Novecento di Baricco portato in scena da Flavio De Paola

Il monologo tratto dall'omonimo romanzo raccontato dall'ormai noto attore
Manuel Marchetti - 19 Febbraio 2017

Un’altra grande prestazione teatrale firmata Flavio De Paola. Questa volta l’ormai noto attore ha portato in scena un monologo di assoluta qualità raccontando “Novecento”, tratto dall’omonimo romanzo di Alessandro Baricco. Ad ospitare questa prestazione di assoluta qualità è stato il Teatro Lo Spazio, in via Locri 42.

Questo monologo di Baricco narra la singolare storia di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento. Ancora neonato, viene abbandonato nel piroscafo Virginian, sul pianoforte della prima classe e viene trovato per caso da Danny Boodman, un marinaio di colore che gli farà da padre fino all’età di otto anni, quando morirà in seguito a una ferita riportata durante una burrasca. Il bambino scompare misteriosamente nei giorni successivi alla morte di Danny a causa di un’ispezione della polizia sul piroscafo e quando ricompare incomincia a suonare il pianoforte.

Egli incontra il narratore, anche lui musicista, all’età di ventisette anni, quando questi viene assunto come trombettista sul Virginian. Questo è l’inizio di una sincera e duratura amicizia, la quale non finirà nemmeno con l’abbandono della nave da parte del narratore. Danny Boodman T.D. Lemon Novecento viene descritto dal narratore come un uomo con grandi capacità di apprendimento, che vive attraverso i desideri e le passioni altrui, che si realizza con la musica, che vive sospeso tra il suo pianoforte e il mare, con il quale è in grado di rivivere ogni viaggio, ogni sensazione gli venga raccontata dai passeggeri del piroscafo.

Dalla musica, ma più specificamente dal pianoforte, non troverà mai la forza di svezzarsi, non riuscirà mai a superare la paura di amare e di crearsi delle radici, sopraffatto dalla paura di non riuscire a vedere neanche lontanamente una fine nel mondo al di fuori del piroscafo; perciò dedica la sua esistenza a suonare allo scopo di sgravare i cuori dei passeggeri dalla paura dell’immensità dell’oceano. Piuttosto che raggiungere un compromesso con la vita, preferisce incantare i propri sogni, le proprie speranze, e lasciarsi esplodere, una volta che va dismesso, col transatlantico che per tutta la vita ha conosciuto i suoi timori e custodito i suoi desideri.

Come ogni monologo ha la sua difficoltà nell’esporlo, il rischio è quello di appesantire la storia ma De Paola è riuscito a raccontare il tutto in maniera piacevole, godibile, come solo un vero artista può fare. In un siciliano praticamente perfetto ha trasportato il pubblico su quella nave gigantesca e ha fatto vivere l’atmosfera di quei giorni.

Come artista abbiamo seguito già diversi spettacoli di De Paola ed ogni volta è una bellissima sorpresa per chi ama il teatro. Per portare in scena una grande opera, in special modo se si sta parlando di un monologo bisogna avere la sfrontatezza giusta oltre che la bravura. De Paola sa coniugare ambe due le cose in una danza di “audacia”.

In conclusione vogliamo riportare una frase, uno stralcio di questo romanzo, nel nostro piccolo un omaggio a modo nostro: “Il mondo magari non lo aveva visto mai. Ma erano ventisette anni che il mondo passava su quella nave: ed erano ventisette anni che lui, su quella nave, lo spiava e gli rubava l’anima.”


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