

Il blitz, scattato all'alba, ha coinvolto circa 300 donne e uomini delle forze dell'ordine
Dal cuore del carcere di Rebibbia partivano ordini per comandare le piazze dello spaccio e orchestrare traffici illeciti.
Un sistema criminale, sostenuto da un’intricata rete di complicità tra avvocati, funzionari pubblici e uno psicologo, è stato smantellato grazie a un’operazione straordinaria coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Frascati.
L’alba di oggi lunedì 27 gennaio, ha visto scattare 32 misure cautelari che hanno travolto narcotrafficanti, professionisti e dipendenti pubblici in un vortice di accuse che vanno dalla corruzione al traffico internazionale di droga.
La maxi inchiesta nasce da due filoni investigativi che si sono intrecciati in una rete di crimini che coinvolge il carcere di Rebibbia. Il primo filone ha portato alla luce un sistema di certificazioni falsificate per ottenere benefici penitenziari.
Al centro di questo schema, uno psicologo del Servizio Dipendenze dell’ASL Roma 2, finito ai domiciliari, che avrebbe redatto documenti falsi attestanti tossicodipendenza o fragilità psicologica per favorire detenuti in cambio di denaro.
Tra i casi più gravi, un detenuto avrebbe pagato 1.000 euro allo psicologo per ottenere una relazione favorevole in tempi stretti.
L’indagine ha svelato anche un tentativo di accaparrarsi fondi pubblici, circa 100.000 euro, legati al “Progetto Sportello” della Regione Lazio, destinati a un’associazione costituita dallo stesso psicologo con alcuni operatori volontari del Servizio Dipendenze.
“La ASL Roma 2 ha già disposto l’apertura di un’indagine interna tesa a verificare la correttezza delle procedure e l’operato della UOC Ser.D. in questione, nel pieno rispetto delle garanzie e della tutela dei diritti dei detenuti delle professionalità e degli operatori sanitari non coinvolti.
La ASL Roma 2 garantisce altresì la massima collaborazione con la Magistratura e le Forze dell’Ordine, ponendosi a completa disposizione per ogni ulteriore accertamento che le Autorità competenti riterranno opportuno effettuare“. Si legge nel comunicato diramato dalla ASL.
“Contemporaneamente, la Direzione Aziendale e i responsabili delle strutture coinvolte stanno valutando ogni eventuale misura idonea a rafforzare i sistemi di controllo interni, con l’obiettivo di prevenire qualsiasi condotta non conforme alle normative vigenti e di salvaguardare la credibilità e la trasparenza dell’intero sistema sanitario.
La ASL Roma 2 esprime la ferma volontà di procedere con tempestività e rigore nell’accertamento dei fatti, riservandosi di fornire ulteriori informazioni soltanto al termine degli esiti dell’indagine interna e dei procedimenti giudiziari in corso, allo scopo di garantire il doveroso rispetto dei vincoli di legge e dell’eventuale segreto istruttorio“. Conclude.

Il secondo filone, avviato nel 2018, ha svelato come un narcotrafficante di spicco, detenuto a Rebibbia, continuasse a dirigere il traffico di droga nelle periferie romane.
Grazie alla complicità di due avvocati, uno dei quali arrestato, inviava direttive all’esterno per gestire le attività illecite tra Tor Bella Monaca, Cinecittà e Zagarolo.
I due legali avrebbero anche introdotto telefoni cellulari e sostanze stupefacenti nel penitenziario, rendendo Rebibbia un centro operativo per il narcotraffico capitolino.
Le indagini hanno individuato due organizzazioni distinte: una capeggiata dal latitante C.D. e l’altra legata a F.C, oggi collaboratore di giustizia.
Entrambe le reti si avvalevano di dispositivi criptati e canali di approvvigionamento internazionale, tra cui l’Olanda, per rifornire le piazze di spaccio.
Durante le indagini sono stati effettuati sequestri che confermano la portata dei traffici illeciti:
21 chili di cocaina, insieme a 1,5 chili di marijuana e hashish.
2 pistole, risultate rubate, con munizionamento completo.
84.000 euro in contanti.
5 Rolex, per un valore complessivo di oltre 190.000 euro.
Durante l’esecuzione delle ordinanze, i Carabinieri hanno arrestato in flagranza due persone: una a Tor Bella Monaca, con 200 grammi di cocaina, e un’altra al Nuovo Salario, con oltre un chilo di hashish, 220 grammi di marijuana e 7.000 euro in contanti.
In un’officina a Torvajanica, gli investigatori hanno rinvenuto quasi 70.000 euro in contanti nascosti in doppi fondi di un’auto e 3 Rolex del valore di 160.000 euro.
Tra gli indagati figurano quattro funzionari pubblici, due dei quali sospesi dal servizio per un anno, accusati di corruzione, falsità ideologica e turbativa d’asta.
Gli investigatori della Polizia Penitenziaria hanno scoperto gravi irregolarità nel sistema delle certificazioni, che avrebbero permesso ai detenuti di aggirare la giustizia.
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