Papa Francesco a Setteville il 15 gennaio

In visita alla parrocchia di Santa Maria a Setteville per portare sostegno e conforto al viceparroco don Giuseppe Berardino, 47 anni, gravemente malato
Federico Carabetta - 12 Gennaio 2017

Domenica 15 gennaio 2017 Papa Francesco si recherà a Setteville nella parrocchia di Santa Maria in via Ludovico Muratori. Ad attenderlo ci saranno il cardinale vicario Agostino Vallini, il vescovo ausiliare del settore Nord monsignor Guerino Di Tora, il parroco don Luigi Tedoldi, il viceparroco don Leonel Alejandro Torres Lara, i parroci dell’XI prefettura e la comunità parrocchiale di Setteville di Guidonia.

Durante la visita Papa Francesco porterà sostegno e conforto al viceparroco don Giuseppe Berardino, sacerdote quarantasettenne gravemente malato di sclerosi laterale amiotrofica da due anni, confesserà quattro persone e incontrerà i malati della parrocchia, gli operatori pastorali, una quarantina di coppie che hanno battezzato i propri figli nel 2016 e più di 200 giovani. Alle 17.30 presiederà la Messa.

Il suo arrivo è previsto alle 15.30 circa

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“Sorpresa ed emozione” ha destato la notizia nella comunità. «Non ce lo aspettavamo», afferma don Luigi Tedoldi, per tutti don Gino, parroco a Santa Maria dal 1996 e che domenica 15 gennaio alle 15.30 circa accoglierà Papa Francesco nella parrocchia di via Ludovico Muratori 43. Una visita straordinaria voluta dal Santo Padre per portare sostegno e conforto al viceparroco don Giuseppe Berardino, 47 anni, gravemente malato di sclerosi laterale amiotrofica da due anni. Francesco confesserà quattro persone e incontrerà i malati della parrocchia, gli operatori pastorali, una quarantina di coppie che hanno battezzato i propri figli nel 2016 e 220 giovani, con età comprese tra i 13 e i 18 anni, appartenenti ai gruppi scout e post cresima. Alle 17.30 presiederà la Messa che sarà animata dal coro della parrocchia.

L’emozione tradisce don Gino parlando di don Giuseppe, da lui considerato «come un figlio», tanto che quando gli è stata diagnosticata la sclerosi, ha voluto che rimanesse in casa con lui. Don Giuseppe è arrivato nella parrocchia di Setteville quasi 14 anni fa quando era seminarista. Qui ha ricevuto l’ordinazione diaconale e poi, l’11 maggio 2003, quella sacerdotale. La malattia si è manifestata poco più di due anni fa. «Tutto ha avuto inizio con una caduta a un campo estivo con i ragazzi – spiega il parroco -. In due mesi è rimasto completamente paralizzato, tanto da non poter usufruire neppure del computer per comunicare attraverso movimenti oculari. Al Policlinico Gemelli mi hanno detto di non aver mai visto un caso così rapido e violento». Amatissimo dalla comunità, in modo particolare dai giovani che seguiva, tanto che, nei fine settimana, quando l’infermiere è di riposo, una ventina di coppie si alternano per l’assistenza. «Hanno una grande riconoscenza nei suoi confronti e hanno deciso di essere al suo fianco anche nel week end di Natale», racconta.

La parrocchia di Santa Maria a Setteville, eretta nel 1973, conta circa 6mila abitanti e di questi più del 20 per cento partecipa attivamente alla vita parrocchiale. Sono per lo più famiglie giovani e numerose: «Abbiamo anche famiglie con sette figli – afferma don Gino -; difficile trovare in questa comunità il figlio unico e nelle mie catechesi sostengo sempre che le relazioni non nascono dagli amici, un bambino non forma il suo carattere con le amicizie ma con un fratello». La parrocchia vanta un oratorio, dove si svolge più attività formativa che ricreativa, frequentato assiduamente da 130 ragazzi fra i 13 e i 18 anni e animato da circa 20 coppie di giovani; presente anche un gruppo scout dell’Agesci composto da un centinaio di ragazzi. Ci sono inoltre otto comunità neocatecumenali, l’ordine della Santissima Trinità, il gruppo di preghiera di Padre Pio. Undici coppie di sposi preparano le famiglie al battesimo dei loro figli. Molto attiva anche la Caritas: «Quest’anno sono stati spesi 37mila euro straordinari perché abbiamo casi di grave indigenza e interveniamo se bisogna pagare una bolletta o se una famiglia non riesce a far fronte alla rata del mutuo. Quando non riesco a intervenire da solo non faccio mai collette – ci tiene a sottolineare -; c’è sempre qualcuno pronto ad offrire il suo aiuto a chi è in difficoltà».


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