Nero su bianco, poesie di Bartolo Cattafi alla Biblioteca nazionale centrale di Roma 

La presentazione del volume il 5 novembre 2019 alle ore 17
Redazione - 28 Ottobre 2019

La presentazione del volume Nero su bianco, poesie di Bartolo Cattafi, xilografie di Marina Bindella (Officina Chimerea, 2019) sarà presentato il 5 novembre alle ore 17:00.

Interverranno:

il Direttore della Biblioteca nazionale centrale di Roma Andrea De Pasquale

l’editore stampatore Alessandro Corubolo

l’artista Marina Bindella

Ada De Alessandri Cattafi

Il libro, Nero su bianco, stampato a mano, si compone di 28 brevi poesie tratte dalla raccolta postuma Segni che fu pubblicata da Scheiwiller nel 1986. «“Nero su bianco”, il titolo di una delle poesie, ci è parso rappresentativo anche del modo con il quale interpretare graficamente il testo, stampato rigorosamente in nero intenso con ampi spazi bianchi». Per le poesie, Corubolo ed Elsa Zaupa hanno scelto il carattere in piombo Bembo Monotype, composto manualmente. 24 carte non numerate, 46 facciate impresse su carta velina avorio Magnani di Pescia; tiratura complessiva di 60 esemplari numerati; volume rilegato in brossura morbida con astuccio. Nove xilografie di Marina Bindella, incise nello studio romano dell’artista, «danno il ritmo alla sequenza delle pagine – spiega Corubolo – il fascino dei versi che abbiamo riproposto è tutto particolare. Sono riflessioni del poeta su sé stesso, sulla propria storia, la propria irrequietezza, brevi poesie sulla poesia, la sua ambiguità, sui segni, caratteri, inchiostri, carte con cui essa si estrinseca; l’immagine stessa delle poesie scritte ne diventa spesso oggetto non secondario.»

Bartolo Cattafi è nato a Barcellona Pozzo di Gotto il 6 luglio 1922. Laureatosi in giurisprudenza a Messina, dal 1947 visse tra Milano, dove lavorava come pubblicitario, e la Sicilia. Il suo primo incontro con la poesia avvenne proprio nella sua terra nativa, dove nella primavera del 1943 trascorreva un periodo di convalescenza durante la seconda guerra mondiale. Quella «snervante primavera» fu per lui come rituffarsi in una seconda infanzia, ritrovandosi «a enumerare le cose amate, a compitare in versi un ingenuo inventario del mondo». Il tragico scatenarsi dei bombardamenti lo vide estraniato, con naturalezza, in un quadro bucolico inebriante: «Me ne andavo nella colorita campagna nutrendomi di sapori, aromi, immagini; la morte non era un elemento innaturale in quel quadro; era come un pesco fiorito, un falco sulla gallina, una lucertola che guizza attraverso la viottola». Quella di Cattafi è una poesia dai toni epigrammatici che fa spesso ricorso alla metafora del vuoto e della solitudine per delineare l’amaro bilancio di una generazione che ha vissuto la giovinezza durante il ventennio fascista, per poi assistere agli orrori della seconda guerra mondiale. È morto a Milano il 13 marzo 1979.


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