

Lo straordinario e intrigante piccolo bestiario velletrano curato da Roberto Zaccagnini
La canapatrassa, il pastoravacche e altre inquietudini. Piccolo bestiario velletrano è l’ultima fatica (o, per meglio dire divertissement) di Roberto Zaccagnini detto Zac ’o libraro, con libreria in via della Croce e titolare delle benemerite Edizioni Scorpius (di cui diremo in appresso).
Il libro, uscito a Velletri non casualmente il 17 gennaio 2014 festività di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali.
“Quella del Bestiario – dice l’autore nel suo Preambolo – la reputiamo una simpatica tessera di un mosaico che forse non finirà mai, ma alla quale si andava già ricamando attorno – per quanto ci riguarda – coi nostri precedenti lavori, più corposi, sulle Tradizioni velletrane e sui Giochi di strada a Velletri”.
Noi naturalmente speriamo, con l’autore “che questo ‘Piccolo bestiario’ serva ad assicurare alla memoria quanto rimasto di una tradizione che fu certamente più ricca, prima che pure questo scompaia tra le fauci di una modernità sempre più vorace”.
Non diremo che cos’è la canapatrassa (e neppure il succiacapre, la cavra bèsula o il chupacabras che alla stessa nel testo vengono apparentate) né sveleremo l’aura di mistero che circonda il pastoravacche o il seppordàle o l’aspro sordo.
Ad accentuare il mistero, per acuire la vostra curiosità e per solidarietà con il direttore di un settimanale velletrano, “che in certe cose ci sguazzava” (commenta Zaccagnini), titolerò questo articolo, come lui fece a tutta pagina alcuni anni fa per il suo giornale: “Non era una canapatrassa, ma un pastoravacche”.
Del resto soddisfare questa curiosità costa appena quattro euri, ordinando il libro alla libreria “Numero 6” in via Croce a Velletri.
Con questa modica spesa farete la conoscenza anche dell’ìndico che negli altri paesi dei Castelli viene chiamato lénghelo, di cui si racconta che una signora, per liberarsi da quest’incubo casalingo cerco di traslocare. Ed ecco cosa successe.
Così la famiglia preparò i bagagli, pronta per il trasloco. Filomena aveva in testa un materasso arrotolato, quando incontrò fuori di casa un parente. “Andate via?” chiese questo. “Certo! – rispose lei – Per colpa di quel disgraziato!”. E l’Indico, da sopra il materasso: “Vieni, che andiamo alla casa nuova!”.
“Ebbene – commenta Zaccagnini -, Nelson Mandela, l’ex presidente della Repubblica del Sud Africa, nella sua autobiografia narra una storiella simile, che ricorda dai racconti di suo nonno. Come si fa a definire storielle di paese i racconti popolari?
Nell’ultimo capitolo del volumetto (ricco di utili illustrazioni) tratta di una miriade di animaletti che popolavano un tempo la vita “Dalla campagna alla città (e viceversa)”: la filamarìa (vittima di sevizie fanciullesche) e la mariapelósa, la coccinella, il pipistrello, il rospo, la tarantola, la lucertola, i bacarozzi (quelli dell’Ascensione), le lumache, i carzolaritti (ottimi per giocare a zipitì-zipitè)…
Alla ricerca delle cose e delle parole perdute delle nostre lingue locali e di un mondo che ci appare coperto dal mistero. Prima che sia troppo tardi. In questo consiste gran parte di questa ricerca di un appassionato degno di grande considerazione. Ed il perché lo spiega lo stesso Zaccagnini in questo passo tratto dal suo godurioso libro:
“Nello studio del dialetto (parliamo del nostro, ma il fenomeno è comune a tutti gli altri) ci troviamo con un gran numero di vocaboli – se non addirittura della quasi totalità – a rischio di estinzione assieme alle generazioni nate prima della metà del ’900. Il totale e repentino cambiamento delle condizioni di vita in ogni suo aspetto, quindi delle occasioni, e la scomparsa o anche soltanto la non conoscenza di certi oggetti, di certe piante o animali, vanno trascinando verso l’oblio tutto l’universo lessicale di vocaboli e modi espressivi che soltanto pochi decenni prima erano di uso comune. Laddove manchi una letteratura – come nelle realtà relativamente piccole – che possa garantire almeno l’attestazione, quindi la disponibilità o l’opportunità per i ricercatori, una lingua antica di secoli, un vocabolo antico di millenni, scompaiono nel giro di pochi anni”.
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Grande ZAC !!! Non mollare mai …. Il tuo prezioso operato e’ una importantissima ancora di salvezza per un’umanita’ sempre più evanescente che va impoverendosi di antichi sentimenti, vitali per l’anima e necessari per il benessere di “tutti noi”.
Grazie
Grazie a te! Rispondo dopo quasi sei anni (non seguo molto me stesso) e affido questa tardiva risposta al mare magnum di Internet, non essendo un grande navigatore. Faccio sì e no il morto a galla. Il tuo commento del 22 ottobre, se lo avessi fatto il giorno dopo, sarebbe stato un bel regalo di compleanno.