Papa Paolo VI, umile ma audace riformatore, sarà canonizzato il 19 ottobre 2014

In San Pietro, a conclusione del Sinodo dei Vescovi
di Luciano Di Pietrantonio* - 17 Ottobre 2014

PaoloVI

Domenica 19 ottobre 2014, in occasione della conclusione del Sinodo dei Vescovi, a Piazza San Pietro, papa Paolo VI sarà canonizzato, cioè proclamato Beato.

In una foto – in bianco e in nero – di oltre settanta anni fa, conservata nei più importanti archivi storici (non solo italiani), ed oggi presente anche sul web, è immortalata la visita del Papa Pio XII, dopo il bombardamento del 19 luglio 1943, a Roma, nelle zone colpite dagli aerei statunitensi.

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San Lorenzo fu il quartiere più colpito, dal primo attacco aereo degli Alleati effettuato sulla Città Eterna, che provocò 3.000 morti e 11.000 feriti. All’epoca si pensava che Roma non sarebbe mai stata bombardata, perché considerata il centro del cristianesimo.

Il giorno successivo, al bombardamento, Pio XII, insieme al sostituto Segretario di Stato, Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI, raggiunse la basilica di San Lorenzo fuori le mura, che era stata molto danneggiata e nel piazzale del Verano si ammassò una grande folla per accoglierlo.

In quel periodo il Papa, che non usciva mai dal Vaticano, quel gesto di andare a trovare i sinistrati delle incursioni aeree, rappresentò un evento eccezionale, suscitando “incoraggiamento e speranza” alla popolazione provata dal bombardamento e dalla guerra.

Il Santo Padre, dopo aver pregato, fra le migliaia di cittadini presenti, allargò le braccia e chiese la benedizione per le vittime del bombardamento e per la folla presente ( fu definito dalla stampa dell’epoca “ un angelo con gli occhiali”). Poi fece distribuire del denaro ai superstiti, prima di recarsi fra gli sfollati e a visitare le abitazioni colpite dalle bombe.

In quella storica foto si vede un giovane monsignor Montini, accanto al Pio XII.

Forse, quella è la prima foto, pubblica e famosa, scattata in condizioni drammatiche, che si conosca del futuro Papa Paolo VI.

Oggi, dopo settantuno anni da quella vicenda che sconvolse Roma, e a trentasei anni dalla morte, Papa Paolo VI, Giovanni Battista Montini sale agli Onori degli Altari.

E’ il quarto Papa, che nella Chiesa di Roma, fra il XX°secolo e inizio XXI secolo, a essere canonizzato dopo: San Pio X (Giuseppe Sarto, 1835 – 1914), San Giovanni XXIII (Angelo Roncalli, 1881 – 1963), San Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla, 1920 – 2005), e oggi Paolo VI (Giovanni Battista Montini 1897 – 1978).

Quale è stato il percorso umano e religioso che ha portato papa Paolo VI alla santità?

Giovanni Battista Montini nacque il 26 settembre 1897 a Concesio (Brescia), studiò nelle scuole pubbliche, poi in seminario a Brescia, nel 1920 ricevette l’ordinazione sacerdotale e trasferito, nello stesso anno si trasferì a Roma dove si iscrisse alla Pontificia Università Gregoriana e all’Università statale. Nel 1925 fu nominato assistente ecclesiastico della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), nel 1937, Papa Pio XI gli affidò l’incarico di sostituto alla Segreteria di Stato.

Con Pio XII collaborò per circa 15 anni, nei difficili anni della guerra e della ricostruzione; sono di Montini, che aveva collaborato alla stesura del messaggio, le storiche parole pronunciate nel radiomessaggio da Papa Pacelli del 24 agosto 1939, per scongiurare lo scoppio della guerra: “Nulla è perduto con la pace! Tutto può esserlo con la guerra.”

Al termine della seconda guerra mondiale, Montini era in piena attività per salvaguardare il mondo cattolico nello scontro con la diffusione delle idee marxiste, ma in modo meno aggressivo, rispetto a molti altri esponenti della gerarchia. Nelle elezioni amministrative del 1952, non fece mancare il suo appoggio ad uno dei politici che stimava di più, Alcide De Gasperi.

A novembre fu nominato pro-segretario di Stato per gli Affari straordinari e nel 1954, alla morte dell’arcivescovo di Milano, cardinale Alfredo Schuster, assunse la responsabilità della diocesi milanese. A molti questo parve un allontanamento dalla Curia romana, perché improvvisamente venne estromesso dalla Segreteria di Stato e assegnato all’arcidiocesi ambrosiana per precise volontà di Papa Pacelli; le valutazioni furono discordi: “ Esilio dalla Santa Sede, dando una connotazione negativa, oppure una nuova missione, per verificare le sue qualità pastorali, ipotesi positiva?”

A dicembre del 1958, Papa Roncalli, successore di Pio XII,  mise al primo posto nella lista dei porporati da creare nel Concistoro, Giovanni Battista Montini. Il breve ma intenso pontificato di Giovanni XXIII, vide Montini attivamente coinvolto, soprattutto nei lavori preparatori del Concilio Vaticano II, aperto nell’ottobre del 1962. Il concilio si interruppe a giugno del 1963 per la morte di Papa Roncalli, malato da qualche mese.

Il Conclave che seguì, si concluse con l’elezione di Montini, che assunse il nome di Paolo VI. Portò a compimento il Concilio, con grande capacità di mediazione, garantendo la solidità dottrinale cattolica, in un periodo di rivolgimenti ideologici ed aprendo fortemente verso i temi del Terzo mondo e della pace. Da una parte sostegno all’aggiornamento e la modernizzazione della Chiesa, al ruolo del cattolicesimo sociale e progressista e dall’altra ha tenuto punti fermi su la “tutela della fede” e la “difesa della vita umana”, con due encicliche. Papa Montini, con coraggio, ha chiuso le porte all’irredentismo dei tradizionalisti lefebvriani.

Durante il Concilio Paolo VI sceglie di recarsi in Terra Santa. E’ il suo primo viaggio apostolico, di altissimo valore simbolico come sarebbero stati anche i successivi. Montini è il primo Papa, in epoca contemporanea, a varcare i confini dell’Italia. Si inaugura una nuova stagione per la Chiesa: il Papa si fa pellegrino in ogni parte del mondo, visitando tutti e cinque i continenti, come nessuno dei suoi predecessori aveva ancora fatto. In Terra Santa, è il primo pellegrinaggio, Paolo VI visita i luoghi evangelici e dell’inizio del cristianesimo. La sua presenza è accompagnata dall’entusiasmo dei cristiani e dall’accoglienza di tutta la popolazione.

Nel segno dell’unità tra le Chiese il Papa incontra, per la prima volta dopo secoli, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Atenagora.

Paolo VI è stato un umile, ma audace riformatore, spesso non compreso, ma una delle innovazioni più significative del Concilio è stata quella dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, che si riunisce periodicamente, in risposta al desiderio dei padri conciliari di aiutare, con i suoi consigli il Papa nel governo della Chiesa universale: un aiuto per il “ ministero petrino” e uno strumento validissimo della collegialità episcopale.

L’attenzione, in qualità di Vescovo di Roma, non è mai venuta meno verso i più deboli, le visite alle parrocchie, e soprattutto l’aver consentito nel 1974, lo svolgimento del convegno religioso: “ La responsabilità dei cristiani di fronte alle attese di carità e di giustizia nella diocesi di Roma,” ispirato dal card. Poletti e mons. Di Liegro, noto come il convegno sui mali di Roma.

Il rapimento e l’omicidio di Aldo Moro, nella primavera del 1978, il famoso appello agli “uomini delle Brigate Rosse”, il grido di dolore nella Basilica di San Giovanni con l’invocazione “ o Dio della vita e della morte,” in una supplica per l’incolumità di Aldo Moro, sono gli ultimi atti pubblici di Paolo VI. Il 6 agosto 1978, muore a Castel Gandolfo.

Un Papa giudicato “troppo conservatore per i progressisti, troppo progressista per i conservatori,” esce dall’oblio per volontà di Papa Francesco, ora il destino della Chiesa cattolica è certamente nel solco, che concilia  tradizione e spirito conciliare, cioè quella Chiesa dei poveri auspicata e testimoniata da Papa Bergoglio

* Già Segretario Generale della Cisl di Roma e del Lazio


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