

A Palazzo Orsini, via Borghese 10, fino a domenica 25 giugno 2017
Gli artisti non si sono mai tirati indietro dalla responsabilità di denunciare mostri e mostruosità, delitti sociali o bellici, riferiti alla cronaca o addirittura alla mitologia, ma anche eventi feroci e delittuosi che hanno riguardato la religione o addirittura la follia umana, filtrata attraverso l’immagine simbolica della rappresentazione.
Ovviamente in queste figurazioni, al di là di raccontare fatti storici o mitologici, è spesso contenuto un giudizio che denuncia la negatività della violenza, che purtroppo oggi non si è estinta, anzi sembra quasi essersi trasformata, da fenomeno sporadico, in rituale, forse una vera e propria patologia sociale, denunciata dalla psicoanalisi appena nata con Freud già alle soglie del XX secolo, e segnalata dai primi movimenti delle cosiddette avanguardie artistiche del ‘900 – “Il più semplice atto surrealista consiste nello scendere in strada con una pistola per mano e sparare a caso, finché si può, sulla folla” (André Breton – Secondo Manifesto del Surrealismo 1929).
Ma oggi non ci accontentiamo più di subire in silenzio di atti di aggressione estremi, e fu Gandhi a mettere in evidenza, in un famoso pamphlet del 1909, Hind Swaraj, che la nostra civiltà è immorale ed ha smarrito il senso autentico dello scopo di vivere, il dharma, mentre più recentemente, il 19 agosto del 2015, i miliziani hanno torturato e poi decapitato l’archeologo Khaled Assad, responsabile del sito di Palmira, che si era rifiutato di rivelare dove fossero antichi reperti destinati alla distruzione. Infine la guerra, oggi fortemente tecnologica, mira ad eliminare completamente la percezione di quello che si fa nel momento in cui per esempio, si sganciano bombe da un’altezza di 15.000 metri, mentre la gestione economica è divenuta simile alla lussuosa suite di un albergo da dove si possono imporre, con assoluta imperturbabilità, politiche che distruggeranno la vita di molte persone, delle quali sembra non importarci niente. (Joseph Stiglitz – Premio Nobel Premio Nobel per l’economia 2001)
Oggi siamo ad una soglia nella quale l’identità locale del territorio si perde facilmente, così come si perde il senso della misura e della realtà naturale, nel ricordare che il termine cultura deriva dal latino colere, “coltivare”, poi esteso a quei comportamenti che impongono una “cura verso gli dei”, da cui il termine “culto”. Ci siamo quindi spinti molto lontano dal Mito e dalla Spiritualità che il principe Orsini usò metaforicamente per evocare i Mostri, nel significato originario di segno divino, prodigio, ammonimento per l’uomo, scolpiti nelle rocce del suo celebre giardino, tutt’ora visitabile. Una gita a Bomarzo potrà comprendere entrambi questi itinerari ed invitare alla riflessione, attraverso le opere di artisti sensibili a queste tematiche, dei quali riportiamo, per brevità, solo alcuni esempi.
La Mostra a Palazzo Orsini – rassegna d’Arte Contemporanea a cura di Giorgio Di Genova, direzione artistica di Paolo Berti, in collaborazione con l’Associazione Culturale Premio Centro, Comune di Bomarzo, Tiziana Todi e Galleria Vittoria – inaugurata il 1 giugno – con più di cinquanta opere esposte nelle dieci sale di Palazzo Orsini, (via Borghese, 10 – Bomarzo VT- tel 0761 924337) mentre di Giò Montez ha intrattenuto i presenti con una performance sulla Pace. Il Catalogo è reperibile in sede, edito da Premio Centro e a cura di Giorgio Di Genova. La Mostra sarà aperta tutti i giorni prefestivi e festivi dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18, fino al 25 giugno 2017. INGRESSO LIBERO
FOTO DI VALTER SAMBUCINI:
FOTO 1 – Inaugurazione con i relatori: da sinistra Paolo Berti, Tiziana Todi, Giorgio Di Genova, il Presidente della Fondazione Ducci, il Sindaco di Bomarzo.
FOTO 2 – Un momento della performance di Giò Montez.
FOTO 3 – Scultura in bronzo di Alba Gonzales, “Shut up” – Quante volte una donna nell’arco della sua vita, in tutte le lingue e nei toni più diversi si sarà sentita dire: stai zitta!!! A volte si sarà ribellata, ma più spesso avrà finto, annientando gli altri sensi, mascherando il suo volto ma non le lacrime, che non ha potuto trattenere mai.
FOTO 4 – Fotomontaggio di Valter Sambucini, “la notte della repubblica ed il sogno della ragione” ispirato al malaffare italiano – Liquichimica, Saline Joniche (RC) fu costruita, inaugurata e chiusa dopo appena 48 ore di vita. Dopo avere speso 1300 miliardi delle vecchie lire, le Istituzioni avevano concluso che la produzione era “altamente inquinante”. Gli operai furono costretti alla cassa integrazione per ben 18 anni.
FOTO 5 – Bronzo cesellato di Federica Zuccheri – “Il richiamo del satiro” – Guarda meglio la bestia, questa mostruosa oscenità che ride con il cuore che ha di bambina, piange con l’animo che ha di donna e tace, elaborando il silenzio con la mente che ha di Essere Umano.
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