

Fabrizio Piscitelli, capo degli Irriducibili della Lazio fu ucciso il 7 agosto del 2019
La giustizia ha finalmente parlato, ma la verità sull’omicidio di Fabrizio Piscitelli, noto come ‘Diabolik’, rimane ancora avvolta nell’ombra di alcune questioni irrisolte.
Il 46enne Raul Esteban Calderon, alias “Gustavo Alejandro Musumeci”, è stato condannato all’ergastolo dai giudici della terza corte di Assise di Roma, riconosciuto colpevole dell’omicidio del temuto leader degli Irriducibili della Lazio.
Una condanna che segna la fine di un lungo processo, ma che non ha escluso uno degli aspetti più discussi: il metodo mafioso.
Piscitelli venne ucciso il 7 agosto 2019, un delitto che lasciò un segno indelebile nella cronaca nera della Capitale.
Era seduto su una panchina nel parco degli Acquedotti quando un uomo, in tenuta da corsa, si avvicinò alle sue spalle e, senza esitazioni, gli sparò un colpo alla testa.
‘Diabolik’ morì sul colpo, mentre il killer fuggì a piedi, lasciando la scena del crimine avvolta dal mistero.
Nonostante le ricerche e le indagini immediatamente avviate, il sicario riuscì a sfuggire alla cattura, fino all’arresto di Calderon, avvenuto solo nel dicembre 2021.
Il processo si è aperto nel febbraio 2023, dando il via a una lunga serie di udienze, oltre quaranta in totale, con testimonianze che hanno dato nuova linfa alle indagini.
La moglie di Piscitelli, Rita Corazza, e la figlia della vittima hanno raccontato la loro versione dei fatti, cercando di far luce sulla figura di ‘Diabolik’ e sulla sua tragica fine.
Fondamentali, inoltre, i video che hanno catturato il momento dell’omicidio, riprendendo il killer in fuga e fornendo dettagli chiave: lo scooter usato dal sicario, il bandaggio sulla sua gamba destra e la velocità con cui fuggiva.

Immagini che, unite alla testimonianza di Rina Bussone, ex compagna di Calderon e sua principale accusatrice, hanno fatto emergere un quadro inquietante.
Le indagini hanno ricostruito con precisione i movimenti di Calderon nei giorni precedenti all’omicidio, analizzando anche i telefoni della vittima, i cui messaggi e chiamate hanno fornito spunti importanti.
Gli inquirenti hanno inoltre identificato e analizzato le telecamere di sorveglianza della zona, tracciando il percorso del killer e dei suoi complici.
Tuttavia, la condanna non è stata senza ombre. I difensori di Calderon, gli avvocati Gian Domenico Caiazza e Eleonora Nicla Moiraghi, hanno sostenuto che il loro cliente non fosse l’autore dell’omicidio, e non si sono detti soddisfatti della sentenza.
«Il fatto che non sia stato riconosciuto il metodo mafioso è un risultato positivo», hanno sottolineato, mettendo in dubbio il nesso tra l’omicidio e il furto dell’arma, che i giudici hanno escluso come aggravante. Nonostante la condanna all’ergastolo, la battaglia legale non è finita, con i difensori pronti a ricorrere in appello.
Il caso Piscitelli resta dunque una vicenda complessa, segnata da contraddizioni e aspetti ancora da chiarire. La giustizia ha espresso la sua decisione, ma alcuni interrogativi della vicenda attendono ancora una risposta.
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