Nuovo pericolo cementificazione sul Parco di Casa Calda

il Capitolo di S. Maria Maggiore sta riprendendo possesso delle aree, ma il Comune non si preoccupa
Sergio Scalia - 18 Marzo 2019

Nelle ultime settimane alcuni funzionari dell’APSA (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica) si sono presentati agli affidatari delle strutture comunali presenti nel Parco di Casa Calda, comunicando loro che intendevano prendere possesso delle aree e dei manufatti, perché l’intera area di 8 ettari, già espropriata dal Comune di Roma nel 1975, era tornata in loro possesso a seguito di una Sentenza.

In realtà il 10 novembre 2008, durante la Giunta Alemanno, venne depositata la Sentenza della Corte di Appello di Roma, che riconosceva il diritto alla retrocessione del Capitolo di S. Maria Maggiore. Il Comune di Roma rinunciò al ricorso in Cassazione e la Sentenza è diventata esecutiva.

La retrocessione è un istituto giuridico, che consente ad un proprietario espropriato di un’area su cui il Comune deve realizzare opere pubbliche, di rientrare in possesso del bene se il Comune dopo 10 anni dall’esproprio non ha iniziato i lavori dell’opera prevista. Per il Parco di Casa Calda i giudici di I grado e di Appello hanno riconosciuto il mancato avvio entro i 10 anni dei lavori previsti e consentito ai proprietari di rientrare in possesso dell’area. In realtà il dispositivo della Sentenza addebita al Comune di Roma le spese processuali di 5.290 Euro, ma condiziona la restituzione delle aree al Capitolo dopo il versamento alle casse comunali di 985.459,20 Euro, versamento che non sembra essere stato ancora effettuato.

Negli ultimi anni il Comune di Roma ha investito oltre 1 milione di euro sulle strutture del Parco, con lavori come la ristrutturazione del Centro anziani la recinzione e manutenzione dei Casali ed oggi nessuna Amministrazione comunale o municipale sembra preoccuparsi di perdere strutture sociali così importanti per il territorio.

Nel 2009, durante la Giunta Alemanno, i cittadini si mobilitarono contro il progetto presentato dal Capitolo di S. Maria maggiore che prevedeva 900 nuovi appartamenti ubicati nell’area dietro il Centro anziani e sino a via Tor Tre Teste. Nel 2015 il Coordinamento Popolare contro la Cementificazione del Parco di Casa Calda e le forze politiche del territorio hanno raccolto migliaia di firme su una petizione indirizzata a Papa Francesco, che chiedeva di far tornare alla piena fruizione pubblica il Parco di Casa Calda e le aree limitrofe. La petizione partiva dai principi enunciati nell’Enciclica “Laudato si” in cui si affermava che “… i poteri economici conti­nuano a giustificare l’attuale sistema mondiale, in cui prevalgono una speculazione e una ricerca della rendita finanziaria che tendono ad ignora­re ogni contesto e gli effetti sulla dignità umana e sull’ambiente. Così si manifesta che il degra­do ambientale e il degrado umano ed etico sono intimamente connessi “.

Il rinnovato interesse dell’APSA (che oggi gestisce anche il patrimonio del Capitolo) per l’acquisizione dell’intera area e dei suoi manufatti dovrebbe far preoccupare Comune, Municipio e tutti coloro che in questi anni si sono battuti contro i progetti di cementificazione di quegli spazi verdi.

Cosa aspettano infatti il Comune e il Municipio a:

·Verificare se sono stati effettivamente versati i 985 mila Euro previsti dalla Sentenza, condizione propedeutica al rientro in possesso delle aree?

·Mettere in atto delle iniziative concrete per difendere quegli spazi sociali su cui sono stati investiti fondi pubblici per rispondere alle esigenze di partecipazione e di aggregazione del quartiere?

·Esprimere con atti pubblici la propria contrarietà al ritorno di progetti di cementificazione già sconfitti in passato grazie alla mobilitazione del territorio?

 

Sergio Scalia

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