un mezzo di rappresentanza. Ogni ora di volo comporta costi rilevanti e usura del velivolo. È un fatto gravissimo che incide sulla capacità operativa».
A gettare acqua sul fuoco ci ha pensato il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, presente alla cerimonia romana: «Siamo profondamente grati a Mogol per aver regalato l’inno ai nostri Vigili. Il resto sono le solite polemiche strumentali. Abbiamo voluto onorare un grandissimo artista».
Nonostante le frizioni, la cerimonia al Teatro Argentina si è conclusa con l’esecuzione dell’inno firmato dal paroliere.
Resta però il nodo sull’opportunità di utilizzare mezzi di soccorso per finalità civili o promozionali, un tema che promette di approdare presto in Parlamento con interrogazioni mirate a chiarire chi abbia autorizzato il piano di volo e con quali costi per le casse pubbliche.
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