

Con una proposta simbolica e nuove proteste in programma, gli studenti puntano a rimettere al centro il tema dell’educazione digitale e dei fondi per l’istruzione
Striscioni, megafoni e una controcircolare simbolica consegnata al Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Stamattina la Rete degli Studenti Medi del Lazio è scesa in piazza sotto la sede di viale Trastevere per protestare contro la circolare firmata dal ministro Giuseppe Valditara, che vieta l’uso dei telefoni cellulari in classe per tutta la durata della giornata scolastica.
Una misura, pubblicata a settembre, che molte scuole stanno recependo modificando i propri regolamenti interni. Ma per il sindacato studentesco si tratta di un passo indietro: “Così non si educa all’uso consapevole della tecnologia – spiega Bianca Piergentili, coordinatrice regionale della Rete Studenti Lazio –. Il divieto totale non insegna nulla, serve solo a far capire che bisogna obbedire per non avere conseguenze”.
Gli studenti contestano anche le scelte di bilancio del governo: “Nella legge di bilancio 2025 – aggiunge Piergentili – ci sono 99 milioni di euro di tagli per l’istruzione, mentre 9 edifici scolastici su 10 non sono a norma e avrebbero bisogno di interventi urgenti. Eppure, la priorità per il Ministero è vietare i cellulari”.
Durante la mobilitazione, i ragazzi hanno presentato la loro “controcircolare”, un documento alternativo che chiede una scuola capace di educare al digitale e non di punire chi lo utilizza. “Vogliamo un’educazione tecnologica che ci fornisca strumenti per costruire il futuro – prosegue la coordinatrice –. Una scuola che ci ascolti, non che ci zittisca”.
Il movimento studentesco ha già annunciato nuove mobilitazioni: il 14 novembre gli studenti torneranno in piazza, con manifestazioni in tutta Italia, per chiedere più investimenti e una scuola “inclusiva, moderna e partecipata”.
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