Occupazione, imprese e turismo sono il traino della crescita di Roma

Veltroni: Roma non è una città della pennichella, ma una città attiva
Enzo Luciani - 20 Novembre 2007

Crescita del valore aggiunto oltre la media nazionale, consolidamento di tutte le voci dell’occupazione, aumento del numero delle imprese sotto l’impulso di settori di qualità come le alte tecnologie e il turismo. È questa la fotografia dell’economia di Roma fra il 2006 e il 2007. Una città in continua trasformazione con un tasso di sviluppo costantemente al di sopra della media nazionale. «Roma è una città vitale, in crescita nonostante la riduzione dei trasferimenti – commenta il sindaco Walter Veltroni – non è una città della pennichella, ma una città attiva».

Nel 2006 il valore aggiunto ha segnato a Roma un tasso di crescita del 3,7% a fronte di un indice nazionale del 3,1 per cento, l’occupazione è aumentata dell’1,5% rispetto al 2005, con un incremento di 23.000 unità. L’occupazione femminile nel 2006 si attesta sul 51% (47,9% nel Lazio e 46,3% in Italia), l’8,7% degli occupati sono stranieri.

Per quanto riguarda le imprese registrate nell’area romana nel 2006 (in totale 409.957), si registra un tasso di crescita del 2,9% (rispetto all’1,2% nazionale): nell’ultimo anno sono nate 32.000 imprese.

La vitalità della capitale è confermata anche dalla crescita massiccia e costante dei flussi turistici. Nel 2006 l’offerta culturale romana ha prodotto oltre 23 milioni di presenze di turisti (+8,91% rispetto all’anno precedente), equivalenti a una media giornaliera di 63.000 visitatori. Secondo le rilevazioni dell’Ufficio Italiano Cambi la spesa dei viaggiatori stranieri a Roma nel 2006 è stata di oltre 4,8 miliardi euro (+12,3% rispetto al 2005): questa cifra, secondo gli ultimi aggiornamenti riferiti all’anno in corso, ha già raggiunto nei primi otto mesi del 2007 quasi 3,5 miliardi (+6,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

«L’intero sistema produttivo di Roma e del suo territorio – osserva l’assessore Marco Causi – sta sostenendo ormai da un decennio un complesso processo di ristrutturazione organizzativa e di selezione delle proprie specializzazioni, che lo ha portato a cambiare pelle, a lasciare la pur comoda economia di rendita garantita dalla centralità della pubblica amministrazione, e ad accettare nuove sfide, legate a prodotti di crescente qualità e contenuto innovativo, che possono nascere solo in aree dove si investe fortemente sulla ricerca applicata e sull’intera filiera di produzione».


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