Orto urbano Stazione Tiburtina, il fondatore del comitato cittadini ci spiega i motivi della loro obiezione

Secondo Lorenzo Mancuso il quartiere ha altre priorità come l'emergenza profughi e la riqualificazione delle aree verdi
Manuel Marchetti - 13 Luglio 2015

La questione dell’orto urbano, progettato per l’area adiacente alla Stazione Tiburtina continua a suscitare polemiche. Il motivo è semplice, il “Comitato Cittadini Stazione Tiburtina” ha posto l’accento sugli eccessivi costi di una proposta che sarebbe affascinante da un punto di vista intrinseco, ma comporterebbe diversi svantaggi.

Per comprendere meglio la situazione abbiamo contattato telefonicamente, in esclusiva, il fondatore del comitato, il Sig. Lorenzo Mancuso.

Sig. Mancuso, quali sono i motivi che spingono i cittadini a contrastare la realizzazione di questo orto urbano?

Parliamo di un progetto che ha due o tre anni ormai, se ne parla e basta per il momento. Noi la vediamo come una buona idea ma alla lunga potrebbe diventare un’area verde abbandonata, adibita più che alle coltivazioni biologiche, al bivacco ed al degrado, vista già la situazione che si presenta alla Stazione Tiburtina. Tra l’altro non è un discorso fine a se stesso, vi sono altri concetti collegati.

Primo, la Tangenziale va smantellata, questo non lo dico io ma le Istituzioni ormai da qualche tempo; secondo, l’idea che questo eventuale orto urbano venga coltivato dai cittadini, come accade a New York, è molto bella ma secondo noi non sarà così, molto probabilmente verrà messo in mano a qualche cooperativa che ha come componenti rom o profughi da reinserire nella società e tutto questo ci sembra sconveniente.

Inoltre questo progetto ha un gran costo perché parliamo di 20 milioni di euro che, francamente,potrebbero essere investiti in altre cose di cui il territorio ha bisogno, come ad esempio il recupero di aree verdi già esistenti nel Municipio ma lasciate ad una certa incuria.

S TIBURTINAChe cosa vi ha risposto il Comune quando avete presentato la vostra obiezione?

Ci hanno sempre rassicurato che effettivamente il progetto non sarebbe mai andato in porto, però puntualmente se ne riparla a livello mediatico nazionale. Questo ci fa pensare che ci sia qualche potere che spinge questo progetto che puntualmente esce dalla porta ma rientra dalla finestra. Noi non vogliamo ostacolare ed annullare la realizzazione di questo orto urbano, vorremmo solo che fosse realizzato in una zona diversa da quella prescelta. Basterebbero anche 200 metri più lontano e non ci sarebbero grandi impedimenti.

Il problema è che il nostro territorio purtroppo è già vittima di un sovraffollamento da parte di profughi e cittadini dell’est senza un impiego. Nel giro di 200 metri abbiamo ben tre centri accoglienza per profughi (tendopoli Stazione Tiburtina, Via Cupa ed ex hotel dei ferrovieri adiacente alla stazione), in più ci sono delle parrocchie che danno assistenza per i pasti. La situazione è molto particolare perché i residenti sono stanchi, non si sentono al sicuro visto che la sera nel rincasare, trovano persone stravaccate sui gradini di marmo dei portoni e spesso devono fare lo slalom per accedere al proprio portone poiché questi personaggi non hanno neanche il buon senso di scansarsi.

C’è stato un arresto  pochi giorni fa di un profugo che vagava nudo ed ubriaco nelle ore notturne; c’è stata una rissa tra un profugo ed un cittadino dell’est probabilmente uno dei due o entrambi non erano perfettamente sobri, ecco se si pensa a questo non so come si fa ad immaginare di spendere soldi per un orto urbano. Purtroppo noi sappiamo che il quartiere al momento è come una bomba ad orologeria pronta ad esplodere, sembra strano ma ci aspettiamo da un momento all’altro la tragedia.

Situazione chiara, anche troppo. Il termometro su Roma e in special modo in quella zona è ormai bollente e questa richiesta di aiuto dei residenti non può essere ignorata. E’ sensata la richiesta di non realizzare l’orto urbano in quell’area, troppo trafficata, troppo via vai di persone dedite al bivacco, troppo alto il rischio di “regalare” una zona franca in cui poter sostare bevendo alcolici e creando degrado. Probabilmente quei soldi andrebbero investiti in altri modi e per altri scopi, ma a volte nulla sfugge all’occhio umano più dell’ovvio.


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