

Il fondale troppo basso impedisce le manovre di uscita. Il Sindaco scrive alla Regione Lazio per anticipare i lavori di dragaggio già in programma
Il mare è calmo, il cielo terso. Ma al porto di Anzio le barche restano ferme. Non per una mareggiata, non per un’allerta meteo. A bloccarle è la sabbia.
È il paradosso che sta mettendo in ginocchio la marineria della città: un porto che trattiene le sue stesse navi. L’imboccatura, progressivamente insabbiata, è diventata un collo di bottiglia per i pescherecci più grandi.
Le chiglie sfiorano il fondale, le manovre si fanno rischiose, il timore di restare incagliati è concreto. Per quella che è l’unica Bandiera Blu della provincia di Roma, il colpo è durissimo.
Ogni giorno di fermo è un danno che si moltiplica. Le reti restano arrotolate, il pescato non arriva ai mercati, i ristoranti che puntano sul fresco locale devono fare i conti con forniture ridotte. Non si ferma solo una flotta: rallenta un intero sistema economico.
Il sindaco Aurelio Lo Fazio ha dichiarato lo stato di urgenza, portando il caso sui tavoli della Regione Lazio. La richiesta è chiara: intervenire subito.
Un intervento di dragaggio era già previsto, ma ora i tempi non sono più compatibili con l’emergenza.
In una sollecitazione formale indirizzata all’assessore regionale al demanio e trasporti Fabrizio Ghera, l’amministrazione comunale chiede di anticipare l’avvio dei lavori.
Perché qui non si parla solo di manutenzione. Si parla di sicurezza per gli equipaggi, di tutela delle imbarcazioni, di sopravvivenza per decine di famiglie che vivono di pesca.
Il rischio è che il porto, simbolo dell’identità marinara di Anzio, si trasformi in una banchina silenziosa. Con il mare davanti, ma irraggiungibile.
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