

Oggi festeggio i miei 38 anni.
Dall’aspetto fisico non si direbbe proprio, ma sono passati esattamente trentotto anni di “nuova vita” da quel sabato 16 giugno 1979 che poteva essere il mio ultimo giorno e che rimarrà per sempre impresso nella mia carne (una ferita) e nella mia memoria.
Da quel giorno ho appreso definitivamente e ancora di più che la vita è un bene precario e che non possiamo permetterci di non viverla bene e al meglio, ricordandosi che ogni giorno è un regalo e un prestito.
Ecco cosa accadde 38 anni fa nel racconto de Il Tempo:
“Venticinque persone sono rimaste ferite, tre in modo grave, in un assalto compiuto da ultrà di destra nella sezione del PCI Esquilino di via Cairoli. Tra i feriti anche una bambina di quattro anni che era stata portata nella sezione dai genitori.
I terroristi, tra i quali una donna, sono entrati, hanno lanciato due bombe a mano ed hanno sparato alcuni colpi di pistola (…) Ecco i nomi dei feriti…”
Segue la lista dei venticinque feriti tra i quali io, trentatreenne (colpito da un proiettile al piede destro, guaribile in 25 giorni e ricoverato al San Giovanni)
Erano gli anni di piombo. Quanto agli autori dell’attentato, ecco un documento ufficiale:
1979 l’attentato alla sezione Esquilino del PCI (Giusva Fioravanti) 16 giugno 1979: “Fioravanti guida l’assalto alla sezione comunista dell’Esquilino, a Roma. All’interno si stanno svolgendo due assemblee congiunte: di quartiere e dei ferrovieri. Sono presenti più di 50 persone.
La squadra terrorista lancia due bombe a mano Srcm, poi scarica alla cieca un caricatore di revolver.
Si contano 25 feriti, per puro caso non ci sono morti.
Dario Pedretti, componente del Commando, verrà redarguito da Fioravanti perché, nonostante il ricco armamentario «non c’era scappato il morto».
CURRICULA CRIMINALI DI FRANCESCA MAMBRO E GIUSEPPE VALERIO FIORAVANTI
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Questo articolo mi ha commosso e fatto pensare. Grazie di questa testimonianza
Caro Vincenzo, gli anni di piombo furono una grande minaccia per la democrazia. Ricordo anch’io quei tempi e quelle azioni di terrore e morte contro i partiti, le istituzioni democratiche e i loro rappresentanti, la gente comune. Le persone seppero reagire isolando i terroristi consentendo a tutti di mantenere, fino ad oggi, un regime democratico.
Per fortuna tu sei ancora vivo, nonostante la tua cicatrice nella carne e nell’anima. Hai potuto realizzare tanti sogni per il bene comune: un bel giornalino di quartiere e la bella agenda; la pista di atletica e il campo di rugby, hai dato vita allo sport e alle associazioni sportive nel nostro quartiere; la rivista Periferie e i premi letterari delle poesie dialettali , hai contribuito moltissimo alla creazione di un Dizionario dei Dialetti di tutta l’Italia. L’elenco potrebbe continuare ancora.
Grazie per tutto ciò che continui a fare per il nostro quartiere e per il bene comune.
BUON COMPLEANNO, Caro Vincenzo.