Operazione “LILLIPUT”: smantellata la banda dei cloni d’auto tra Anzio e Nettuno

Compravano rottami e "ripulivano" auto rubate identiche. Giro d'affari da un milione di euro e 34 vetture sequestrate

Un’architettura criminale meticolosa, capace di trasformare auto rubate in veicoli “puliti” e pronti per il mercato, ingannando acquirenti ignari e movimentando cifre da capogiro.

Gli agenti della Polizia Stradale di Albano Laziale, supportati dai compartimenti di Lazio, Umbria e Roma, hanno smantellato un’organizzazione dedita al riciclaggio di veicoli e denaro operante tra il litorale romano e l’Abruzzo.

Il metodo del “clone”

L’indagine, coordinata dalla Procura di Velletri e partita a fine 2024, ha svelato un modus operandi consolidato.

Il primo passo dell’organizzazione era l’acquisto, tramite prestanome, di auto ridotte a rottami o gravemente incidentate, al solo scopo di ottenerne i documenti originali.

Una volta in possesso del “titolo” legale, la banda cercava sul mercato illecito vetture rubate identiche per modello e colore.

A quel punto scattava l’operazione di chirurgia meccanica: i numeri di telaio delle auto rubate venivano ripunzonati con quelli dei rottami, le targhe sostituite o riemesse tramite nuove immatricolazioni.

Il risultato? Un’auto rubata che, sulla carta, risultava perfettamente legale e veniva rivenduta a cittadini in buona fede.

Un fiume di denaro: un milione di euro in flussi sospetti

Gli investigatori, analizzando i conti correnti degli indagati, hanno ricostruito un giro d’affari imponente: dal 2023 a oggi sono state registrate movimentazioni sospette per quasi un milione di euro.

Il bilancio dell’operazione è pesante:

  • 9 misure cautelari (tra carcere e domiciliari) emesse dal GIP di Velletri.

  • 16 perquisizioni effettuate tra Nettuno, Anzio, Roma e Giulianova Marche.

  • 34 auto sequestrate e già restituite ai legittimi proprietari che avevano subito il furto.

  • 7 ulteriori persone denunciate a piede libero.

La fuga e la cattura

Al momento del blitz, quattro indagati avevano tentato di sottrarsi alla cattura rendendosi irreperibili. La fuga è durata però poco: due di loro sono stati rintracciati dal Commissariato di Anzio, mentre un terzo, sentendosi ormai braccato, si è costituito presso il carcere di Teramo.


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