

Presentazione del libro al Museo di Roma in Trastevere, piazza S. Egidio 1/b Roma, mercoledì 7 giugno ore 17.00
All’interno di un’interessante mostra Italo Insolera, il bianco e nero delle città – Immagini 1951-1984, ovvero gli scatti mai visti dell’urbanista da poco scomparso – la presentazione del suo libro fotografico – mercoledì 7 giugno dalle ore 17.00.
Il volume, edito da Palombi, sarà presentato presso la sala conferenze del Museo di Roma in Trastevere piazza S. Egidio, 1/b, dove è in corso la mostra “Insolera: il bianco e nero delle città” – promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Un archivio fotografico quindi, per larga parte inedito, popolato di paesaggi e città rigorosamente in bianco e nero. La scelta delle immagini nasce da spunti dello stesso Insolera, dall’intensa collaborazione con la moglie Anna Maria Bozzola Insolera, e si intreccia ai contributi degli amici che ne hanno condiviso l’etica e l’azione urbanistica: Adriano La Regina, Walter Tocci, Vezio De Lucia tra gli altri.
In occasione della presentazione, interverranno con proprie testimonianze e suggestioni: Giuseppe Cederna, Diego Mormorio, Enrico Pugliese, Francesco Scoppola. Modera Ella Baffoni.
Urbanista, storico, noto autore di “Roma moderna, evidenzia nei suoi scatti un forte legame fra le riflessioni sui processi urbani di sviluppo e l’impegno in difesa del patrimonio culturale e ambientale, nella ricerca quotidiana di risposte e proposte per governare un territorio sempre più antropizzato. Nelle sue foto non mancano i palazzoni bianchi alzati come funghi nella Borgata Gordiani, concreti fantasmi dietro le superstiti casupole dei vecchi borghetti, con le donne e i bambini che vanno alla fontanella per una pentola di quell’acqua preziosa che a Roma non manca mai, ma spesso fuori dalle tubature. Impressionante anche la foto che ritrae l’enorme lattina di olio per motori, alzata da una mano mostruosa che esce dalla terra, un’opera Pop ante litteram, un allegro pugno nello stomaco di una pubblicità violenta e senza scrupoli che azzera la storia per un presente offerto da consumare con onnivora avidità.
Ho conosciuto il testo di Insolera all’Accademia di Belle Arti, arrivando nella Capitale nel settembre del 1971, con l’entusiasmo degli stranieri ed in testa la Roma dei film del neorealismo, mangiando bene ed in allegria, per poche lire nelle confortevoli bettole trasteverine, meravigliata nel vedere, per la prima volta in vita mia, evoluzioni acrobatiche di stormi di uccelli tra le nubi autunnali, anche loro attirati da questa grande ameba di luci e di calore radioattivo. Purtroppo poi, come molti altri, fui dolorosamente colpita dalla sparizione del prezioso Ponentino, questo storico e delicato zéfiro, fresco, profumato di mare, che ripuliva la città e la rendeva ricca di qualcosa di insostituibile, bloccato dalle maledette costruzioni di alti, compatti e brutti edifici, in una persistente violazione del buon senso e dell’etica, nella endemica carenza di un piano urbanistico, nonostante lo storico anatema di Italo Insolera, Roma moderna. Un secolo di storia urbanistica, la prima edizione addirittura del 1962. Con il Ponentino sparivano la convivialità delle cene in strada ed anche lo spirito popolare di condivisione, il tempo allusivo e romantico, custode e complice di produttive atmosfere, silenzioso messaggero delle note di fiduciosi stornelli e del canto d’amore dei Rugantini.
Io, come tanti altri, però sono rimasta a Roma, assumendo quella locale specie di secolare indolenza, colorata di spocchiosa vanagloria e saggia tolleranza di chi ha visto tutto e non si aspetta niente di nuovo, atteggiamento assunto anche dai molti cosiddetti romanizzati, poiché Roma da secoli è eterogenea ed accogliente, multietnica ed omologante, ma sempre Una capitale in bilico tra Europa e Terzo Mondo così come l’aveva definita il critico d’arte Giulio Carlo Argan, primo sindaco non democristiano della Roma repubblicana dal 1976 al 1979.
Però sempre Argan avrebbe detto… Più che una città, Roma è una polenta molle scodellata ed allora bisognerebbe smettere di pensare a questa città solo come ad un’antropologia in sovrimpressione, stratificata nel tempo e nello spazio, dove tutti i mali italiani si potenziano ed in parte si annullano a vicenda, dando sempre più l’impressione di essere immersi in un grande stagno, affogato nel cemento e nello smog, nonostante i martoriati polmoni verdi che ancora resistono al degrado, ascoltando il messaggio ancora potente di questo grande urbanista-fotografo.
Presentazione del libro Italo Insolera, fotografo – 180 pagine, oltre 200 immagini e testi.
Edizioni: Palombi Editori, 2017 – mercoledì 7 giugno dalle ore 17.00.
All’interno della mostra Italo Insolera, il bianco e nero delle città – Immagini 1951-1984, Museo di Roma in Trastevere piazza di Sant’Egidio 1/B Roma, fino al 9 luglio, tel. 060608 – Info 060608 (tutti i giorni ore 9:00 – 19:00)
www.museiincomune.it
www.zetema.it
www.museodiromaintrastevere.it
FOTO DAL TESTO DI ITALO INSOLERA
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