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Patto di Collaborazione per l’Acquedotto Alessandrino: rete ampia e qualificata. Patto in corso di stipula

Un'ampia partecipazione alla riunione di avvio il 21 gennaio 2026, presso la sala teatro della Scuola Fausto Cecconi

Una partecipazione ampia, qualificata e rappresentativa del territorio ha caratterizzato la riunione di avvio del Patto di Collaborazione per l’Acquedotto Alessandrino, svoltasi ieri, 21 gennaio 2026, presso la sala teatro della Scuola Fausto Cecconi, ospiti del Comitato di Quartiere Centocelle Storica.

L’incontro ha segnato un passaggio centrale di un percorso ormai in corso di stipula, che mette insieme istituzioni, cittadinanza attiva, Terzo Settore, scuole e imprese di prossimità per la tutela, la valorizzazione e la cura condivisa dell’Acquedotto Alessandrino e, più in generale, dei beni comuni di interesse collettivo presenti nel quadrante.

Una rete plurale: 19 realtà coinvolte

Alla riunione hanno preso parte 19 realtà, espressione di mondi diversi ma unite da un obiettivo comune. Accanto ai soggetti già attivi nel percorso del Patto, erano presenti – tra gli altri – ANPI, Italia Nostra, AbitareA Roma, Guardia per l’Ambiente ODV, l’Istituto scolastico Artemisia Gentileschi, Evera ODV (individuata anche quale Partner di supporto qualificato per le attività sociali e educative), Francescani nel Mondo, RSA Villa Lucia, CentRocelle, Vo.La.Re., Ridaje, l’Associazione di Cultura Islamica in Italia, oltre ad associazioni e reti civiche impegnate stabilmente nella cura del territorio e nella promozione sociale e culturale.

La presenza di realtà culturali, sociali e religiose differenti conferma il carattere inclusivo e interculturale del Patto, concepito come spazio di corresponsabilità e collaborazione aperta.

Supporto metodologico e tecnico

Di particolare rilievo il coinvolgimento tecnico di Labsus, che accompagna il percorso fornendo supporto metodologico e giuridico, rafforzando l’impianto del Patto come strumento di sussidiarietà orizzontale e collaborazione strutturata tra cittadini e amministrazioni.

Tutti gli enti pubblici coinvolti

Alla riunione erano presenti e coinvolti nel percorso del Patto i seguenti enti e strutture pubbliche:

  • Municipio Roma V;
  • Dipartimento Tutela Ambientale di Roma Capitale; 
  • Assessorato Capitolino all’Ambiente e al Verde;
  • Soprintendenza Capitolina ai Beni Culturali (coinvolgimento istituzionale, con prescrizioni tecniche vincolanti);
  • AMA S.p.A.;
  • strutture tecniche competenti in materia di verde, ambiente e tutela del patrimonio archeologico.

Una presenza istituzionale significativa, che testimonia la volontà di costruire un modello di collaborazione leale, trasparente e continuativo tra amministrazione e comunità territoriale.

Capofila e comunicazione

Rete Imprese Castani è capofila del Patto di Collaborazione e svolge il ruolo di referente unico per le comunicazioni, assicurando coordinamento, chiarezza informativa e un flusso costante di dialogo tra tutti i soggetti aderenti e gli enti pubblici coinvolti.

Obiettivi del Patto

Il Patto di Collaborazione, nella sua fase di definizione finale, persegue obiettivi chiari e condivisi:

  • tutela e valorizzazione dell’Acquedotto Alessandrino e delle aree connesse;
  • cura e manutenzione condivisa di spazi verdi e luoghi di valore storico-archeologico;
  • promozione della memoria storica e dell’educazione ambientale, con il coinvolgimento attivo delle scuole;
  • sviluppo di progettualità sociali, culturali e inclusive;
  • rafforzamento della rete territoriale tra associazioni, cittadini attivi e imprese di prossimità.

Un percorso che entra nel vivo

Con la riunione di ieri, 21 gennaio 2026, il Patto entra pienamente nella fase operativa: nei prossimi appuntamenti saranno condivise le prime bozze progettuali, definite le azioni prioritarie e ampliata ulteriormente la rete dei soggetti aderenti.

Il Patto di Collaborazione si configura così non solo come atto amministrativo, ma come processo partecipato e dinamico, capace di incidere concretamente sulla qualità urbana, ambientale e sociale del territorio. Un esempio concreto di come la cura dei beni comuni, quando è fondata su metodo, rete e responsabilità condivisa, possa diventare un vero progetto di comunità.


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