Poeta per un giorno l’editore Vincenzo Luciani

Il 14 giugno 2017 al Centro Culturale “Gabriella Ferri”, in reading con il Nuovo Coro Popolare diretto dal M° Paula Gallardo

È stato un pomeriggio ‘magico’ quello di mercoledì 14 giugno 2017 al Centro Culturale “Gabriella Ferri” in Largo Beltramelli, offerto dall’Associazione Il veliero azzurro, in collaborazione con Pericle Eolo Bellofatto, con il patrocinio del IV municipio.

Stiamo parlando dell’evento: “Vincenzo Luciani, un poeta – editore” sapientemente introdotto e condotto da Anna Maria Curci con acute annotazioni sulla sua poesia e sulla vita “avventurosa” e sulla carriera di un poeta che ha vissuto soggiornando al sud (Ischitella e Cilento), al nord (Torino) e al centro dell’Italia (Umbria e Roma), con una biografia che lo ha visto sperimentare la vita religiosa, quella politica e sindacale e quella di giornalista ed editore, e naturalmente di ricercatore e studioso di dialetti d’Italia e di poeta.

Anna Maria Curci, critico e blogger, ha saputo ‘contenere’ in un’agile scaletta di un’ora, tutto questo, invitando alla lettura di poesie in italiano e in dialetto sia l’Autore che due lettrici del Nuovo Coro Popolare diretto dal M° Paula Gallardo la quale ha introdotto e concluso, con brani, applauditissimi, della tradizione popolare italiana un reading ad alta emotività che ha coinvolto i frequentatori del “Gabriella Ferri”.
E’ stata anche cantata una ninna nanna: ‘Tepetetepetepetè’, musicata dalla Gallardo su un testo di Luciani.

“Si può leggere – ha affermato Anna Maria Curci – in molti modi l’opera poetica di Luciani, schietto editore e schietto poeta. Innanzitutto, come ininterrotto canzoniere di vera poesia, plurale e plurilingue – tante voci, tanti luoghi, tanti idiomi, tante storie – e, tuttavia, con una salda e riconoscibile unità; si può leggere, ancora, dal punto di vista della geocritica, giacché i luoghi, la nativa Ischitella innanzitutto, poi Torino, ovvero delle vie e delle fabbriche, e Roma dalle periferie permeano i componimenti, li ‘impolpano’ e li riempiono di toni cromatici e percezioni, anche olfattive. Alcuni tratti in comune con il romanzo di formazione: l’esistenza vista come continua formazione, dalle fonti più disparate, dal maestro delle elementari (Petrine Paradise), dagli incontri, dalle lotte, in una parola, dalla vita; il piglio dinamico, con l’evidenziazione, anche fuori di metafora, del continuo cammino; il costante e ironico ‘understatement’ che deriva dal vedersi, in perfetto equilibrio di toni tra bonario, malinconico e pungente, non sconfitto, certamente, ma ridimensionato e ‘sballottato’ dal dipanarsi dell’esistenza”.

Nella lettura dei testi poetici si è partiti, non a caso, dalla poesia Attore di prosa, nella quale Luciani narra spiritosamente dei suoi entusiasmi giovanili (in realtà siamo all’asilo) per un futuro sul palcoscenico. Si è poi balzati al 1985 e alla raccolta, con la prefazione di Diego Novelli, de Il paese e Torino, “nella quale trovano espressione – ha annotato la Curci – i nuclei tematici di tutta la sua poesia: l’emigrazione, il ritorno, la ripartenza, il senso di estraneità e di familiarità che si contendono il primo posto, l’osservazione attenta di luoghi e persone, il ricordo, gli affetti, l’amore (o meglio, nel pudore del Sud, ‘il bene’), il combattimento in perdita con il tempo che scorre”.

Tra le poesie di questa raccolta sono stati declamati Se di te mi ricordo!, il componimento che apre la raccolta, e che apparirà interamente in dialetto nel 2001 nella raccolta Frutte cirve e ammatureLa fanoja (Il falò), poi in versione tutta dialettale nella raccolta del 2012, La cruedda, il cui tema è il ricordo, che qui si fa litania a San Michele, nel falò e nel canto fino all’alba, tra fumo e voce rauca (e Luciani ha sorpreso l’uditorio cantandone un brano in dialetto). I canti di Ischitella si fanno canti di rivoluzione nella poesia Mirafiori, a Torino nella città dei “giorni vivi del sessantanove”. Nella poesia che chiude la raccolta Il Paese e Torino si celebra il ritorno estraniato ed estraniante in una città dove il poeta si sente Di casa e straniero.

Dalla raccolta Tor Tre Teste e altre poesie (1968-2005) è stata letta Settantasei virgola sette: in cui si certifica il tempo avanza, inesorabile a dispetto dell’amichevole mentire degli amici. Si fanno conti: quanti anni restano?

“Nella raccolta inedita Straloche (Traslochi), alla quale Luciani sta lavorando – ha concluso la Curci -, il romanzo di formazione prosegue, il canzoniere di vita, affetti e amicizie è bello, schietto, corposo e ottimamente articolato. Il poeta si presenta, fedele al suo continuo moto, obbligato o spontaneo, come io “spostato, sbalestrato”, scombinato – nella più ricca delle accezioni, perché originale e autonomo – combinatore di passaggi, da un luogo all’altro, da una lingua all’altra, e di traslochi. La mente si sposta e abbraccia. Le parole a lungo cercate si ritrovano qui, mescolate tra lingua e dialetto: traìne, paponne, incantate (per il disco rotto). Vincenzo Luciani inserisce parole forgiate dall’uso locale, come  tuppo e morra in poesie in italiano: è un plurilinguismo che arricchisce la lingua della poesia non un facile esotismo”.

VINCENZO LUCIANI è nato nel 1946 a Ischitella nel Gargano. Emigrato giovanissimo in Umbria, poi a Torino, infine a Roma dove dirige il mensile Abitare A, è fondatore dell’Associazione culturale e direttore della rivista di poesia Periferie. Ha fondato con Achille Serrao e dirige il Centro di documentazione della poesia dialettale “Vincenzo Scarpellino”. Ha esordito con la raccolta di poesie in italiano Il paese e Torino, Roma, Salemi, 1985. Per le Edizioni Cofine di Roma ha pubblicato: Vocabolario ischitellano, nel 1994; Ischitella (guida storica, proverbi, detti, soprannomi e vocabolario) e Poesie e canzoni ischitellane, nel 1995; I frutte cirve nel 1996 e, nel 2001, Frutte cirve e ammature (raccolte di poesie in dialetto ischitellano); nel 2005 Tor Tre Teste ed altre poesie (1968-2005) e, nel 2012 La cruedda (poesie in dialetto ischitellano). Ha pubblicato per le Edizioni Cofine i saggi sui dialetti e la poesia di Roma e del Lazio: La regione invisibile (con Silvia Graziotti, 2005); Le parole recuperate. Poesia e dialetto nei Monti Prenestini e Lepini (2007); Dialetto e poesia nella Valle dell’Aniene (2008); con Riccardo Faiella, Le parole salvate. Dialetto e poesia nella provincia di Roma: Litorale nord – Tuscia romana – Valle del Tevere (2009) e Castelli Romani e Litorale sud (2010), Dialetto e poesia nei 121 comuni della provincia di Roma (2011), con Anna Corsi e Valentina Cardinale ha pubblicato infine Dialetto e poesia nei Monti Lepini (2012) e Dialetto e poesia nei 33 comuni della provincia di Latina (2014).

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